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Crociere, il porto può accogliere le navi. È a terra che Corigliano-Rossano ha perso la sfida

5 minuti di lettura

CORIGLIANO-ROSSANO – Ma perché le navi da crociera sono sparite dal Porto di Corigliano-Rossano? È una domanda ricorrente quando si parla di turismo e si mettono in pasto all'opinione pubblica congetture, complotti, teorie. Nessuna di queste, però, legge nelle carte e nei documenti. Non ce ne sono molti, a dire la verità, perché molte verità - soprattutto quando si parla di Corigliano-Rossano - si preferisce bisbigliarle nelle informalità, sui tavoli ma lontani dalle orecchie indiscrete di segretari e dattilografi.

Però, alcuni dati li abbiamo. E probabilmente è da lì che bisogna partire per capire la genesi di questo fenomeno, partito nel 2006, grazie alla lungimiranza di un imprenditore turistico come Tonino Tedesco, e miseramente fallito, quindici anni dopo con un silente declino.

Cosa è successo? Prima sono diminuiti i passeggeri. Poi, nelle statistiche, al posto dei numeri è comparso un trattino. La storia delle crociere scomparse dal porto di Corigliano-Rossano comincia così: con un arretramento che precede la pandemia e che il breve ritorno di Costa Deliziosa, nel settembre 2020, non è riuscito a invertire.

La ricerca condotta attraverso documenti portuali, cataloghi delle compagnie e stampa internazionale di settore restituisce una vicenda più articolata di una fuga improvvisa. Non emerge una decisione unica con cui gli armatori avrebbero abbandonato il porto. Ma una serie di concause che hanno acquisito continuità fino al definitivo abbandono della rotta.

Il punto ancora da chiarire, però, è perché gli approdi perduti non siano stati sostituiti da altri programmi. È su questo passaggio che si misurano le scelte delle compagnie e l’efficacia dell’organizzazione territoriale.

E allora, sfatiamo un primo mito che vuole il declino del porto (almeno dal punto di vista crocieristico) connesso alle scelte della politica: il traffico era già fragile prima del Covid: 4.722 passeggeri nel 2016, 2.555 nel 2017, 1.980 nel 2018. Nel 2019 le statistiche Assoporti non riportano traffico crocieristico. Nel 2020, invece, arriva la parentesi della Costa Deliziosa con 1.562 passeggeri. Poi il nulla.

Non c’è nei documenti una “bocciatura” pubblica del porto. C’è invece una destinazione che non è riuscita a consolidarsi quando sono cambiati navi, prodotti e itinerari.

Ed è qui che comincia il vero problema.

Se sei fuori rotta devi essere irresistibile a terra

Corigliano-Rossano non si trova lungo una delle grandi direttrici naturali del traffico crocieristico mediterraneo. Questo lo sappiamo. Una nave per arrivare qui deve entrare nel grande bacino del Golfo di Taranto e attraversarlo tutto e per intero, fino in fondo. Eh, però a Taranto (che ha il nostro stesso problema) le navi sono arrivate!

E infatti, il gap geografico che ha Corigliano-Rossano (che è lo stesso della Capitanata) non significa automaticamente che le navi non possano arrivare. Significa che, per convincere un armatore a deviare o costruire un itinerario attorno allo scalo, la destinazione deve valere il viaggio.

Lo scrivevamo già quattro anni fa: una banchina, da sola, non crea turismo.


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Oggi il dossier conferma quella intuizione. Il porto dispone delle caratteristiche per aver ospitato concretamente navi da crociera. Nel Piano operativo 2021-2023 erano stati programmati anche interventi dedicati, con 8,10 milioni di euro previsti per il primo lotto della banchina nord e il raccordo alla stazione marittima. Ma una previsione di piano non è un terminal operativo e, soprattutto, un terminal non è una destinazione.

Il 2020 dimostrò anche che le escursioni funzionavano

C’è anche un altro dato che impedisce anche di raccontare Corigliano-Rossano come una destinazione completamente incapace di accogliere crocieristi. Il 30 settembre 2020, con Costa Deliziosa in porto, le cronache riferirono di circa 600 ospiti scesi a terra e 18 autobus impegnati nelle escursioni. Il ritorno delle crociere fu poi interrotto dalla riprogrammazione commerciale di Costa, che spostò la nave verso itinerari greci. Non da una pubblica dichiarazione di insoddisfazione sullo scalo.

Anche i riscontri raccolti oggi dalla nostra redazione presso operatori turistici che hanno gestito quelle giornate vanno nella stessa direzione: le escursioni organizzate registrarono livelli di gradimento molto alti.

Il problema, invece, emergeva quando il turista scendeva dalla nave senza pacchetto. E qui il quadro cambia radicalmente.

Il vero esame comincia con quel 70% che scende da solo

Secondo le indicazioni raccolte dagli operatori, soltanto circa il 30% dei crocieristi sceglie un’escursione organizzata. Il restante 70% vuole muoversi autonomamente.

