Lo salvano dal dolore, lui torna indietro per dire grazie: la Pasqua più vera nel cantiere di Insiti
Ferito dagli aculei di un istrice, un cane viene salvato dai Carabinieri che presidiano la megaopera in costruzione del nuovo ospedale della Sibaritide: poi torna indietro, come per dire grazie
CORIGLIANO-ROSSANO – Non è una notizia qualsiasi. È una storia che arriva nel giorno di Pasqua e che, tra polvere di cantiere e dolore, restituisce il senso più autentico della parola umanità. Accade tutto nei pressi del nuovo ospedale della Sibaritide, nell’area di Insiti, dove un "cane di cantiere" si aggira tra i lavori in corso. Ma qualcosa non va: è ferito, sofferente, tormentato.
A colpirlo è stato un istrice. Gli aculei, lunghi e affilati, si sono conficcati nel muso, penetrando fino alle fosse nasali. Una condizione estremamente delicata, dolorosa, potenzialmente pericolosa. Il cane si dimena, non si lascia avvicinare, reagisce al dolore con paura.
A notarlo sono i Carabinieri impegnati nel presidio del cantiere. Non si voltano dall’altra parte. Decidono di intervenire.
Non è semplice. Per nulla.
Il cucciolo è spaventato, sfugge, non si fida. Ma i militari insistono. Si avvicinano con cautela, provano a parlargli, a calmarlo. Tentano più volte, senza riuscirci. Ogni movimento rischia di peggiorare la situazione: quell’aculeo, ancorato con piccoli uncini, non è facile da estrarre. Serve precisione, sangue freddo, ma anche una dose enorme di pazienza.
E di cuore.
Passano minuti lunghi, tesi. Poi, all’improvviso, lo spiraglio. Uno dei Carabinieri riesce ad avvicinarsi quel tanto che basta. Un gesto rapido, deciso. Lo afferra e lo estrae.
L’aculeo viene via.
Il cane si libera. Il dolore si allenta. Il pericolo è scongiurato.
Ma la scena non finisce lì. Perché accade qualcosa che lascia tutti senza parole. Il cane, dopo essersi allontanato, torna indietro. Si riavvicina ai militari. Non abbaia, non fugge. Resta lì. Come se avesse capito. Come se volesse dire grazie.
Un gesto semplice, istintivo, eppure racconta molte più cose di quanto possa raccontare l'intelletto umano. A firmare questo piccolo grande miracolo sono i militari Franco Russo ed Emilio Beraldi, in servizio alla stazione di Calopezzati, insieme ai colleghi Mario Santacroce e Salvatore Martorano, della stazione di Roseto Capo Spulico. Erano in quattro, impegnati nel controllo dell’area del cantiere del nuovo ospedale.
Oggi, giorno di Pasqua, la loro non è solo una storia di servizio. È una storia di empatia, di attenzione, di presenza. Di uomini in divisa che, davanti alla sofferenza, a qualsiasi sofferenza, scelgono di fermarsi per prestare aiuto.
Nel luogo simbolo di un’opera attesa da anni, tra le gru e il cemento, per un attimo non si è parlato di ritardi, cantieri o numeri. Ma di vita. Anche quella più fragile. E forse è proprio questo il senso più profondo di questa Pasqua.