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Rocca Imperiale, da antico “Castrum Carcari” a residenza di Federico Secondo “Stupor Mundi”

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Note storiche e collocazione geografica. Oggi, sono molti gli appellativi con i quali viene identificato il meraviglioso borgo di Rocca Imperiale sul quale mi appresto ad esporre: “uno dei borghi più belli d’Italia”, “il paese presepe”, “scoglio degli scrittori”, “luogo del cuore”, “paese della poesia” e potrei ancora continuare a lungo, vista la sua indiscussa bellezza.

Lo scopo del presente contributo saggistico, che certamente non ha la pretesa di essere sostitutivo dei precedenti e numerosi interventi già pubblicati, è quello solamente di tracciarne un profilo storico il più ordinato possibile, alla luce anche del fatto che questo lembo di terra, ora nella provincia di Cosenza, posto sulla parte destra del torrente Canna, da principio era territorio della Basilicata e solo successivamente passò alla Calabria Citra. Secondo alcuni esistente, geograficamente, già nell’XI secolo, divenne poi noto nel 1296, con il toponimo di “Castrum Carcari”, per via delle fornaci utilizzate per la produzione della calce1, assunse in seguito il nuovo toponimo di Rocca Imperiale in onore all’Imperatore del Sacro Romano Impero, Federico II di Svevia, della nobile famiglia sveva degli Hohenstaufen, che ne volle, in questa Terra, la costruzione della straordinaria fortezza (castello o rocca). Il Borgo, subì alla fine del XIII secolo l’assedio di Carlo II, mentre durante il XVII secolo venne attaccato e dato a fuoco dai turchi, che tuttavia non arrivarono a impadronirsi del maniero.

Per tutto ciò si può affermare che la storia di Rocca Imperiale ebbe inizio, orientativamente nel XIII secolo e probabilmente tra il 1220 e il 1225, al tempo appunto di Federico II, il quale ne scelse il posto mentre viaggiava tra la Sicilia e la Puglia, provvedendo così alla sua difesa, proprio con la costruzione del maniero, non molto distante da mare Jonio, il quale domina dalla cima del colle, riparandolo e proteggendolo, il meraviglioso Borgo, che sorse anche con la finalità di sostenere lo stesso maniero, e che come si nota tuttora si distribuisce su un poggio orientato ad est lungo il declivio ad un’altitudine di 204 m sul livello del mare, con una differenza altimetrica compresa tra 0 m la minima e 713 m la massima e una superficie di 53,76 kmq sulla quale è sistemata una popolazione complessiva di 3.321 abitanti di cui M 1.644 e F 1.677, dati aggiornati all’ultimo censimento del 2016, e una densità abitativa di 61,8 abitanti per kmq, chiamati Rocchesi.

Le abitazioni aggrappate al sottostante pendio e sistemate a scalinata consentono di apprezzare maggiormente l’impostazione medioevale della sua caratteristica urbanizzazione, che in qualche modo ha obbligato alla realizzazione di strette viuzze accompagnate da scoscese arrampicate che permettono l’ingresso alla rocca. Appare, inoltre, evidente che il maniero rappresenta il punto di riferimento della sua urbanizzazione ed è l’elemento predominante sui rimanenti e comunque interessanti elementi di corona alla sua invidiabile monumentalità.

Partendo dal castello a scendere, come si diceva sopra, le piccole e sinuose stradine consentono di contemplare parte del patrimonio artistico religioso presente nel Borgo medioevale, come le tre piccole chiesette identificate meglio come cappelle di San Giovanni Battista del XV secolo e del SS. Rosario, XVI appena sopra e quella del Carmine, verosimilmente del XVII secolo posizionata più giù rispetto alla rocca. Al riguardo molto interessanti sono le poche note riscontrate nel sito http://www.roccaimperiale.info/luoghi/chiese/224-cappelle, nel quale così viene riportato: «Cappella di San Giovanni Battista. Giuseppe Fiore nel suo "Vicende storiche di Rocca Imperiale e del suo Castello" ne parla come della più antica tra le piccole cappelle intramoenia di Rocca Imperiale, facendola risalire al 1400. I Gerosolimitani, che la fecero edificare dedicandola a San Giovanni Battista, appartenevano allo stesso ordine degli "Ospitalieri" che diffusero una fitta rete di ospizi in Europa, tra cui nel XIV secolo, quello di Rocca Imperiale. Cappella de SS. Rosario. Molto probabilmente fu costruita negli ultimi decenni del XVI secolo, poiché il culto della Madonna del Rosario ebbe impulso da quando Pio V nel 1573 istituì la festa liturgica da celebrarsi il 7 ottobre, data della vittoria cristiana sui Turchi a Lepanto (1571). Nel 1776 risulta esservi anche l'altare dedicato a San Francesco di Paola. All'interno si possono ammirare statue lignee settecentesche quasi certamente di scuola Napoletana: San Francesco di Paola, San Pasquale Baylon, San Domenico e San Vincenzo Ferrer. Sull'altare maggiore la bellissima statua seicentesca della Madonna del Rosario, con il suo sguardo ieratico. Cappella del Carmine. Non si dispongono documenti relativi alla sua costruzione, questa piccola cappella fu presumibilmente edificata nei primi decenni del 1600. Oggi si presenta decorato con stucchi policromi solo l'altare maggiore, nella nicchia sovrastante la statua della Madonna del Carmine»2.

