Il dialetto come responsabilità culturale: note sul dizionario di Mandatoriccio di Carlino
Se n’è parlato alla Casa Editrice Pellegrini in occasione della presentazione del Dizionario Etimologico del Dialetto Mandatoriccese, un’opera che va oltre la lessicografia locale
COSENZA - In un’epoca segnata dall’erosione progressiva delle differenze linguistiche, il lavoro di Franco Emilio Carlino sulla parlata di Mandatoriccio si configura come un atto di responsabilità culturale. Non si tratta soltanto di raccogliere parole, ma di restituire senso e profondità storica a un idioma locale, sottraendolo alla marginalità e all’oblio.
Il titolo stesso dell’opera mette in campo una precisa dichiarazione d’intenti: etimologia, dialetto e dizionario non sono categorie neutre, ma strumenti di una riappropriazione consapevole. L’analisi etimologica diventa chiave interpretativa, il dialetto oggetto di riflessione critica, il dizionario un mezzo attraverso cui conservare e trasmettere un patrimonio linguistico fragile ma vitale.
Oltre la nostalgia. Uno degli elementi più convincenti del volume è il rifiuto di una visione puramente nostalgica del dialetto. Se la globalizzazione tende a livellare i linguaggi e a ridurre la complessità comunicativa, è altrettanto vero che si assiste a segnali di resistenza e di rinnovamento. La riscoperta della lingua madre da parte di giovani poeti e di alcune esperienze letterarie contemporanee dimostra che il dialetto può ancora essere luogo di invenzione. In questo senso, il dizionario di Carlino non guarda solo indietro, ma apre una possibilità: quella di un uso futuro, consapevole e creativo, della lingua locale.
Se n’è parlato a Cosenza, il 16 gennaio, in occasione della presentazione del Dizionario Etimologico del Dialetto Mandatoriccese. Raccolta di Parole Perse, con Proverbi, Modi di dire, Soprannomi e Note storiche di Mandatoriccio, compilato da Franco Emilio Carlino, Socio Corrispondente dell’Accademia Cosentina, Socio della Deputazione di Storia Patria Per la Calabria e Componente del Comitato Scientifico dell’Università Popolare di Rossano. L’evento, alla presenza di un ristretto e qualificato pubblico, si è tenuto nel salotto letterario del Terrazzo della Casa Editrice L. Pellegrini. Erano presenti le Associazioni Civica Amica con la sua presidente Gilda De Caro e ‘U hoculàru con il presidente responsabile Francesco Talarico di Petronà (CZ) che è anche intervenuto nel dibattito, il preside Ennio Guzzo, il giornalista Andrea Vulpitta curatore della Rassegna “Lorica Libro Amica” e altri studiosi e appassionati del dialetto e del vernacolo.
I lavori di presentazione sono stati egregiamente coordinati dal giornalista Francesco Kostner. La relazione è stata affidata al prefatore del libro prof. Pierpaolo Cetera. A chiudere i lavori l’Autore del Dizionario che dialogando con il giornalista Kostner, ha avuto modo di soffermarsi sulle motivazioni, le finalità e la struttura del testo, affrontando il tema della f intervocalica.
Dal dibattito è emerso che il Dizionario compilato da Carlino è un’opera di solida impalcatura scientifica. Il volume si distingue per l’ampiezza e il rigore dell’impianto. L’introduzione storico-locale ricostruisce le vicende del borgo di Mandatoriccio dalla fondazione nel XVII secolo fino alla seconda metà del Novecento, offrendo una cornice indispensabile alla comprensione della parlata.
L’analisi linguistica colloca il dialetto nell’area della Calabria Ultra, a partire dall’isoglossa del catanzarese, e affronta questioni fonologiche e glottologiche di rilievo, come la distinzione tra f intervocalica e il suono caratteristico hf. Le circa sessanta pagine dedicate a questi aspetti dialogano apertamente con la tradizione degli studi classici, richiamando in particolare il magistero di Gerhard Rohlfs. Il glossario, parte centrale e più estesa dell’opera, è affiancato da appendici che arricchiscono il lavoro con rimandi demologici e antropologici. Un dialetto nato dalla storia. Tra i contributi più originali della ricerca emerge la lettura geo-linguistica dell’origine della parlata mandatoriccese. Carlino individua nei terremoti del 1636-38 un momento fondativo: lo spostamento di parte della popolazione di Scigliano nel nuovo casale voluto dal feudatario Teodoro Mandatoriccio avrebbe determinato il trapianto di un dialetto in un contesto diverso.
Questo processo si riflette anche nella struttura urbanistica del borgo, organizzata attorno al castello e alla chiesa matrice, secondo modelli legati alla grande proprietà fondiaria piuttosto che a schemi razionalistici. Ne nacque una comunità composta da contadini e artigiani, impegnata in una convivenza tra gruppi di origine diversa: un caso emblematico di lingua formata dal movimento e dall’incontro.
Una pista ancora aperta. Infine, il riferimento all’autore Pasquale Spataro introduce una questione di grande interesse per la storia culturale: l’esistenza di una produzione letteraria in vernacolo calabrese nei contesti dell’emigrazione mandatoriccese, dalla Germania alle Americhe. Un ambito ancora largamente inesplorato, che il lavoro di Carlino contribuisce a portare all’attenzione degli studiosi. Il dizionario di Mandatoriccio si propone così come un’opera che va oltre la lessicografia locale. È un gesto di tutela e, insieme, una proposta: riconoscere nel dialetto non un residuo del passato, ma una forma viva di conoscenza, memoria e possibilità culturale.