Ecco il nuovo reparto del Giannettasio costato 1,6 milioni di euro: vuoto e senza risposte
Le immagini del quinto piano del presidio certificano uno spreco di risorse pubbliche: un reparto ristrutturato, pronto all’uso, ma inutilizzato. Atti alla mano, l’Asp aveva deciso il trasferimento di Ginecologia e Ostetricia
CORIGLIANO-ROSSANO - Le foto che vedete in copertina certificano - qualora si volesse sgombrare ogni dubbio - in modo definitivo quello che, ad oggi, è uno spreco di risorse pubbliche. Oltre 1,6 milioni di euro di soldi della collettività spesi per realizzare un reparto di Ostetricia e Ginecologia moderno, funzionale, pronto all’uso, che però - in questo momento - non svolge alcuna attività sanitaria. Perché?
Siamo al quinto piano del presidio ospedaliero spoke “Giannettasio” di Rossano, oggetto della delibera dell’Asp di Cosenza n. 2335/24, firmata dall’allora commissario straordinario – oggi direttore generale – Antonello Graziano e controfirmata dal direttore sanitario Martino Rizzo e dal direttore amministrativo Remigio Magnelli. Un atto che stanziava 1.624.000 euro per lavori di manutenzione straordinaria finalizzati esplicitamente al trasferimento dell’Unità Operativa Complessa di Ginecologia e Ostetricia.
Il reparto è stato realizzato. I lavori sono stati completati. Gli impianti sono nuovi. Gli spazi sono pronti. Eppure le porte restano chiuse. Perché? - è la domanda che continua a ripetersi senza alcuna risposta.
Eppure non si tratta di un’interpretazione giornalistica faziosa, di parte, campanilistica... No. Gli atti parlano chiaro. La delibera nasce da una esigenza reale e concreta, formalmente rappresentata dal direttore dello spoke Rossano-Corigliano, Maria Pompea Bernardi, a seguito di sopralluoghi tecnici e valutazioni logistiche sulla collocazione dell’UOC di Ginecologia e Ostetricia nel presidio “Compagna” di Corigliano.
E proprio per superare quelle criticità, l’Asp - un anno e mezzo fa - decideva di investire una cifra ingente per riportare il reparto in un contesto ospedaliero dotato di blocco operatorio, servizi di supporto e continuità assistenziale. Una necessità impellente che - evidentemente - non poteva aspettare l'apertura del nuovo ospedale della Sibaritide. I cui lavori - almeno come da cronoprogramma - dovrebbero terminare entro il prossimo ottobre 2026.
Poi, improvvisamente, tutto si ferma. Senza una revoca formale. Senza una delibera di segno contrario. Senza una comunicazione ufficiale. Solo silenzio. Perchè?
Il paradosso è che questo spreco avviene mentre, al presidio “Compagna” di Corigliano, i servizi essenziali non garantiscono la piena operatività del Punto nascita (altrimenti perché diporne il trasferimento?!). Problemi che oggi sarebbero aggravati da altre questioni aperte: il laboratorio analisi, in particolare, ad esempio, non assicurerebbe il servizio notturno per almeno 15 giorni al mese. Dalle 20 alle 8 del mattino il servizio - per quanto ci confermano utenti e operatori del reparto - sarebbe di fatto assente.
I prelievi effettuati nel Punto nascita vengono caricati su una navetta al Compagna e portati al Giannettasio. Un sistema che nell’urgenza riesce a funzionare, ma che non garantisce la tempestività necessaria in un reparto delicato come Ginecologia e Ostetricia. Tempi più lunghi, passaggi aggiuntivi, rischi evidenti.
La stessa criticità riguarda il servizio trasfusionale, confermando che il problema non è episodico ma strutturato.
Insomma, siamo alle solite. Con una disorganizzazione violenta nella quale dal 2013 ad oggi nessuno è riuscito a portare un po' di luce o fare chiarezza. Già perché tutto nasce quando - per volere politico - si decise di "mischiare" le carte dei due ospedali spoke di Corigliano-Rossano, trasferendo - tra i cambi di reparto dell'epoca - il Punto nascita da Rossano a Corigliano senza verificare fino in fondo se quella sarebbe stata la collocazione logisticamente più idonea. Tant'è che mentre il Punto nascita veniva spostato, il presidio di Corigliano veniva progressivamente depotenziato, soprattutto sul fronte delle sale operatorie e dei servizi di supporto.
Una contraddizione che oggi esplode in tutta la sua evidenza: si pretende la massima operatività da un reparto collocato in un ospedale che non è più strutturato per garantirla, mentre un reparto nuovo, pagato e pronto, resta inutilizzato a pochi chilometri di distanza. Perché, perchè, perché?
A questo punto, al netto dei preoccupanti silenzi del management, quando si spendono oltre 1,6 milioni di euro di fondi pubblici per un’opera che non entra in funzione, il tema dello spreco e del possibile danno erariale non è più eludibile.
Le foto sono lì. Gli atti anche. Manca solo una cosa: una spiegazione ufficiale. Una risposta a tanti chiari e semplici perché.