Scendendo più in basso si incontra la Chiesa Matrice del Borgo, una costruzione del XIII secolo (1239) auspicata e ordinata nella sua costruzione dall’Imperatore Federico II di Svevia, ritenuta l’originaria struttura religiosa di Rocca Imperiale, dedicata a Santa Maria Assunta in Cielo, festeggiata il 15 agosto. L’edificio, vicino al castello negli anni è stato interessato da alcuni interventi di rifacimento e ampliamento. L’attuale costruzione in stile romanico mostra un prospetto sul quale si apre un grande portale sormontato da un rosone, mentre lateralmente è dotata di una porta nella quale sono evidenti frammenti romanici. Alla sinistra della facciata è presente una torre campanaria quadrata caratterizzata dalla presenza di due bifore per ogni singolo lato.

A destra è posizionata un’atra torre campanaria ma di modeste dimensioni dotata di orologio. Sul davanti un ampio sagrato a due livelli è adornato da fioriere. Al suo interno restaurato nel corso del Settecento sono preservati l’altare maggiore, la parte terminale che è adornata da un frontone ligneo del Seicento, la cripta dei Cavalieri Templari. Altro edificio religioso di riguardo è la Chiesa di Sant’Antonio, appartenuta ai conventuali, nella quale è preservata una scultura in legno raffigurante la Madonna col Bambino.

Il suo territorio, prospicente il mare Jonio, sistemato sul confine nord-orientale della Calabria, nella striscia del Pollino dove i terreni scendono gradualmente, incastonato tra la pianura di Sibari e l’area che costeggia l’importante fiume Sinni in Basilicata, è inserito nella Comunità Montana Alto Jonio - Regione Agraria n. 15 - Colline Litoranee di Amendolara e confina con i Comuni di Canna e Montegiordano in provincia di Cosenza e Nova Siri in provincia di Matera ed è circondato dai torrenti Canna e San Nicola.

Nella sua predisposizione urbanistica, Rocca Imperiale ha anche alcune sue località che integrano il centro storico; tra queste Santa Venere, Tavolaro, la Marina, Saliva e Santa Maria della Nova, zona nella quale è presente anche l’omonimo Santuario, dedicato alla Madonna della Nova, patrona del paese, festeggiata il 2 di luglio, conosciuto anche come Cappella delle Cesine. Inoltre, a parte il Castello e le Chiese appena menzionate, Rocca Imperiale possiede un patrimonio monumentale di notevole interesse sul quale avrò modo di soffermarmi nel corso della mia narrazione.

Solo a titolo esemplificativo ne fanno parte la porta di mezzo, la torre aragonese, la torre di guardia, l’antico magazzino, il monumento ai caduti e i numerosi musei: delle cere, del sapone, araldico, del medioevo, mineralogico, scientifico del mare, degli artropodi, della mitologia greca, dei fregi.         

Al Borgo vi si arriva percorrendo in direzione nord o sud la strada statale 106 della costa jonica. Procedendo da nord il bivio lo si trova subito dopo Nova Siri, mentre procedendo da sud dopo Montegiordano.  La strada che scivola verso Rocca penetra un ambiente spettacolare molto fertile nei terreni produttivi in particolare per la coltivazione dei limoni un frutto che caratterizza il Borgo anche per il suo marchio IGP e allo stesso tempo lussureggiante per la sua vegetazione, inconfondibilmente mediterranea. Ma sulle peculiarità che riguardano la ricchezza di questo Borgo tornerò più in avanti dopo aver acquisito quanto scritto al riguardo da altri autori e dopo aver sviluppato quella che riguarda la parte feudale e l’infeudazione di questo meraviglioso esempio di architettura medioevale che vede il Borgo arroccato e che si avvita su stesso quasi a proteggere quella rocca che dall’alto, invece, lo domina. Insomma una vicendevole protezione.

