22 maggio e un litorale deserto: Co-Ro continua a rincorrere la stagione turistica e balneare
Il litorale dell’area urbana di Rossano si presenta, ad oggi, senza stabilimenti operativi né servizi attivi, sollevando interrogativi sui tempi di avvio della stagione turistica e sulla capacità organizzativa del territorio jonico
CORIGLIANO-ROSSANO - 22 maggio e un litorale deserto… La stagione estiva è ormai alle porte eppure, lungo la costa jonica ricadente nell’area urbana di Rossano, il paesaggio ci regala un’immagine che poco ha a che vedere con l’idea di una destinazione turistica pronta ad accogliere visitatori. Le spiagge sono vuote -deserte - i lidi chiusi e gli arenili privi di servizi. Insomma, non si ravvisa alcun segnale concreto di programmazione e attività.
Per le località insignite della Bandiera Blu, l’avvio della stagione balneare - con servizi attivi, spiagge organizzate e un meccanismo di accoglienza funzionante - è generalmente previsto tra metà maggio e i primi giorni di giugno. Ciò significa che il periodo in cui ci troviamo dovrebbe rappresentare il passaggio operativo dalla preparazione all’accoglienza. Ma sulla nostra costa siamo già oltre il limite ragionevole. La posa degli ombrelloni è ancora lontana e il territorio trasmette l’idea di un sistema che si sveglia sempre troppo tardi.
Lo si evince dalla foto in basso.

In queste condizioni parlare di rilancio turistico rischia di diventare, davvero, un imbarazzante esercizio retorico. Chi sceglie una destinazione cerca località vive, organizzate, accessibili. Vuole – ed è il minimo - trovare spiagge curate, attività aperte, eventi programmati, servizi. Ma se il territorio continua a presentarsi impreparato proprio nel momento in cui dovrebbe iniziare a mostrarsi competitivo, ci spiegate in che punto del ragionamento è legittimo posare la frustrazione dei lavoratori del settore?
Il risultato è inevitabile: i flussi turistici si spostano altrove. E allora bisogna avere anche il coraggio di affrontare una domanda: siamo davvero convinti che il turismo sia un settore strategico per questo territorio? È una discussione che è opportuno aprire. Perché se si ritiene che il turismo debba essere una leva economica centrale, allora occorre quantomeno iniziare a trattarlo come tale. Se invece si continua a considerarlo un’attività marginale, da sfruttare solo nei quaranta giorni centrali dell’estate, almeno si abbia l’onestà di smettere di parlare di “destinazione turistica”.
C’è poi un’altra riflessione, che possiamo far rientrare nella serie del “qui non c’è turismo, non c’è utenza, perciò non conviene anticipare tempi e spese”. Questa va per la maggiore, e sfrutta un tipo di ragionamento circolare. Il famoso cane che si morde la coda.
Non è la presenza del turista - costretto ad adattarsi a un’offerta improvvisata, lenta o fuori tempo massimo – che deve spingere ad elevare gli standard ma è la stessa l’offerta che deve presentarsi già all’altezza delle aspettative del cliente, nei giusti tempi e in maniera adeguata. Perché un prodotto turstico di scarsa qualità dovrebbe vincere sul mercato?
Il mercato turistico non premia chi attende la domanda per poi adeguarsi, premia chi crea le condizioni perché la domanda si generi. È l’organizzazione e la qualità che genera flussi, non il contrario. Senza servizi pronti a maggio, senza lidi operativi, senza accoglienza strutturata, questa assenza diventa indotta e non strutturale (come si vuole far credere).
È opportuno tralasciare (volutamente), a questo punto del discorso, tutto quell’insieme di considerazioni sulle "potenzialità" perché – francamente – hanno stancato. Perché ad emergere è una responsabilità che non può essere ignorata, ed è quella di chi opera nel settore. È troppo semplice attribuire ogni colpa esclusivamente alle istituzioni. Chi vive di turismo, chi investe, chi vuole fare impresa dovrebbe essere il primo a pretendere tempi certi, qualità, coordinamento. Ma spesso prevale la cultura dell’orticello, attendista, frammentata e incapace di fare sistema.
Un territorio che arriva a fine maggio, ogni anno, puntualmente, in ritardo sta perdendo credibilità… se non l’ha già persa da tempo!