Odissea 2000, dietro gli scivoli una macchina che lavora tutto l’anno
A EcoPop Francesca Marino racconta il dietro le quinte dell’acquapark, la programmazione invernale, il lavoro di 42 giovani assistenti bagnanti e la sfida della terza generazione alla guida del parco
CORIGLIANO-ROSSANO - Non è soltanto un parco acquatico. Questo ormai lo sappiamo tutti! È un luogo entrato nei ricordi di più generazioni, costruito oltre trent’anni fa attraverso sacrifici, coraggio imprenditoriale e una scommessa maturata in un territorio nel quale investire non è mai stato semplice. Dietro l’immagine popolare e festosa dell’Aquapark Odissea 2000 esiste però una macchina complessa, attiva anche quando gli scivoli sono fermi, le piscine vuote e la musica dell’estate si è spenta. A raccontarla è Francesca Marino, terza generazione della storia famiglia imprenditoriale Marino alla guida della struttura e protagonista della prima puntata di EcoPop, il nuovo format de L’Eco dello Jonio condotto dalla giornalista Anna Russo (rivedi qui la puntata).
Una conversazione leggera nella forma ma che ha finito per toccare temi molto più profondi: il passaggio generazionale, la responsabilità di custodire un’impresa, il rapporto dei giovani con il lavoro e la scelta di restare in Calabria.
Un’eredità da custodire senza restare fermi
Francesca Marino, ad appena 23 anni, si occupa principalmente della comunicazione, della quotidianità raccontata attraverso i canali social, degli eventi dal vivo, degli spettacoli e delle attivazioni con gli sponsor. Insomma, il cuore di quella che è la macchina della comunicazione con la quale un luogo fisico diventa suggestione ed emozione.
Il suo ingresso nell’azienda non viene descritto come un obbligo familiare, ma come un percorso riconosciuto quasi immediatamente come proprio. Il momento decisivo è stato il passaggio da semplice ospite a componente del gruppo che prepara e gestisce un’intera stagione. «Per me non è mai stato solo un lavoro», racconta. La soddisfazione più grande arriva osservando le persone entrare e uscire dal parco con lo stesso sorriso, oppure ricevendo dai bambini disegni dedicati alle mascotte di Odissea 2000. Piccoli segnali che trasformano la fatica quotidiana nella consapevolezza di aver contribuito a creare un ricordo.
Raccogliere il testimone delle generazioni precedenti significa però misurarsi con una responsabilità importante: rispettare ciò che è stato costruito senza limitarsi a conservarlo.
Il contributo più personale di Francesca riguarda proprio il modo di comunicare. Un linguaggio diretto, contemporaneo, ironico quando serve e orientato a mostrare anche ciò che normalmente resta dietro le quinte: il lavoro delle squadre, la preparazione delle attività, gli imprevisti e la parte umana della vita del parco.
L’anguria nella piscina a onde
Tra i ricordi emersi durante l’intervista c’è anche un episodio che restituisce una fotografia autentica e irresistibilmente calabrese. Nei primi anni di apertura, alcuni ospiti portarono con sé un’anguria. Seguendo la tradizione delle giornate al mare, decisero di immergerla nell’acqua delle piscine per mantenerla fresca. Peccato che al posto della battigia avessero scelto la piscina a onde del parco!
Il personale dovette intervenire e spiegare che quella vasca, per quanto somigliasse al mare, non poteva essere utilizzata come frigorifero per la frutta. Un aneddoto divertente, ma anche un pezzo di costume: il parco come prolungamento delle abitudini estive delle famiglie, luogo nel quale modernità e tradizione popolare finiscono inevitabilmente per incontrarsi.
L’estate si prepara durante l’inverno
Uno degli aspetti più interessanti dell’intervista, però, ha riguardato la lunga fase di preparazione alla stagione estiva. Nell'immaginario colletivo si pensa che a settembre, una volta serrati i cancelli e chiusa la stagione, quei lucchetti vengono riaperti in prossimità della stagione successiva. Non è così. Anzi. Sta proprio qui il segreto - che dura ormai da 32 anni - di un parco che è divertimento e consapevolezza, insieme. Lo ha spiegato bene proprio Francesca Marino.
