SS106, prime condanne sulle infiltrazioni nei cantieri. Basta Vittime: «La legalità salva anche le strade»
L’organizzazione plaude al lavoro di magistratura e forze dell’ordine nell’inchiesta sul Terzo Megalotto: «In Calabria è possibile realizzare infrastrutture nel rispetto delle regole»
CORIGLIANO-ROSSANO - Ci sono opere pubbliche che non sono soltanto cemento, viadotti, gallerie e cantieri. Ci sono infrastrutture che, in territori come la Calabria ionica, significano soprattutto una cosa: sicurezza. La nuova Statale 106 appartiene a questa categoria. È una strada attesa da decenni, invocata da comunità intere, legata alla memoria dolorosa di troppe vittime e alla speranza concreta di ridurre il rischio lungo quella che per anni è stata chiamata la “strada della morte”.
Per questo l’inchiesta sulle infiltrazioni della criminalità organizzata nei cantieri del Terzo Megalotto della nuova SS106 Jonica non riguarda soltanto la giustizia penale. Riguarda il senso stesso dello sviluppo in Calabria: se un’opera destinata a proteggere vite umane può diventare terreno di ricatto, estorsione e profitto criminale, allora la battaglia per le infrastrutture deve essere anche una battaglia per la legalità.
È su questo punto che interviene il Consiglio direttivo dell’Organizzazione di Volontariato Basta Vittime sulla Strada Statale 106, esprimendo soddisfazione per l’esito del procedimento giudiziario che ha portato alle prime condanne nell’ambito dell’inchiesta.
Secondo quanto ricostruito nel procedimento, al centro della vicenda vi sarebbe stato un sistema estorsivo fondato sulla richiesta del cosiddetto “pizzo”, quantificato nel tre per cento del valore dei subappalti. Un dato che, per l’associazione, rappresenta un segnale gravissimo, ma anche la dimostrazione dell’importanza del lavoro svolto da magistratura e forze dell’ordine.
«Esprimo il mio più sincero apprezzamento alle Forze dell’Ordine e alla Magistratura – dichiara il presidente dell’organizzazione, Leonardo Caligiuri – per il lavoro rigoroso, silenzioso e determinato che hanno svolto».
Per Caligiuri, questa vicenda dimostra che in Calabria è possibile realizzare infrastrutture nella piena legalità e che lo Stato può tutelare gli imprenditori onesti, difendere il tessuto economico sano del territorio e affermare con forza la propria presenza.
«A tutti coloro che ogni giorno investono, lavorano e credono in questa terra – aggiunge – deve arrivare un messaggio chiaro: la legalità non è soltanto un valore morale, ma costituisce la condizione indispensabile per garantire sviluppo, occupazione e sicurezza ai cittadini».
Il punto sociale è proprio questo: senza legalità non c’è sviluppo vero. Non c’è lavoro libero. Non c’è impresa sana. Non c’è infrastruttura che possa dirsi realmente al servizio delle comunità.
Sul caso interviene anche il direttore operativo dell’organizzazione, l’ingegnere Fabio Pugliese, che lega la vicenda alla funzione più profonda della nuova Statale 106: salvare vite, garantire collegamenti più sicuri, ridurre l’isolamento e restituire dignità infrastrutturale a un’intera fascia di Calabria.
«Provo un profondo rammarico – afferma Pugliese – nell’apprendere che la criminalità organizzata abbia ritenuto di poter lucrare perfino sulla realizzazione di un’infrastruttura destinata a salvare vite umane».
La nuova SS106, sottolinea, non appartiene a una parte politica, a un’impresa o a un’istituzione. Appartiene a tutti i calabresi. Anche a quei territori dove la criminalità organizzata pretende di esercitare controllo, influenza e potere.
«È sconfortante pensare – prosegue Pugliese – che si possano avanzare pretese estorsive su un’opera che serve indistintamente ogni cittadino, compresi coloro che vivono nei territori dove la criminalità organizzata esercita la propria influenza».
Poi il passaggio più duro, ma anche più umano: non c’è alcun onore nel trarre profitto da un’infrastruttura pensata per proteggere la vita delle persone. Perché anche le famiglie legate a contesti criminali, ricorda Pugliese, hanno conosciuto il dolore degli incidenti stradali, hanno perso amici, conoscenti e parenti sulla Statale 106.
Per questo, secondo l’organizzazione, lucrare su un’opera nata per rendere più sicura quella strada è moralmente inaccettabile e contrario a qualsiasi principio di umanità.
Basta Vittime sulla Strada Statale 106 ribadisce la propria fiducia nelle istituzioni dello Stato e rinnova il sostegno alle donne e agli uomini delle forze dell’ordine e della magistratura impegnati ogni giorno nella difesa della legalità.
Il messaggio che arriva da questa presa di posizione va oltre il singolo procedimento. La modernizzazione della Calabria non può procedere dentro zone d’ombra. Le grandi opere devono camminare insieme alla trasparenza, al rispetto delle regole e alla tutela delle imprese sane.
Perché una strada più sicura non si costruisce soltanto con asfalto e barriere. Si costruisce anche liberando i cantieri dal ricatto, proteggendo chi lavora onestamente e impedendo che la criminalità trasformi il bisogno di infrastrutture in occasione di profitto.
La nuova SS106 deve essere una strada di vita. E per esserlo davvero deve nascere, crescere e completarsi nella legalità.