Medjugorje, incendiato l’altare e imbrattate le statue della Madonna. Sgomento anche tra i fedeli della Calabria del nord-est
Vernice nera sul volto della Vergine e scritte blasfeme nei luoghi simbolo del pellegrinaggio mariano. Le telecamere hanno ripreso l’azione; una persona sarebbe stata individuata e arrestata dalla polizia bosniaca
CORIGLIANO-ROSSANO - Un’incursione vandalica ha colpito nella notte scorsa alcuni dei luoghi religiosi più conosciuti di Medjugorje, in Bosnia-Erzegovina, meta di fede profondamente sentita anche in Calabria, in particolare nell’area del nord-est della regione, da cui ogni anno partono numerosi pellegrinaggi organizzati da parrocchie, gruppi di preghiera e associazioni religiose.
L’altare esterno della chiesa di San Giacomo è stato dato alle fiamme, mentre alcune statue della Madonna sono state imbrattate con vernice nera e scritte offensive. Un gesto che ha immediatamente suscitato dolore e incredulità anche tra i tanti fedeli calabresi che considerano Medjugorje un punto di riferimento spirituale e un luogo di conversione personale e comunitaria.
«È come se avessero colpito anche noi, perché Medjugorje è casa nostra nel cuore», racconta Maria, pellegrina di Crosia che da anni partecipa ai viaggi organizzati verso il santuario. «Ci sentiamo feriti, ma anche chiamati a pregare di più». Poi aggiunge: «Sono gesti che fanno male, ma non devono spegnere la fede. Proprio adesso serve restare uniti nella preghiera e nella testimonianza».
Le immagini diffuse nelle ultime ore mostrano una persona avvicinarsi all’area esterna della chiesa e appiccare il fuoco. Le fiamme hanno danneggiato arredi e materiali presenti vicino all’altare, senza che al momento siano stati segnalati feriti.
Gli atti vandalici non si sarebbero limitati alla chiesa di San Giacomo. Sono state profanate anche statue della Madonna Regina della Pace collocate in altri punti simbolici del santuario, tra cui il Podbrdo e l’area della Croce Blu. Il volto e le mani di una delle immagini della Vergine sono stati ricoperti di vernice nera.
Sul basamento è comparsa la frase in inglese “Devil in a skirt”, traducibile come “diavolo in gonnella”. Nelle vicinanze è stato inoltre trovato uno striscione, scritto in polacco, contenente accuse contro i veggenti legati alla storia delle apparizioni mariane di Medjugorje.
La sequenza sarebbe stata documentata dagli impianti di videosorveglianza. Le prime ricostruzioni non consentivano di stabilire con certezza se avesse agito una sola persona o se fossero presenti altri complici. Secondo gli aggiornamenti riportati da media internazionali, la polizia avrebbe successivamente individuato e arrestato una persona nell’ambito delle indagini.
Le autorità della Bosnia-Erzegovina stanno lavorando per ricostruire l’intera dinamica, accertare le responsabilità e chiarire il movente dell’azione.
L’episodio ha provocato sgomento tra fedeli e pellegrini di tutto il mondo, ma anche in Calabria, dove il legame con Medjugorje è particolarmente forte: da decenni gruppi provenienti da Cosenza, Crotone, Catanzaro e dai centri del nord-est calabrese si recano regolarmente nel santuario mariano, spesso accompagnati da sacerdoti e comunità parrocchiali.
«Non è solo un luogo lontano, è un’esperienza che ci ha cambiati», spiega un altro fedele di Corigliano-Rossano che proprio in questi giorni sta preparando il viaggio/pellegrinaggio che si terrà nel prossimo settembre e partirà da Rossano. «Vedere quelle immagini profanate fa male, ma non ci allontanerà dalla fede».
Medjugorje è infatti una delle mete spirituali più frequentate dai fedeli calabresi, che vi riconoscono un’esperienza di preghiera intensa e di rinnovamento della fede. Non è raro che intere comunità locali organizzino viaggi annuali, mantenendo vivo un legame affettivo e religioso che attraversa generazioni.
Nel 2024 il Vaticano ha autorizzato ufficialmente la devozione e i pellegrinaggi, riconoscendo i frutti spirituali legati al santuario senza pronunciarsi sull’autenticità soprannaturale delle presunte apparizioni.
Dopo la profanazione, dalla comunità religiosa è arrivato un invito alla preghiera e alla riparazione. Padre Matteo Roggio ha sottolineato che anche gli autori del gesto continuano a essere considerati «fratelli», per i quali chiedere conversione e perdono.