Corigliano-Rossano si riprende i suoi boschi: dopo quasi 70 anni parte la sfida dei 4mila ettari comunali
La Giunta prepara la nuova gestione del patrimonio forestale dopo una vicenda iniziata nel 1957. Nascerà un servizio dedicato, si aggiornerà il Piano e potranno partire i primi interventi. Il principio: ciò che produce il bosco torni al bosco
CORIGLIANO-ROSSANO – Per anni abbiamo raccontato una montagna che sembrava appartenere a tutti e, nei fatti, non essere governata fino in fondo da nessuno. Boschi pieni di materiale secco, strade forestali da recuperare, incendi, competenze sovrapposte, il caso emblematico dei Giganti di Cozzo del Pesco e - sullo sfondo - la domanda di sempre alla quale nessuno ha mai voluto rispondere fino in fondo: chi deve prendersi cura di quasi novemila ettari di superficie forestale nel territorio di Corigliano-Rossano?
Adesso qualcosa cambia. La Giunta comunale, infatti, ha tracciato con un atto di indirizzo quella che, se verrà tradotta fino in fondo in programmazione e atti gestionali, può diventare la prima vera politica forestale unitaria della città post fusione (ma anche pre-fusione, perché la montagna alle nostre latitudini è sempre stata considerata un problema più che una risorsa!).
Il punto di partenza è enorme: nel territorio comunale vengono stimati circa 9.000 ettari di superficie forestale complessiva, mentre il patrimonio direttamente riconducibile al Comune viene prudenzialmente quantificato in circa 4.000 ettari. Insomma, un capitale ambientale, paesaggistico ed economico che l'Ente intende ora ricondurre dentro un unico sistema di gestione.
La delibera approvata dalla giunta, infatti, non parla soltanto di conservazione. Parla di prevenzione degli incendi, viabilità forestale, dissesto idrogeologico, turismo naturalistico, occupazione, personale formato, filiera del legno e produzione di risorse economiche da reinvestire nella montagna.
Tutto comincia nel 1957
Per capire la portata della scelta bisogna tornare indietro di quasi settant'anni. A partire dal 1957, vaste porzioni delle proprietà comunali furono interessate da occupazioni temporanee autorizzate per consentire agli organismi pubblici competenti di realizzare opere di rimboschimento, conservazione del suolo e sistemazione idraulico-forestale.
Temporanee sulla carta. Quelle occupazioni, invero, attraverso gli enti che negli anni si sono succeduti nelle competenze forestali regionali, si sono protratte invece per decenni. Già negli anni Settanta furono avviati tentativi per ottenere la restituzione di parte dei terreni, senza arrivare alla piena disponibilità del patrimonio da parte dell'ente locale.
La vicenda arrivò addirittura davanti al Tribunale di Castrovillari con il giudizio R.G. 876/2022, promosso dal Comune per ottenere la restituzione dei terreni occupati dagli enti strumentali regionali. Il passaggio decisivo arrivò il 19 luglio 2022, quando Comune, Azienda Calabria Verde e Regione Calabria sottoscrissero un accordo che riconosce la proprietà comunale e disciplina gli adempimenti necessari per arrivare alla restituzione.
Una storia che L'Eco ha incrociato più volte proprio raccontando il caso Cozzo del Pesco.
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Cozzo del Pesco chiude un'epoca
Non è casuale che nella delibera venga indicata proprio la conclusione degli interventi ai Giganti di Cozzo del Pesco come momento simbolico di apertura della nuova stagione.
L'accordo del 2022 prevedeva infatti, tra gli adempimenti, interventi di miglioramento del castagneto monumentale, della viabilità forestale e di altre infrastrutture dell'area.
La Giunta dà oggi atto dell'imminente completamento di quegli interventi e lega a quel passaggio la sostanziale conclusione della lunga vertenza sulla disponibilità delle proprietà forestali.
Ed è un passaggio tutt'altro che secondario. Solo nel gennaio 2025 l'Eco documentava il crollo di uno dei più imponenti castagni monumentali dell'oasi, dopo anni di segnalazioni sulle condizioni dell'area.
