Mandatoriccio Marina: il caso delle aree per i servizi pubblici arriva in Regione
Villella (Pd), che rivendica di aver firmato le convenzioni negli anni '80, denuncia la mancata acquisizione delle aree. L’interrogazione del consigliere regionale Alecci chiede verifiche su cessioni e variante urbanistica del 2003
MANDATORICCIO - Che fine hanno fatto le aree destinate ai servizi pubblici di Mandatoriccio Marina? A riaprire il caso è Bruno Villella, esponente del Pd, che denuncia la mancata acquisizione comunale dei terreni previsti dalle convenzioni urbanistiche degli anni Ottanta. Una vicenda approdata anche in Consiglio regionale con l’interrogazione n. 199 del 6 ottobre 2026, firmata da Ernesto Alecci, capogruppo del Pd.
Villella rivendica un coinvolgimento diretto: «Chi vi scrive ha firmato personalmente le convenzioni con i proprietari lottizzanti». Accordi che, secondo la sua ricostruzione, impegnavano i privati a trasferire gratuitamente al Comune oltre 40 ettari per dotare la Marina dei servizi necessari.
La denuncia riguarda uno sviluppo edilizio che, sostiene Villella, non sarebbe stato accompagnato dalle previste attrezzature collettive: parchi, impianti sportivi, spazi culturali, scuole, presidi socio-sanitari e parcheggi. Opere che avrebbero potuto migliorare la vita dei residenti e rafforzare l’offerta turistica.
Le verifiche chieste da Alecci
L’interrogazione riguarda le lottizzazioni “Gram Astrid”, “Marina di Mandatoriccio” e “Castello dell’Arso”, oltre al Piano particolareggiato “Destra della Torre”, approvati tra il 1979 e il 1985.
Secondo l’atto, le convenzioni avrebbero previsto cessioni gratuite per oltre 400.000 metri quadrati, circa 40 ettari, destinati a urbanizzazione secondaria, verde pubblico e servizi. Una consistenza che il documento precisa debba essere verificata attraverso gli atti e i dati catastali.
Alecci chiede alla Giunta regionale di chiarire se queste superfici siano state trasferite al Comune integralmente, parzialmente oppure per nulla. Per ciascun comparto domanda inoltre di ricostruire particelle catastali, destinazioni urbanistiche ed eventuali edificazioni, alienazioni o trasformazioni.
Il nodo della variante del 2003
Un passaggio centrale riguarda la deliberazione regionale n. 737 del 30 settembre 2003, che approvò la variante al Piano regolatore generale. Secondo quanto prospettato nell’interrogazione, la variante avrebbe modificato la destinazione di porzioni delle aree, anche verso usi turistico-residenziali, ricettivi e per servizi privati.
Alecci domanda quali effetti ciò abbia avuto sugli obblighi di cessione e quali controlli siano stati effettuati. Richiama inoltre una precedente interrogazione, la n. 511 del 22 dicembre 2003, chiedendo quale risposta abbia ricevuto e quali iniziative siano seguite.
L’atto sollecita infine una valutazione degli strumenti disponibili per ottenere le cessioni e tutelare l’interesse pubblico. Per le aree eventualmente non più acquisibili alle condizioni originarie, chiede se siano possibili soluzioni alternative, nei limiti consentiti dalla normativa.
Accertamenti su patrimonio e responsabilità
L’interrogazione di Alecci chiede di verificare i presupposti della denuncia di Villella attraverso una ricognizione documentale. La mancata acquisizione, la sua eventuale estensione e le possibili conseguenze erariali restano da accertare dagli organi competenti.
Nei materiali forniti non figurano risposte della Regione o repliche del Comune. Resta aperta la questione centrale: quali aree spettassero alla collettività, quali siano oggi disponibili e quali interventi possano restituire alla Marina i servizi previsti.