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Il “Capriolo di Sibari” che si trova al Louvre: la storia del delizioso bronzetto calabrese

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SIBARI (CASSANO JONIO) - Tra i tanti reperti archeologici del sud Italia che sono stati venduti all’estero negli ultimi due secoli e mezzo, troviamo un magnifico bronzetto datato al IV secolo a.C., alto 32 cm. e raffigurante un capriolo in piedi e a riposo. Un resto antico che proviene da un’area calabrese vicinissima a noi: stiamo parlando dell’area dove sorse e prosperò l’antica città magno-greca di Sibari. Le notizie relative al capriolo non sono tante, e poco si sa della sua esistenza. Ma una cosa è certa: un capolavoro del genere non è custodito qui, ma si trova in Francia al museo del Louvre.

Della sua esistenza e collocazione ne ha dato certezza lo storico locale Vincenzo Saletta, che parlò - pubblicandone una foto in bianco e nero, nel suo volume “Storia di Cassano” - indicando erroneamente l’animale come raffigurato a grandezza naturale. Così, grazie ad una ricerca condotta dalla redazione del sito Fame di sud - Il sud Italia come non lo avete mai visto, abbiamo appreso (dal sito del parigino Institut National d’Histoire de l’Art) la presenza di una scheda individuata usando la parola-chiave cerf (cervo) sul presupposto che i catalogatori del reperto potessero averlo scambiato per un giovane cervo per via dei palchi sulla testa.

In realtà, si tratta di un capriolo, sia per l’esile struttura corporea sia per la forma delle “corna”, le quali consentono anche di identificarne il genere maschile. Per quanto concerne la provenienza del reperto, non c’è dubbio che il bronzetto sia proveniente dal territorio di Sibari. «Tuttavia - è scritto sul sito Fame di sud -  il professor Pier Giovanni Guzzo, archeologo di fama internazionale, in una pubblicazione degli anni ’70 riteneva poco probabile tale provenienza sulla base del fatto che “gli strati di Thurii sono, in media, sepolti da almeno m. 3,50 di interro alluvionale” e lanciava allora la suggestiva ipotesi che il bronzetto potesse provenire dall’area archeologica della vicina Francavilla Marittima, in particolare dal santuario di Timpone della Motta, area sacra di un antichissimo insediamento italico, ellenizzato con l’avvento dei Greci di Sibari, dove sono stati rinvenuti manufatti riferibili a un coevo culto delle Ninfe e di Pan».

«Muovendo da questa ipotesi di Guzzo, viene spontaneo ripensare ai cortei agresti legati a tali figure così come compaiono nella narrazione mitologica, cortei nei quali non è raro trovare il capriolo, animale associato anche al culto di Artemide, la cui pratica pure sembrerebbe attestata a Timpone della Motta dal ritrovamento di frammenti fittili di ali falcate attribuibili a statuette della dea con capri, così come dai resti di sacrifici cruenti di capriovini. Di recente, tuttavia, il professor Guzzo ha rivisto la sua ipotesi di allora ritenendo che il bronzetto possa essere di matrice romana e di non meglio precisata provenienza, considerando quindi poco attendibile l’origine magno-greca del reperto pur segnalata fin dalla sua comparsa in età moderna. Ad ogni modo la scultura colpisce per lo spiccato naturalismo con cui il soggetto è rappresentato, e ove si accogliesse l’ipotesi di una sua provenienza dalla Sibaritide, non potrebbe non richiamare alle mente gli esemplari di capriolo che popolano i boschi del vicino massiccio del Pollino».

(Fonte e foto fame di sud - Il sud Italia come non lo avete mai visto) 

Veronica Gradilone
Autore: Veronica Gradilone

26 anni. Laurea bis in Comunicazione e Tecnologie dell’Informazione. Mi piace raccontare le storie, non mi piace raccontare la mia