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Poi, nella primavera scorsa, sono finalmente partiti i lavori di riqualificazione, bonifica e messa in sicurezza. E avevamo raccontato quel cantiere come «la cura che arriva dopo il disastro», proprio perché interveniva su un patrimonio già pesantemente segnato.
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Adesso il punto diventa un altro: cosa farà il Comune quando avrà davvero nelle proprie mani la gestione di questo patrimonio?
Nasce un servizio comunale solo per i boschi
La prima risposta contenuta nell'atto è organizzativa. La Giunta dà indirizzo per istituire, all'interno del Settore Patrimonio, un nuovo servizio denominato “Valorizzazione del Patrimonio Boschivo”. Un ufficio che dovrà occuparsi di ricognizione, pianificazione, progettazione, gestione, valorizzazione delle proprietà forestali e ricerca dei finanziamenti regionali, nazionali ed europei.
È forse il passaggio più importante della delibera perché risponde a uno dei problemi che abbiamo raccontato per anni: la frammentazione delle responsabilità e l'assenza di una gestione continuativa.
Anche in questo caso l'attenzione da queste pagine è stata altissima per portare l'attenzione sui boschi e su quella che era e continua a rimanere una vera e propria «polveriera» stretta nello scaricabarile burocratico, ricostruendo una superficie forestale di circa 8.991 ettari, quasi il 26% del territorio comunale.
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C'è già un Piano. Ma riguarda soltanto una parte del patrimonio
Corigliano-Rossano, in realtà, non parte da zero. Sul territorio esiste già un Piano di Gestione del Demanio Forestale 2016-2030, costruito su rilievi forestali, catastali e territoriali e riferito a circa 2.500 ettari.
Quel piano aveva già individuato popolamenti, comparti colturali, viabilità, interventi selvicolturali e alcuni grandi obiettivi: miglioramento ecologico dei boschi, valorizzazione economica, tutela dei suoli, prevenzione degli incendi e fruizione turistico-ricreativa.
Il problema è che oggi il patrimonio della città unificata è molto più ampio. La scelta è quindi aggiornare quel lavoro ed estenderlo all'intero patrimonio forestale di Corigliano-Rossano, costruendo finalmente un unico strumento di pianificazione.
Ma il Comune non vuole aspettare anni prima di intervenire
C'è un altro passaggio della delibera che merita particolare attenzione. E sono i tempi. L'Amministrazione scrive chiaramente che i tempi necessari per completare il nuovo Piano non devono paralizzare la gestione dei boschi.
Per questo il Settore competente dovrà cominciare a individuare, sulla base della pianificazione già disponibile, eventuali lotti boschivi comunali sui quali sia possibile intervenire anche nelle more dell'approvazione del nuovo strumento unitario, naturalmente dopo verifiche tecniche, progettazione affidata a professionisti abilitati e acquisizione di tutte le autorizzazioni previste.
Non significa, dunque, aprire indiscriminatamente al taglio dei boschi ma avviare una verifica profonda per capire dove la gestione attiva sia tecnicamente e normativamente possibile, calcolando preventivamente massa legnosa ricavabile, valore economico, costi dell'utilizzazione e interventi di miglioramento da effettuare.
Ed è qui che compare uno dei concetti più innovativi dell'intero documento.
Il bosco finanzia il bosco
La Giunta lo definisce un modello di economia circolare del patrimonio forestale pubblico. La logica è semplice: quando una gestione sostenibile del bosco produce un valore economico, quelle risorse devono tornare prioritariamente alla montagna. Manutenzione. Prevenzione degli incendi. Messa in sicurezza. Rigenerazione. Viabilità. Miglioramento forestale.
Insomma, non utilizzare il patrimonio come una cassa dalla quale prelevare legname ma provare a fare in modo che il valore generato dal bosco contribuisca alla sua stessa conservazione. Ed è questo - a nostro avviso - il salto culturale più interessante della delibera.
Perché sposta la questione dall'alternativa sterile tra “non toccare nulla” e “tagliare gli alberi” verso il tema vero: gestire un ecosistema vivo, che senza manutenzione può degradarsi, diventare meno accessibile, accumulare combustibile e perdere valore naturalistico ed economico.
