Busitalia-Simet, Faisa Cisal teme nuovi esuberi: «Tagli alle linee e lavoratori di nuovo a rischio»
Dal 31 maggio si fermerebbero collegamenti storici verso il Nord, compresa la lunga tratta per Verona. Il sindacato chiede un incontro urgente in Prefettura: «Vogliamo risposte concrete»
CORIGLIANO-ROSSANO - La vertenza Busitalia-Simet non è soltanto una questione di corse cancellate. È, prima di tutto, una questione di lavoro. A riaprire il caso è la Faisa Cisal, che denuncia il rischio di un nuovo ridimensionamento dei collegamenti storici dalla Calabria verso il Nord Italia e, soprattutto, l’incertezza crescente sul futuro dei lavoratori.
Secondo il sindacato, dal 31 maggio verrebbero chiuse alcune delle linee che hanno fatto la storia del trasporto su gomma in Calabria. Tra queste ci sarebbe anche la lunga tratta per Verona, uno dei collegamenti simbolo utilizzati per anni da studenti, lavoratori, famiglie e calabresi emigrati al Nord e che oggi viene percorsa prevalentemente a bordo del nuovo servizio ferroviario, il Frecciarossa Sibari-Bolzano.
Il punto, però, per Faisa Cisal è capire cosa accadrà ad autisti, personale e famiglie legate a quel sistema di lunga percorrenza che ha avuto nella storica Simet uno dei riferimenti più importanti della mobilità calabrese. Simet, attiva dal 1965 nel trasporto passeggeri su gomma, è entrata nel perimetro di Busitalia Rail Service, società del gruppo FS, con un’operazione presentata all'epoca dal Ministero delle Infrastrutture Matteo Salvini come un'occasione per migliorare il servizio in Calabria e potenziare i collegamenti di media e lunga percorrenza.
Ora il sindacato teme l’esatto contrario: meno linee, meno presidio operativo in Calabria e un possibile nuovo capitolo di tensione occupazionale. «Questo continuo taglio di servizi porta preoccupazione anche per il futuro dei lavoratori», scrive la segreteria territoriale Faisa Cisal con la Rsa Elda Renna, ricordando il precedente del 2022, quando i dipendenti avevano già vissuto una procedura di licenziamento collettivo.
La domanda posta dal sindacato è diretta: «I lavoratori si ritroveranno tra alcuni mesi a dover scegliere di essere trasferiti al Nord piuttosto che essere licenziati?». Non a caso Faisa Cisal contesta una strategia che, a suo giudizio, avrebbe progressivamente “picconato” le linee più redditizie, chiudendole o esternalizzandole. Da qui il sospetto che il ridimensionamento attuale possa anticipare nuove ricadute occupazionali, in un territorio già fragile e con poche alternative lavorative nel comparto dei trasporti.
Sul piano ufficiale, però, proprio nei giorni scorsi Busitalia ha annunciato dal 1° giugno 2026 il rinnovo dell’offerta autobus da e per la Calabria con due collegamenti notturni integrati con la rete Trenitalia: Crotone-Roma-Perugia e Catanzaro-Roma-Siena. Ma proprio la nuova impostazione non rassicura il sindacato, che chiede chiarezza sui servizi soppressi, sul destino delle tratte storiche e sulle ricadute per il personale.
Nel mirino finisce anche la distanza tra annunci e realtà. Faisa Cisal richiama le parole con cui, proprio dalla Calabria, lo stesso ministro Matteo Salvini aveva enfatizzato l’operazione Busitalia-Simet come occasione di implementazione, efficientamento, potenziamento dei collegamenti e nuove assunzioni. Il sindacato oggi chiede se quella promessa sia ancora valida.
Per questo è stato chiesto un incontro urgente davanti al Prefetto, con il coinvolgimento del ministro dei Trasporti, della Presidenza della Giunta regionale, di Busitalia Rail Service, del sindaco di Corigliano-Rossano Flavio Stasi e dei sindaci del vasto territorio interessato.
«È possibile restare inermi mentre si tagliano ulteriori servizi ai cittadini calabresi, lasciando nell’incertezza le sorti dei lavoratori, delle lavoratrici e di intere famiglie?», chiede Faisa Cisal.
La vertenza, dunque, entra in una fase delicata. Non riguarda solo le prenotazioni chiuse o le linee verso il Nord. Riguarda il futuro di una presenza industriale nata in Calabria, cresciuta sulla lunga percorrenza e oggi inglobata nel sistema FS. Per il sindacato, senza risposte chiare, il rischio è che il rilancio annunciato diventi un nuovo arretramento occupazionale.
«Noi non ci fermiamo – conclude Faisa Cisal – aspettiamo risposte concrete e non faremo un solo passo indietro».