Tra i primi a scrivere di questo Borgo nel 1601 troviamo Girolamo Marafioti che lo descriveva come un luogo collocato nel territorio della Lucania, cioè, Basilicata e successivamente nella Provincia di Calabria vicino al fiume Siri, «nella parte Orientale, nel convicino del quale stà un castello chiamato la Rocca Imperiale lontana dal mare d’Oriente per ispatio di due miglia in circa. 281 ab»3.

 Nel 1609, una breve nota di Henrico Bacco nella sua opera Il Regno di Napoli diviso in Dodici Provincie, peraltro realizzato presso lo stampatore Giacomo Carlino, mio omonimo, permette di conoscere che in quel tempo Rocca Imperiale possedeva 348 Fuochi (pari a 1.740 ab.) [Cfr. Henrico Bacco, Il Regno di Napoli diviso in Dodici Provincie… p. 37].

Nel 1691 vi fu Biagio Adimari, il quale nella sua opera fa cenno a un certo Gio. Berardino Carbone creato dal Re Filippo II Marchese di Padula che fu Viceré delle Provincie di Calabria e Signore della Rocca Imperiale e di Montella, ma che con la sua morte, nel 1602 il Casato dei Carbone si estinse. Lo stesso Adimari, inoltre nelle sue note parla della famiglia Tarsia, adducendone origini normanne e scrivendo che in quel tempo un certo Carlo Primo Paolo era Signore di Tarsia, Canna, e Nocara. Si trattava di Jacopo Cavaliere Gerosolimitano che ebbe in possesso, per successione paterna, la Terra di Ricarro in Basilicata, della quale, continua Adimari «ne fu spogliato dal Re, & avendola fornita di bel Castello, la chiamò Rocca Imperiale, fù Jacopo Prior di Messina e poi di Barletta, del Consiglio del Re Carlo, del quale fu Ambasciadore al Re di Tunisi»4.

Nel 1796, alcune informazioni più attendibili venivano fornite dall’Abate D. Francesco Sacco, il quale dissertava: «Rocca Imperiale. Terra nella Provincia di Matera ed in Diocesi d'Anglona e Tursi, situata sopra un rialto, d'aria buona, e nella distanza di due miglia dal Mar Jonio, e di quaranta in circa dalla Città di Matera, che si appartiene con titolo di Baronìa alla Famiglia Crivelli. Sono da marcarsi in questa Terra, la quale si crede molto antica, una Chiesa Parrocchiale di mediocre struttura; sette Cappelle pubbliche; un piccol Convento de' Padri Minori Osservanti; ed un antico, e forte Castello Baronale con fossi, e con ponti di legno. Le produzioni del suo territorio sono grani, legumi, frutti, aranci, vini, oli, bambagia, ed erbaggi per pascolo, di greggi. La sua popolazione ascende a duemila cento e venti sotto la cura spirituale di un Arciprete Curato»5.

Notizie, peraltro, confermate due anni dopo nel 1798 e successivamente integrate nel 1823 dall’incisore Giuseppe Maria Alfano nella sua opera Istorica Descrizione del Regno di Napoli, da cui apprendiamo anche che la popolazione era aumentata a 2.260 ab.

Seguirono, nel 1804, le chiose di Lorenzo Giustiniani che al riguardo scriveva: «[…] È situata in un rialto dopo le grandi, ed estese sue pianure, quindi le abitazioni veggonsi dal basso all’alto situate, e senza che l’una impedisce la veduta dell’altra. Guardandosi questa terra da mare in tempo di notte quando è illuminata, reca all’occhio molto piacere. Vi si respira un'aria sana perché ventilata, ed a veduta del golfo Tarantino. Sulla parte più eminente vi si vede un castello. Il suo territorio confina con Montegiordano, Oriolo, Canna, paesi di Calabria Citeriore, Bollita, e feudi di Trisaja, e Caramola. Le produzioni consistono in grano, granone, ottimo olio, agrumi, e bambagia, di cui se ne fa molta industria. Presso al mare evvi un magazino capace di circa 50.000 tomola di grano, ove si rimette incettandolo per altri luoghi, facendosene poi degli imbarchi. Gli abitanti ascendono a circa 2.330. Oltre dell'agricoltura, si esercitano molto nella negoziazione di varie specie di vettovaglie. Nell'ottava di Pasqua vi si fa una fiera di animali»6.