Ed è esattamente su quella fetta di mercato (la più sostanziosa e che incide sul successo o meno di una rotta crocieristica) che una destinazione viene giudicata davvero.

Cosa trova un turista appena esce dal porto? Un sistema immediato di informazioni? Trasporto pubblico verso Schiavonea, Rossano, Corigliano, Sibari? Taxi e noleggi organizzati? Bagni pubblici? Negozi turistici? Attività commerciali preparate ad accogliere clienti stranieri?

E ancora: quanti esercenti sono in grado di comunicare in inglese o in altre lingue? Quanti ristoranti, bar e trattorie hanno menu multilingue? Quanti servizi sono costruiti attorno agli orari e alle esigenze di una nave che resta poche ore?

La risposta? Rasenta lo zero!

Perché il crocierista autonomo non compra una teoria di “turismo territoriale”. Compra tempo, semplicità, mobilità, informazioni e un’esperienza immediatamente comprensibile.

Se appena oltre il varco trova il vuoto, la bellezza del territorio può anche trovarsi a venti chilometri di distanza: per lui è come se non esistesse.

Abbiamo una rete turistica. Ma ancora non una destinazione

Ed è qui - solo qui - che il problema diventa politico. Corigliano-Rossano negli ultimi anni ha scelto di investire nella Rete Turistica dei Comuni, arrivata a coinvolgere decine di municipi della Calabria nord-orientale. Un progetto istituzionale molto ampio, ambizioso, che mette insieme mare, Pollino, Sila, borghi, minoranze linguistiche e Magna Grecia. Ma una rete amministrativa non coincide automaticamente con una destinazione turistica.

Il rischio è costruire perimetri sempre più grandi senza riuscire a rispondere alla domanda fondamentale del mercato: dove sto andando?

Ed è paradossale che proprio questo territorio continui ad avere timore di riconoscersi nell’unico nome che possiede già una notorietà internazionale sedimentata da millenni: Sibari.

Non significa cancellare Rossano, Corigliano, il Pollino, la Sila o l’Alto Jonio. Significa utilizzare Sibari come porta e marca di destinazione, dentro la quale organizzare prodotti diversi.

Perché il problema oggi non è soltanto promuovere poco. È promuovere senza un nome sufficientemente forte da tenere insieme ciò che proponiamo.

Lo abbiamo visto anche questa estate andando direttamente agli arrivi dell’aeroporto di Lamezia: Tropea è una destinazione, Gerace è una destinazione. Sibari, nella percezione del mercato, quasi non esiste ancora.


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Crotone dimostra che il mercato può tornare

Il confronto con Crotone non deve diventare una guerra tra porti, ma qualcosa insegna. Dopo l’ingresso di un gestore specializzato e l’attivazione di un terminal dedicato, Crotone ha registrato 27.941 passeggeri nel 2023, 25.914 nel 2024 e 26.008 nel 2025. Nello stesso periodo Corigliano, invece, ha riportato 0 nelle statistiche del traffico crocieristico. Non significa che Crotone abbia “rubato” le crociere a Corigliano ma dimostra però che il mercato non era morto. Dove si sono create organizzazione, gestione dedicata e prodotto, le navi sono tornate.

Quattro cose da fare, prima di chiedere di nuovo le navi

La domanda, allora, non dovrebbe essere più soltanto «quando torneranno le crociere?». Dovrebbe diventare: cosa troverebbero se tornassero domani?

Servono almeno quattro mosse concrete e immediate. La prima è finalmente realizzare uno scalo crocieristico permanente e riconoscibile su una delle banchine portuali, con servizi, accoglienza, informazioni e logistica dedicata.

La seconda è collegare quella porta alla città attraverso la rigenerazione del Quadrato Compagna, immaginandolo come luogo nel quale insediare attività, servizi, commercio e funzioni capaci di sostenere realmente il turismo.

La terza riguarda ciò che nessun cemento può sostituire: formazione degli operatori e delle attività commerciali all’accoglienza internazionale, dalle lingue ai menu, dall’informazione turistica ai servizi.

La quarta è la più difficile perché non richiede un appalto, ma una scelta culturale: costruire finalmente una destinazione fortissima.

In realtà una parte del lavoro è già fatta. Il nome c’è. È Sibari. Manca tutto ciò che dovrebbe esserci intorno, compresa una governance professionale capace di trattare con il mercato turistico internazionale. Insomma, ci manca il groove


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Redazione Eco dello Jonio
Autore: Redazione Eco dello Jonio

Ecodellojonio.it è un giornale on-line calabrese con sede a Corigliano-Rossano (Cs) appartenente al Gruppo editoriale Jonico e diretto da Marco Lefosse. La testata trova la sua genesi nel 2014 e nasce come settimanale free press. Negli anni a seguire muta spirito e carattere. L’Eco diventa più dinamico, si attesta come web journal, rimanendo ad oggi il punto di riferimento per le notizie della Sibaritide-Pollino.