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La Sibaritide potrebbe diventare presto un grande set cinematografico: da Cinecittà a Hollywood occhi puntati sulla Calabria del nord-est

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SIBARI (CASSANO JONIO) – Archeologia e cinema: questo matrimonio s’ha da fare. Già ieri mattina, tra gli uffici del museo di Sibari, sono stati presi i primi contatti telefonici con il consiglio di amministrazione del Giffoni Film Festival, la rassegna di fama mondiale pensata per i ragazzi. Si tessono le trame per un accordo tra il parco Archeologico di Sibari e gli organizzatori del festival e, se tutto dovesse andare per il verso giusto, per il territorio si aprirebbero infinite possibilità. Sempre che chi di dovere sia disposto a coglierle.  

Così tra aprile e maggio il presidente di Giffoni verrà in visita presso il Parco e, con l’occasione, perlustrerà tutto il territorio per effettuare i sopralluoghi e capire come il patrimonio storico-artistico locale possa sposarsi e amalgamarsi con il mondo del cinema. Entrambi infondo, sia i reperti che le pellicole dei film, raccontano una storia. Sul tavolo già le ipotesi di come questa collaborazione potrebbe iniziare a prendere forma, magari attraverso delle masterclass che sappiano coniugare archeologia e creatività.

Si è fatto appena in tempo ad annunciare una nuova visione di cultura secondo la quale siti archeologici e musei non devono essere considerati come un qualcosa di pertinenza soltanto dello Stato ma della collettività, e che come tali devono avere una funzione di traino economico-sociale e devono diventare parte integrante della vita di una comunità, che già partono progetti e iniziative che rendono più che concrete le varie dichiarazioni di intenti.  

E la volontà è anche quella di coinvolgere, in questo lavoro integrato che vede coesistere storia, identità, linguaggi e prospettive di sviluppo futuro, più soggetti possibili: dalle diocesi alle associazioni.

A ben guardare, la collaborazione con il Giffoni Film Festival potrebbe essere il primo approccio verso il mondo del cinema e dello storytelling. Durante la presentazione del progetto “Mnemosyne. La memoria e la salvezza”, era presente anche Vito D’Adamo, capo segreteria del sottosegretario alla Cultura, Lucia Borgonzoni, il quale – dopo aver dato in anteprima la notizia che il Parco di Sibari e il Giffoni Film Fest avrebbero collaborato insieme per una sinergia tra archeologia e cinema – ha ricordato come molti registi stiano strizzando l’occhio al nostro territorio.

Aveva spiegato che le diverse assonanze tra la nostra conformazione geografica e quella della Siria – dove per motivi politici non è stato possibile andare a girare dei film – aveva portato alcuni registi, in special modo francesi, a pensare di poter scegliere la Sibaritide come set cinematografico. Ma c’è di più. L’Italia starebbe attraversando un momento d’oro per il cinema: c’è un grande interesse per avviare delle produzioni nel nostro Paese. Specialmente in Calabria. Tanto che già Apulia Film Commission avrebbe fatto svariati sopralluoghi anche nella stessa Sibaritide e ora, con Calabria film commission, si sta proponendo il nostro territorio come possibile location per diverse produzioni.

Valentina Beli
Autore: Valentina Beli

“Fare il giornalista è sempre meglio che lavorare” diceva con ironia Luigi Barzini. E in effetti aveva ragione. Per chi fa questo mestiere il giornalismo non è un lavoro: è un’esigenza, una passione. Giornalista professionista dal 2011, ho avuto l’opportunità di scrivere per diversi quotidiani e di misurarmi con uno strumento affascinante come la radio. Ora si è presentata l’occasione di raccontare le cronache e le storie di un territorio che da qualche anno mi ha accolta facendomi sentire come a casa. Ed io sono entusiasta di poterlo fare