Welfare a Co-Ro, Progetti Inclusivi interviene: «Serve chiarezza sul bando Caregiver»
Il gruppo denuncia ritardi e silenzi sul bando Caregiver a Corigliano-Rossano: «Nessuna risposta chiara, solo rinvii». Chieste trasparenza e responsabilità alle istituzioni per le aspettative disattese di tanti cittadini
CORIGLIANO-ROSSANO – Nel pieno del dibattito sul welfare locale, segnato da dichiarazioni politiche e polemiche sulla gestione delle risorse, arriva una presa di posizione diretta da parte della società civile. Il gruppo “Progetti Inclusivi”, formato da famiglie impegnate sui temi dell’inclusione sociale, scolastica e lavorativa, ha inviato una lettera per chiedere chiarezza sui ritardi del bando Caregiver e sulle responsabilità a livello locale.
Nella lettera aperta, i firmatari contestano la narrazione prevalente che attribuisce le criticità esclusivamente a fattori esterni e «cavilli burocratici», sottolineando invece la necessità di fare luce su quanto accaduto nel territorio di Corigliano-Rossano. Al centro della denuncia, i tempi di attuazione del bando, ancora non concluso nonostante l’avvio nel marzo 2025, e la mancanza di risposte ritenute adeguate da parte delle istituzioni.
Di seguito il testo integrale della lettera:
Il gruppo "Progetti Inclusivi" sente il dovere di intervenire nel dibattito pubblico sul welfare nel territorio di Corigliano-Rossano, alla luce dei continui articoli e dichiarazioni che stanno emergendo in questi giorni.
Prendiamo atto che viene data ampia voce a posizioni della maggioranza comunale che puntano il dito contro la Regione, parlando di fondi, responsabilità e presunti allarmismi. Tuttavia, riteniamo che manchi un passaggio fondamentale: fare chiarezza su ciò che accade concretamente a livello locale.
In altri comuni il procedimento relativo al bando Caregiver è stato portato a termine già nel mese di ottobre 2025. E una domanda nasce spontanea: come mai il bando Caregiver, avviato il 5 marzo 2025, non è stato ancora portato a termine?
Invece, si continua a parlare di cavilli burocratici, mentre amministratori difendono l'operato degli uffici, dei responsabili dei servizi sociali e dell'assessorato, arrivando persino ad accusare chi solleva dubbi di screditare il lavoro svolto. Perché qui non si è riusciti a concludere il bando?
Ad oggi non risulta alcuna assunzione di responsabilità, nessun "mea culpa", ma solo dichiarazioni difensive. Noi non siamo politici e non vogliamo esserlo. Siamo famiglie. E quando una famiglia chiede una risposta, quella risposta deve essere chiara, completa ed esaustiva. Non è una concessione: è un obbligo. Gli uffici pubblici hanno il dovere di rispondere e di dire la verità.
Quella verità che, ad oggi, non è stata data: né a una consigliera comunale di minoranza che ha posto domande legittime; né ai genitori che ancora a marzo chiedevano informazioni e si sentivano rispondere "a giorni". "A giorni" non è una risposta. "A giorni" non è trasparenza. "A giorni" non è rispetto. E allora la domanda finale, quella più importante, è questa: chi paga per tutto questo? Chi si assume la responsabilità dei ritardi, delle mancate risposte e delle aspettative disattese di tante famiglie?
Chiediamo di fare piena luce su questi aspetti, con lo stesso impegno con cui vengono riportate le dichiarazioni politiche, perché il diritto all'informazione è anche diritto alla verità. Solo così si può restituire fiducia ai cittadini.