Ulteriori informazioni comprese tra il 1850 e il 1880 ci ricordano che Rocca Imperiale era compresa nel Circondario di Oriolo e nel Distretto di Castrovillari (1852). [Cfr. Ferdinando De Luca, Dizionario Corografico Universale del Reame di Napoli, Volume Quarto, Parte Prima, Stabilimento di Giuseppe Civelli e Comp., Milano 1852, p. 620]. Altre, risalenti al 1861 riportano che questa era una Terra facente parte del Regno di Napoli, Provincia della Calabria Citeriore, Circondario di Castrovillari, Mandamento di Oriolo. [Cfr. Attilio Zuccagni Orlandini, Dizionario Topografico dei Comuni d’Italia, Società Editrice di Patrii Documenti Storici Statistici, Firenze 1861, pp. 845-846]. Altre ancora del 1868 ci ricordano che gli elettori erano inscritti nel collegio di Cassano allo Ionio e che la sua Terra era assai amena ed offriva belle prospettive. Vi si respirava un’aria saluberrima ed il Borgo venne costruito ad anfiteatro su di un’altura, dalla quale, verso levante, l’occhio spaziava nel piano, e poi nell’incantevole golfo di Taranto. Sul suo territorio vi era un piccolo ospedale per gli infermi e il suo piccolo porto ricadeva nella circoscrizione territoriale del compartimento marittimo di Taranto. [Cfr. Amato Amati, Dizionario Corografico dell’Italia, Volume VI, PI-RU, Francesco Vallardi tipografo editore, Milano 1868, pp. 1059-1060].

In ultimo, da alcune notizie risalenti al 1874 sappiamo che Rocca Imperiale, nella Provincia di Cosenza, faceva parte del Circondario di Castrovillari insieme ad Oriolo, Alessandria del Carretto, Canna, Montegiordano, Nocara e della Circoscrizione elettorale di Cassano allo Ionio, Sez. 4., insieme ai Comuni di Oriolo, Alessandria del Carretto, Canna, Montegiordano, Nocara. [Cfr. Pietro Castiglioni, Statistica del Regno d’Italia, Circoscrizioni e dizionario dei Comuni, Parte prima, Stamperia reale, Roma 1874, pp. 26, 170, 252].

 

BIBLIOGRAFIA

[1] Carcara – [Dal lat. Calcara oppure calcaria]. Costruzione di forma tronco conica che veniva riempita di pietre calcaree per poterne produrre la calce.

2 http://www.roccaimperiale.info/luoghi/chiese/224-cappelle-di-san-giovanni,-del-ss-rosario-e-del-carmin

3 Cfr. Girolamo MARAFIOTI, Cronache et antichità di Calabria, Libro Quarto, Ad Istanza degli Uniti, Padova MDCI, p. 280.

4 Cfr. Biagio ADIMARI, Memorie Historiche di diverse Famiglie Nobili Così napoletane come Forastiere, Stamperie di Giacomo Raillárd, Napoli MDCXCI. pp. 60-61, 245.

5 Abate D. Francesco SACCO, Dizionario Geografico Istorico Fisco del Regno di Napoli, Tomo III, presso Vincenzo Flauto, Napoli MDCCXCVI p. 200.

6 Lorenzo GIUSTINIANI, Dizionario Geografico Ragionato del Regno di Napoli, Tomo VIII, Napoli 1804, pp. 36-37.

 

(Fonte foto Calabria Incoming)

Franco Emilio Carlino
Autore: Franco Emilio Carlino

Nasce nel 1950 a Mandatoriccio. Storico e documentarista è componente dell’Università Popolare di Rossano, socio della Deputazione di Storia Patria per la Calabria e socio corrispondente Accademia Cosentina. Numerosi i saggi dedicati a Mandatoriccio e a Rossano. Docente di Ed. Tecnica nella Scuola Media si impegna negli OO. CC. della Scuola ricoprendo la carica di Presidente del Distretto Scolastico n° 26 di Rossano e di componente nella Giunta Esecutiva. del Cons. Scol. Provinciale di Cosenza. Iscritto all’UCIIM svolge la funzione di Presidente della Sez. di Mirto-Rossano e di Presidente Provinciale di Cosenza, fondando le Sezioni di: Cassano, S.Marco Argentano e Lungro. Collabora con numerose testate, locali e nazionali occupandosi di temi legati alla scuola. Oggi in quiescenza coltiva la passione della ricerca storica e genealogica e si dedica allo studio delle tradizioni facendo ricorso anche alla terminologia dialettale, ulteriore fonte per la ricerca demologica e linguistica