L’inverno non è una pausa. Da settembre ad aprile si pianifica la stagione successiva, si scelgono spettacoli e nuove attrazioni, si programmano gli interventi e si svolgono i lavori di manutenzione necessari a rendere le strutture più sicure e divertenti.
È la parte meno visibile dell’attività, ma probabilmente la più delicata. Ogni dettaglio deve essere controllato prima dell’apertura e ogni novità deve essere preparata con mesi di anticipo.
Anche gli eventi, pur contribuendo alla notorietà e permettendo di raggiungere nuovi pubblici, restano un elemento aggiuntivo. «Il cuore dell’esperienza, però - aggiunge Francesca - continua a essere rappresentato dagli scivoli e dalle attrazioni che hanno costruito nel tempo l’identità di Odissea 2000».
Quarantadue giovanissimi già dentro il mondo del lavoro
La conversazione si sposta poi sul rapporto tra le nuove generazioni, la fatica e l’impegno. Un tema sul quale Francesca Marino rifiuta le generalizzazioni.
All’interno del parco lavorano 42 assistenti bagnanti tra i 16 e i 18 anni. Ragazze e ragazzi che affrontano ogni giorno il lavoro con costanza e senso di responsabilità. Un dato che «contraddice l’idea di una generazione completamente disinteressata al sacrificio e alla costruzione del proprio futuro».
Il problema dell’isolamento provocato dai dispositivi e dai social esiste, ma può essere affrontato attraverso l’esempio e attraverso esperienze concrete. Anche un lavoro estivo o un piccolo impegno durante l’anno possono aiutare un giovane a uscire dalla passività, misurarsi con le responsabilità e riscoprire le relazioni.
E proprio la giovane manager riconosce di aver ricevuto questo esempio da chi l’ha preceduta: persone capaci di lavorare con passione e coraggio, trasmettendole determinazione e senso del dovere.
«Il valore non esiste soltanto lontano da casa»
Il passaggio più significativo riguarda però la Calabria e il futuro dei suoi giovani. Il desiderio di partire, soprattutto tra le nuove generazioni, è fortissimo. C'è chi considera utile studiare altrove, conoscere altre realtà e confrontarsi con esperienze differenti. Ma rifiuta l’idea che il valore, le opportunità e la possibilità di realizzarsi esistano necessariamente lontano da casa. E tra questi c'è sicuramente Francesca che ha acquisito il suo know-how lontana da casa per poi tornare e metterlo a terra qui. Perché - dice - anche qui ci sono tante opportunità da costruire.
Restare, naturalmente, non può essere soltanto un atto di volontà individuale. Servono collegamenti migliori, trasporti più efficienti e condizioni che permettano a un numero maggiore di persone di raggiungere facilmente la Calabria e conoscere le sue bellezze.
È una riflessione che riguarda direttamente anche il turismo della Sibaritide. Una struttura attrattiva può crescere, innovare e investire, ma il suo potenziale resta inevitabilmente condizionato dall’accessibilità del territorio.
Un’impresa che diventa racconto del territorio
Insomma, Odissea 2000 da una prospettiva differente di quello che è il potenziale del Sud e della Calabria del nord-est. Non soltanto le attrazioni, gli spettacoli e le giornate di divertimento, ma ciò che esiste dietro i cancelli: un’organizzazione che lavora tutto l’anno, un passaggio generazionale e una giovane donna che prova ad aggiungere un linguaggio nuovo a una storia già consolidata. Un mix di componenti che narrazione stratificata e pregiudizio vorrebbero sempre lontani da questa terra.
Il parco diventa così anche un osservatorio privilegiato sulla Calabria contemporanea. Una terra dalla quale molti giovani desiderano partire, ma nella quale altri scelgono di restare, lavorare e assumersi la responsabilità di costruire. Francesca Marino appartiene a una famiglia che le ha consegnato memoria e consapevolezza. E ne è orgogliosa. Ma ogni eredità, per sopravvivere, deve essere trasformata in progetto. E se Odissea 2000 continua a essere una fabbrica di ricordi per migliaia di famiglie, la sfida della terza generazione è fare in modo che diventi sempre di più anche una fabbrica di opportunità per il territorio.