Ferriti di zinco nella Sibaritide, Cassano verso il biomonitoraggio: «Ora sapremo cosa quei veleni hanno lasciato nei corpi»
Il sindaco Gianpaolo Iacobini annuncia controlli di laboratorio su 40 cittadini nelle aree più esposte, da Lattughelle a contrada Prainetta. Il piano nazionale, inizialmente previsto per Crotone, sarà esteso anche a Cassano e Cerchiara
CASSANO JONIO – Dopo oltre trent’anni di domande, sospetti, paure e silenzi, Cassano Jonio prova ad avvicinarsi alla verità sulle ferriti di zinco illegalmente depositate nei campi della Sibaritide tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio degli anni Novanta.
La novità è pesante: anche nella città di Cassano saranno svolte attività di biomonitoraggio per verificare l’eventuale incidenza di quei materiali sulla salute dei cittadini.
Ad annunciarlo è il sindaco Gianpaolo Iacobini, che parla di un risultato ottenuto attraverso la collaborazione istituzionale con la Regione Calabria e l’Azienda sanitaria provinciale, nell’ambito di un piano di controlli predisposto a livello nazionale dal Ministero dell’Ambiente.
«Tante volte, purtroppo troppe volte, nel corso degli anni ci siamo chiesti, senza avere risposta, che incidenza avessero sulla salute umana le ferriti di zinco illegalmente depositate e stoccate nei campi della Sibaritide, anche nella nostra città», afferma Iacobini.
Per il primo cittadino, ora è arrivato il momento di provare a dare una risposta a quella domanda rimasta inevasa per decenni.
Il biomonitoraggio consisterà in controlli di laboratorio, analisi generali e specifiche su un campione di cittadini residenti a Cassano. L’obiettivo è verificare cosa quelle ferriti possano eventualmente aver lasciato nell’organismo delle persone esposte.
«Una parola che sembra difficile – spiega il sindaco – ma che in realtà nasconde un significato semplice. Decine di concittadini saranno chiamati a sottoporsi a controlli di laboratorio, ad analisi generali e specifiche per verificare che cosa quelle ferriti abbiano eventualmente potuto lasciare all’interno del nostro organismo».
Saranno 40 i cittadini di Cassano coinvolti nello screening. Un campione che, secondo chi lavora a questo tipo di indagini, viene ritenuto statisticamente significativo.
La selezione avverrà nei prossimi giorni e riguarderà in particolare le aree considerate più sensibili dal punto di vista dell’incidenza tumorale e della possibile presenza storica delle ferriti. Iacobini cita espressamente Lattughelle e contrada Prainetta, luoghi che per anni sono stati al centro delle preoccupazioni della comunità.
«Quaranta concittadini che noi come Comune abbiamo ottenuto fossero scelti verranno individuati e selezionati nei prossimi giorni, in particolare nelle aree maggiormente sofferenti da un punto di vista tumorale per la ipotetica presenza proprio di ferriti di zinco nel corso degli anni passati», sottolinea il sindaco.
L’attività sarà portata avanti insieme all’Azienda sanitaria provinciale. Iacobini ringrazia in particolare il dottor Martino Rizzo, con il quale il Comune sta seguendo il percorso di indagine.
Il piano, inizialmente, era stato pensato soprattutto per Crotone, all’interno del SIN Crotone-Cassano-Cerchiara, il sito di interesse nazionale segnato dalla presenza delle ferriti e dalle ricadute ambientali di una delle vicende più complesse della storia industriale e ambientale calabrese.
Poi, anche sulla base delle sollecitazioni arrivate dai territori, l’indagine è stata estesa pure a Cassano e Cerchiara di Calabria.
«Il piano di indagine – chiarisce Iacobini – inizialmente era stato pensato solo per la città di Crotone, all’interno del sito di interesse nazionale di Crotone, Cassano e Cerchiara, ma è stato poi esteso sia a Cassano sia a Cerchiara anche in virtù delle nostre sollecitazioni».
Per la comunità cassanese si tratta di un passaggio atteso da tempo. La vicenda delle ferriti di zinco ha attraversato generazioni, alimentando interrogativi mai risolti sul rapporto tra ambiente, salute, tumori e contaminazioni del territorio.
Secondo il sindaco, i dati che emergeranno da questa prima fase potranno rappresentare un primo passo verso eventuali approfondimenti ulteriori.
«Saremo in grado di capire presto quanto quei veleni abbiano inciso sulla nostra vita, sui nostri stili, sulla nostra salute, su quella dei tanti che sono scomparsi», afferma Iacobini.
In caso di esiti negativi o comunque significativi dagli accertamenti, il percorso potrebbe proseguire con una vera e propria indagine epidemiologica, attraverso il confronto tra i dati di Cassano e quelli di altri 13 siti individuati in tutta Italia per situazioni analoghe.
C’è poi un elemento dal valore anche simbolico per la città. Le analisi saranno effettuate dal laboratorio attivo a Cassano, all’interno del Poliambulatorio, che si occuperà di esaminare anche i dati provenienti da Crotone, Cassano e Cerchiara.
Un dato che, per Iacobini, rafforza il ruolo della città dentro un percorso di verità e accertamento scientifico.
«Siamo un passo più vicini alla verità tanto attesa e tanto ricercata in questi anni», dice il sindaco.
Il primo cittadino assicura che terrà la comunità costantemente informata sull’evoluzione della vicenda, definita qualificante e necessaria per rispondere a una sete di giustizia rimasta troppo a lungo senza risposte.
«Ritengo questa vicenda necessaria – conclude Iacobini – per la sete di giustizia che si deve a una comunità che per troppo tempo ha pagato in silenzio prezzi altissimi anche in termini di vite umane».
Ora la parola passa alla scienza, ai controlli, ai dati di laboratorio. Ma per Cassano il significato politico e civile è già chiaro: dopo anni di sospetti e dolore, la comunità chiede di sapere se quei veleni abbiano inciso davvero sulla salute delle persone. E, soprattutto, quanto.