Raganello, condannato il sindaco di Civita: 4 anni e un mese per la tragedia delle Gole
Il Tribunale di Castrovillari ha condannato Alessandro Tocci e la guida Giovanni Vangieri. Assolti gli altri imputati. Nel 2018 morirono dieci persone travolte dalla piena
CASTROVILLARI - Arriva la sentenza di primo grado per la tragedia del Raganello, l’ondata di piena che il 20 agosto 2018 travolse un gruppo di escursionisti nelle gole del torrente, provocando dieci morti e undici feriti.
Il Tribunale di Castrovillari ha condannato il sindaco di Civita, Alessandro Tocci, a 4 anni e un mese di reclusione per omicidio colposo plurimo e omissione di atti d’ufficio. Condannata anche la guida escursionistica Giovanni Vangieri, a 3 anni e 5 mesi.
La Procura aveva chiesto pene più alte: 9 anni per Tocci e 8 anni per Vangieri. Il collegio giudicante ha invece assolto gli altri imputati coinvolti nel filone principale del processo.
Assolti, quindi, i sindaci di San Lorenzo Bellizzi, Francavilla Marittima e Cerchiara di Calabria, rispettivamente Antonio Cersosimo, Franco Bettarini e Antonio Carlomagno, accusati di omissione di atti d’ufficio. Assolto anche Marco Massaro, legato a una società turistica.
La tragedia avvenne in uno dei luoghi naturalistici più suggestivi e frequentati del Pollino. Le Gole del Raganello si trovano all’interno di una riserva naturale protetta istituita nel 1987, estesa per circa 1.600 ettari nel Parco nazionale del Pollino, meta ogni anno di escursionisti, appassionati di canyoning e turisti attratti dalla forza selvaggia del torrente.
Quel pomeriggio, però, le piogge cadute a monte provocarono una piena improvvisa. L’acqua si abbatté a valle su un gruppo che stava percorrendo l’ultimo tratto delle gole, vicino alla foce. Dieci persone persero la vita: nove escursionisti e una guida. Undici rimasero ferite. Un’altra ventina furono tratte in salvo dai soccorritori.
Le indagini hanno ricostruito un quadro segnato dalla rapidità dell’evento naturale, ma anche, secondo l’impianto accusatorio, da carenze nella prevenzione, nella gestione del rischio e nell’organizzazione delle attività in un’area ad alta frequentazione turistica.
La sentenza di Castrovillari chiude il primo grado di giudizio, ma non chiude una ferita che resta profondissima per le famiglie delle vittime e per l’intero territorio. Il Raganello, da quel 20 agosto 2018, non è più soltanto uno dei simboli naturalistici della Calabria interna. È diventato anche il nome di una tragedia che continua a interrogare istituzioni, sicurezza, turismo e responsabilità pubbliche.