Giganti di Cozzo del Pesco, il cantiere della cura arriva dopo il disastro
Sopralluogo nell’oasi monumentale della Sila Greca insieme alla guida specializzata Flaviano Lavia: lavori in corso per riqualificazione, bonifica e messa in sicurezza, ma resta il nodo della gestione passata
CORIGLIANO-ROSSANO – I lavori sono partiti. E questa, per i Giganti di Cozzo del Pesco, è finalmente una buona notizia. Ma camminando tra i castagni secolari della Sila Greca, insieme a Flaviano Lavia, da molti anni impegnato nella salvaguardia dell'osai, resta addosso anche un’altra sensazione: la cura è arrivata troppo tardi, quando quel luogo ha già subito ferite profonde e alcuni esemplari purtroppo sono caduti.
Una passeggiata che facciamo oggi perché quell'oasi naturalistica si trova a pochi chilometri di distanza dal complesso monumentale e artistico del Patire che, proprio in questo weekend, è tornato ad essere il cuore pulsante di Patir, il laboratorio culturale che da cinque anni, ormai, porta la comunità scientifica, proprio qui, a confrontarsi sulle diverse declinazioni di quell'importante presidio di conoscenza di Corigliano-Rossano e dell'intero meridione.
E proprio nel corso di Patir, nella prima edizione, fu piantato il seme della consapevolezza che sta portando, adesso, a questo intervento straordinario dopo serrati confronti/scontri fra Comune di Corigliano-Rossano e Calabria Verde.
Gli interventi in corso riguardano la riqualificazione, la bonifica e la messa in sicurezza dell’area naturalistica. Si lavora sulla pulizia, sulla percorribilità dei sentieri e sul recupero di una fruizione più sicura di uno dei patrimoni ambientali più preziosi del territorio.
Proprio Flaviano Lavia, che questi boschi li batte da decenni, riconosce l’importanza del cantiere, anche se avrebbe preferito un intervento meno traumatico e meno invasivo e invita a leggere quanto sta accadendo anche come il risultato di una gestione mancata. «Meglio tardi che mai – afferma – e meglio questo tipo di intervento che nessun intervento. È necessario ribadire, però, che questi lavori straordinari si sarebbero potuti evitare se gli esperti e gli studiosi che hanno avuto la prima gestione dell’oasi si fossero posti una semplice domanda: cosa ci fanno questi alberi, douglasie e pini, in questo castagneto secolare? Intervenire allora sarebbe stato meno traumatico e avrebbe salvato e conservato l’oasi dal disastro che è oggi».
Il nodo, dunque, non è contestare i lavori. Al contrario: l’intervento era necessario. Il punto è capire perché si sia arrivati a un’azione straordinaria su un’area che avrebbe avuto bisogno, negli anni, di manutenzione, monitoraggio e cura costante.
La presenza di essenze come douglasie e pini dentro un castagneto monumentale, secondo Lavia, avrebbe dovuto aprire da tempo una riflessione tecnica sulla conservazione dell’oasi, sugli equilibri del bosco e sulla tutela degli esemplari più antichi. Tant'è che proprio quella presenza "aliena" per quel territorio (e volutamente importata per il rimboschimento) ha portato, con il tempo, ad attrarre parassiti che hanno, di fatto, indebolito e distrutto i castagni secolari.
Oggi i Giganti tornano al centro dell’attenzione. Ma la vera sfida inizierà dopo il cantiere: garantire una gestione stabile, evitare nuovi abbandoni e trasformare la messa in sicurezza in una tutela permanente.
Perché non bisogna aspettare che un gigante cada per ricordarsi che era vivo.