Prevenire gli incendi prima che arrivino Canadair ed elicotteri
Su questo giornale il tema è diventato quasi una battaglia editoriale, denunciando cosa avesse prodotto la progressiva scomparsa della manutenzione forestale e quanto materiale combustibile si fosse accumulato nel sottobosco del Patire e delle aree vicine.
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Ancora nell'estate appena trascorsa abbiamo ricordato come gli stessi strumenti regionali di programmazione antincendio mettano manutenzione, riduzione del carico combustibile, fasce parafuoco e cura della viabilità forestale tra le attività decisive per ridurre il rischio.
La delibera comunale oggi inserisce esattamente questi temi tra le funzioni strategiche della gestione: prevenzione degli incendi, manutenzione dei boschi, viabilità forestale e rurale, sentieri, contrasto al dissesto idrogeologico e monitoraggio.
E tornano in campo anche lavoro e professionalità forestali
C'è infine un'altra novità che potrebbe avere effetti importanti. Il Comune vuole predisporre programmi per la formazione, qualificazione e successivo impiego operativo di personale nelle attività forestali, valutando anche – dove consentito e sostenibile – forme di amministrazione diretta.
Ma anche qui il linguaggio della delibera va letto con precisione. Perché questo non significa che siano state deliberate nuove assunzioni. L'atto chiede di costruire programmi, verificare la possibilità giuridica e finanziaria del loro utilizzo e cercare risorse regionali, nazionali ed europee per attività che vanno dalla manutenzione alla prevenzione incendi, dalla viabilità alla tutela della biodiversità.
Ma questo indirizzo incrocia una questione che Eco dello Jonio aveva più voolte sollevato nei mesi scorsi: esiste già sul territorio un bacino di lavoratori formati proprio per queste attività.
Ricordate la storia degli operatori idraulico-forestali qualificati attraverso il Programma GOL? Circa 150 nella sola provincia di Cosenza e una settantina nell'area della Sibaritide-Pollino. Persone formate con risorse pubbliche per manutenzione dei boschi, sistemazioni idrauliche, prevenzione degli incendi e difesa del suolo, ma ancora senza una prospettiva occupazionale definita.
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E c'è un particolare che oggi rende quel precedente ancora più interessante: gli stessi corsisti della fascia ionica si erano rivolti al Comune di Corigliano-Rossano e il sindaco Flavio Stasi aveva manifestato disponibilità a verificare la possibilità di reperire risorse per eventuali impieghi temporanei sul territorio.
La nuova delibera non stabilisce che saranno loro ad essere utilizzati e sarebbe scorretto anticiparlo. Ma apre, per la prima volta, un possibile spazio operativo nel quale competenze già formate sul territorio potrebbero trovare una funzione concreta, naturalmente attraverso gli strumenti e le procedure previste dalla legge.
Il principio politico, comunque, è chiaro: riportare uomini e competenze dentro i boschi, rendendo la manutenzione una funzione continuativa e non una risposta emergenziale di luglio e agosto. Del resto, che senso ha formare operatori forestali con denaro pubblico mentre i boschi hanno bisogno di manutenzione e presidio quotidiano?
Dalla proprietà alla responsabilità
Questa delibera, dunque, non risolve ancora il problema dei boschi di Corigliano-Rossano. Non ripulirà domani mattina novemila ettari. Non istituirà automaticamente squadre forestali. Non renderà immediatamente percorribili tutte le strade interne. E non creerà da sola nemmeno una filiera economica.
Ma cambia il punto da cui si parte. Per quasi settant'anni una parte consistente del patrimonio comunale è rimasta dentro una lunga storia di occupazioni, competenze regionali, richieste di restituzione, accordi e contenziosi.
Adesso che quella stagione viene indicata come prossima alla conclusione, per il Comune finisce anche l'alibi più comodo. Perché tornare nella piena disponibilità dei boschi significa acquisirne il valore. Ma significa soprattutto assumersene la responsabilità.
E dopo anni trascorsi a raccontare il patrimonio forestale quasi esclusivamente quando un castagno cadeva o quando il cielo si riempiva del fumo degli incendi, la vera notizia sarebbe finalmente un'altra: vedere la montagna governata prima dell'emergenza.