Riapre la linea ferroviaria jonica, ma Crotone resta lontanissima
Da mercoledì 1 luglio tornano i treni sulla linea ferroviaria jonica e i biglietti sono già acquistabili sul portale Trenitalia. Una buona notizia per la mobilità dell’area, che però non cancella il paradosso: tra Sibaritide e Crotonese le distanze restano enormi, anche quando i chilometri sono pochi
CORIGLIANO-ROSSANO - La ferrovia jonica riapre. Da domani (mercoledì 1 luglio) i treni tornano a viaggiare lungo una linea fondamentale per la Calabria orientale e, soprattutto, i biglietti sono già disponibili sul sistema di prenotazione di Trenitalia. È una notizia positiva, attesa, necessaria.
Ma basta provare a costruire un viaggio reale, non teorico, per capire quanto il tema non sia solo “avere il treno”. Il punto è avere connessioni che funzionino, orari che si parlino, collegamenti capaci davvero di unire territori che sulla carta sono vicini e nella vita quotidiana restano lontanissimi.
Il caso è quello della tratta Sibari-Crotone. Novantatré chilometri di linea ferroviaria. Eppure il treno, senza intoppi, impiega un’ora e quarantasette minuti con partenza da Sibari e arrivo a Crotone: costo del biglietto 8,50 euro.
Fin qui, si potrebbe dire, il servizio c’è. Lento, ma c’è. Il problema nasce quando quel treno dovrebbe diventare il primo pezzo di un viaggio più grande: ferro, gomma, aeroporto, aereo, bus. Cioè quella famosa intermodalità di cui si parla da anni e che dovrebbe consentire a un cittadino della Sibaritide di raggiungere l’aeroporto di Sant’Anna e volare verso Milano.
Abbiamo fatto una simulazione concreta. Sabato 4 luglio, dall’aeroporto di Crotone, è previsto un volo per Milano/Bergamo alle 10.55. Un cittadino che parte da Sibari e vuole utilizzare esclusivamente il trasporto pubblico ha una sola possibilità realmente praticabile: prendere il treno delle 5.45.
Si parte quando è ancora mattina presto, molto presto. Il treno arriva a Crotone alle 7.32. Da lì bisogna uscire dalla stazione e attendere la navetta per l’aeroporto Sant’Anna. Costo: 2,50 euro. Tempo di percorrenza previsto: dieci minuti.
Sulla carta sembra semplice. Nella realtà l’incastro si complica subito.
La navetta, infatti, non passa prima delle 8.15. Significa restare fuori dalla stazione per oltre quaranta minuti, con bagagli al seguito, aspettando il collegamento verso l’aeroporto. Arrivo previsto a Sant’Anna alle 8.25. A quel punto comincia un’altra attesa: due ore e mezza prima della partenza del volo.
Il viaggio, insomma, non è impossibile perché manca un pezzo. È faticoso perché i pezzi ci sono, ma non sembrano costruiti per funzionare insieme.
Poi c’è il costo. Il treno Sibari-Crotone costa 8,50 euro. La navetta per l’aeroporto 2,50. Il biglietto aereo, nella simulazione effettuata questa mattina, costava 234 euro. Una volta atterrati a Bergamo, per arrivare a Milano serve un altro bus: 5 euro e circa cinquanta minuti di percorrenza.
Alla fine il paradosso è tutto qui: la Calabria jonica riapre un’infrastruttura ferroviaria importante, ma chi vive nella Sibaritide e vuole raggiungere Crotone per prendere un aereo deve comunque affrontare un piccolo viaggio a ostacoli.
Non è una polemica contro la riapertura della linea. Al contrario. Il ritorno dei treni sulla Jonica è una buona, anzi un'ottima notizia, soprattutto dopo mesi di interruzioni, disagi e collegamenti sostitutivi che hanno reso ancora più fragile la mobilità di un territorio già complicato.
Ma è proprio perché la notizia è positiva che va letta fino in fondo. Una ferrovia che riapre deve servire a ricucire, non solo a riattivare una tratta. Deve accorciare davvero le distanze tra Sibari, Corigliano-Rossano, Cariati, Crotone. Deve permettere a chi si sposta per lavoro, studio, salute o viaggio di programmare un trasferimento senza sentirsi ogni volta dentro una prova di resistenza.
Il nodo è culturale prima ancora che tecnico: sulla dorsale jonica non basta far circolare i treni. Bisogna costruire una rete. E una rete può esistere solo se si crea armonia tra i trasporti.
Crotone, per la Sibaritide, resta una meta vicina nei chilometri e lontana, lontanissima nei tempi. Novantatré chilometri che diventano un’ora e quarantasette minuti di treno. Un aeroporto che si raggiunge con un altro mezzo. Un volo che costringe ad arrivare con largo anticipo non per scelta, ma perché non ci sono alternative migliori. Un arrivo a Bergamo che richiede un ulteriore trasferimento verso Milano.
È questa la fotografia più vera della mobilità jonica: non l’assenza totale di collegamenti, ma la loro fragilità. Non il deserto, ma un sistema fatto di segmenti che non sempre si incastrano.
Per ora sembra più una corsa a incastri. E nella Calabria ionica, dove le distanze non sono mai solo geografiche, anche una buona notizia rischia di raccontare l’ennesima occasione incompiuta.