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Muore in ospedale, il marito denuncia: «Per ore ho chiamato il reparto, nessuno rispondeva»

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CORIGLIANO-ROSSANO - Una moglie ricoverata in ospedale per gravi problemi polmonari. Un marito che, per ore, prova a mettersi in contatto con il reparto senza riuscirci. Poi, all’alba, la telefonata che trasforma l’angoscia in tragedia... e cambia la vita: sua moglie è morta. Da quel momento il dolore diventa denuncia, il lutto diventa richiesta di verità e la vicenda privata diventa un caso sul quale Ferruccio Pericolo, residente a Corigliano-Rossano, chiede che venga fatta piena luce.

Tutto parte venerdì scorso. Quando la denuncia-querela viene presentata ai Carabinieri della Stazione di Catanzaro Santa Maria. Nel verbale, acquisito dagli investigatori, il marito della donna ricostruisce le ultime ore di vita della moglie, la signora Patrizia Perina Brandi, 66 anni, molto conosciuta in città, ricoverata da circa 45 giorni all’ospedale Mater Domini di Germaneto, nel reparto di Pneumologia, per problemi polmonari causati da una broncopneumopatia cronica ostruttiva.

Secondo quanto riportato nella denuncia, la donna era in attesa dell’impianto di valvole polmonari, con l'intervento programmato proprio per il pomeriggio di oggi. Ma il quadro clinico sarebbe precipitato prima. Il marito, infatti, riferisce di aver tentato, nella giornata precedente al decesso, giovedì 23 maggio, di contattare ripetutamente il Reparto attraverso lo specifico recapito telefonico, senza però ottenere risposta. Racconta anche di aver provato a raggiungere direttamente l’utenza telefonica della moglie, ma anche in quel caso senza successo.

È uno dei passaggi centrali della querela. Già, perché il signor Pericolo dichiara di aver chiamato «decine e decine di volte», nella speranza di avere notizie sulle condizioni della moglie. Solo nella mattinata successiva, esattamente alle 6.33, avrebbe ricevuto la telefonata dell’ospedale con la comunicazione del decesso. Una notizia improvvisa, devastante, che il marito tiene appena ad una serie di dubbi che pendono senza risposta.

Nel verbale l’uomo riferisce infatti che, parlando con una vicina di letto della moglie, gli sarebbe stato raccontato che nella giornata precedente la donna stava male, al punto da battere più volte la mano sul petto. E qui s'insinua la domanda che sta alla base della denuncia: se il peggioramento era evidente, perché nessuno lo avrebbe avvisato? E perché, nonostante quelle condizioni, non sarebbe stato disposto il trasferimento in Rianimazione? Secondo quanto riportato nella querela, la risposta ricevuta sarebbe stata che l’infermiera non ne conosceva il motivo. Circostanze che ora il marito chiede vengano accertate, senza lasciare zone d’ombra.

L'uomo racconta inoltre di essersi precipitato in ospedale e di aver chiesto chiarimenti al personale sanitario. «Arrivato sul posto - dice - i sanitari stavano tentando alcune manovre nella speranza di rianimare mia moglie». A quel punto avrebbe chiesto ulteriori spiegazioni e, sempre secondo quanto da lui dichiarato, un’infermiera gli avrebbe riferito che nel reparto erano «solo in due per 28 pazienti».

E qui ci sarebbe il secondo elemento destinato ad aprire il fronte più delicato della vicenda: non soltanto la ricostruzione clinica delle ultime ore, ma anche l’organizzazione dell’assistenza, la sorveglianza della paziente, la tempestività degli interventi, l’eventuale mancato trasferimento in Rianimazione e la presenza di personale sufficiente per garantire sicurezza e continuità di cura a una paziente che, secondo la denuncia del marito, mostrava segnali evidenti di grave sofferenza.

La denuncia è stata formalizzata con la richiesta di accertamento di eventuali responsabilità penali. Nel documento redatto dai Carabinieri, in realtà, il fatto viene qualificato come ipotesi di omicidio colposo. E saranno ora gli accertamenti dell’autorità giudiziaria, eventualmente anche attraverso l’acquisizione della documentazione sanitaria e delle cartelle cliniche, a stabilire se vi siano state omissioni, ritardi, criticità organizzative o condotte penalmente rilevanti.

Per il momento resta il dolore di una famiglia e una domanda: la signora Patrizia Pierina poteva essere salvata? E su questa domanda il marito Ferruccio e i tre figli chiedono verità. Non una sentenza anticipata, non una condanna preventiva, ma il diritto di sapere cosa sia accaduto davvero in quelle ore, perché nessuno avrebbe risposto alle sue telefonate, perché non sarebbe stato avvisato davanti al peggioramento della moglie e se tutto ciò che doveva essere fatto sia stato fatto.

La vicenda chiama inevitabilmente in causa anche il tema più ampio della sanità calabrese, dei reparti ospedalieri sotto pressione, del personale disponibile nei turni e della capacità del sistema di garantire risposte tempestive ai pazienti più fragili. Ma prima ancora della questione pubblica c’è una storia privata, drammatica, concreta: quella di una donna morta in ospedale e di un marito che non si rassegna al silenzio.

Eco dello Jonio è a disposizione dell’Azienda ospedaliero-universitaria e dei soggetti eventualmente interessati per ogni chiarimento, replica o precisazione utile alla corretta ricostruzione dei fatti.

Redazione Eco dello Jonio
Autore: Redazione Eco dello Jonio

Ecodellojonio.it è un giornale on-line calabrese con sede a Corigliano-Rossano (Cs) appartenente al Gruppo editoriale Jonico e diretto da Marco Lefosse. La testata trova la sua genesi nel 2014 e nasce come settimanale free press. Negli anni a seguire muta spirito e carattere. L’Eco diventa più dinamico, si attesta come web journal, rimanendo ad oggi il punto di riferimento per le notizie della Sibaritide-Pollino.