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Sibari vuole essere solo un bivio o qualcosa di più?

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CORIGLIANO-ROSSANO - Sulla carta è “solo” un’autostrada mancata. Nella sostanza — e nei numeri — è la chiusura del più grande corridoio terrestre del Mezzogiorno: Tirreno–Jonio–Adriatico, finalmente continuo, moderno, a quattro corsie, capace di collegare la A14 Bologna–Taranto con la A2 del Mediterraneo senza più strozzature. Il Terzo Megalotto della Statale 106, la grande opera di ingegneria civile affidata alle sapienti mani di Webuild e attualmente in fase avanzata tra Roseto Capo Spulico e Sibari, è il pezzo mancante di quell’asse. E i numeri, ufficiali, raccontano un prima e un dopo che pesano quanto un atto politico.

Secondo i dati ANAS del 2023 (Piano di Monitoraggio ANAS – tratto Sibari–Mirto Crosia), il traffico attuale sulla Statale 106 jonica oscilla attorno ai 14.000–16.000 veicoli/giorno, con oltre il 25% di mezzi pesanti (più di 3.500 camion al giorno). Nel documento VIA del Terzo Megalotto, ANAS stima che una volta aperto il nuovo asse quella media salirà oltre i 22.000 veicoli/giorno, con punte fino a 26–28.000 nei periodi "caldi" della produzione agricola e turistici. Tradotto: 4.500–5.500 tir al giorno, cioè fino a due milioni di mezzi pesanti all’anno e oltre 15 milioni di tonnellate di merce potenziale. Numeri paragonabili — se rapportati alla sezione stradale — a quelli che transitano oggi nella zona Val di Sangro–Vasto Sud sull’A14, snodo nazionale dell’automotive.

E qui il punto: perché questo flusso esploderà proprio a Sibari?

Primo dato: posizione geografica. Con l’apertura del Megalotto 3, la Taranto (barriera A14)–Sibari si percorrerà in circa 60–65 minuti reali (oggi siamo oltre l'ora e trequarti), mentre Sibari–Firmo/A2 resterà stabilmente sotto i 12 minuti via SS534. Significa che Tirreno, Adriatico e Ionio si chiuderanno in un triangolo di un’ora, convergendo sullo stesso punto. Nessun altro luogo del Sud, Calabria inclusa, ha questa geometria.

Secondo dato: il porto commerciale di Corigliano-Rossano, oggi sottoutilizzato ma già individuato come infrastruttura strategica regionale, sarà connesso in modo diretto alla nuova 106 grazie alla bretella autostradale Sibari–Corigliano-Rossano per la quale è partita la procedura esecutiva (entro fine anno si dovrebbe chiudere la gara d'appalto integrata). Oggi il porto soffre perché è sostanzialmente inattivo o sottosviluppato rispetto alle sue potenzialità; domani, proprio grazie alla nuova arteria che praticamente lo costeggerà, potrà diventare parte di un circuito e non la fine di una strada.

Terzo dato: la Piana di Sibari è la pianura più vasta del Sud Italia, cuore del distretto agroindustriale calabrese (clementine IGP, pesche, uva, IV gamma, logistica fresca). Oggi quell’agroexport parte in ritardo, spesso su gomma disordinata e frammentata. Domani potrebbe partire da un’unica piattaforma logistica intermodale, collegata a ferrovia jonica elettrificata e bretella ferroviaria tirrenica, porto commerciale e asse autostradale diretto. Insomma, nella Piana di Sibari, racchiusi in un fazzoletto di terra, ci saranno tutte le infrastrutture di mobilità che potenzialmente non hanno eguali.

E tutto questo porta a un quarto punto inevitabile: l’aeroporto commerciale.

In questo scenario, lo stiamo dicendo da settimane, non è un “lusso” o una rivendicazione campanilistica. È l’ultimo pezzo logico di un sistema che i dati rendono ormai inevitabile. Un’infrastruttura capace di dare alle merci fresche un canale export diretto, riducendo del 30–40% i tempi-to-market verso Nord Europa e verso l'Asia. Eppure, proprio ora che i numeri lo giustificherebbero più che mai, la politica — colpevolmente — finge di non vedere.

A questo punto la domanda non è più “quanti camion passeranno?”. La domanda verà è “Sibari vuole solo vederli passare — o vuole trattenerli, lavorarli e trasformare quel traffico in valore?”. Perché i numeri, oggettivamente, mettono la Sibaritide davanti a un bivio storico. Da area di transito, può diventare hub logistico determinante per l’export meridionale. Oppure essere solo il bivio più veloce per attraversare la Calabria senza fermarsi mai.

La strada — letteralmente — ora c’è. La scelta, invece, è politica, industriale, culturale. E non si può più rimandare.

Marco Lefosse
Autore: Marco Lefosse

Classe 1982, è schietto, Idealista e padre innamorato. Giornalista pubblicista dal 2011. Appena diciottenne scrive alcuni contributi sulla giovane destra calabrese per Linea e per i settimanali il Borghese e lo Stato. A gennaio del 2004 inizia a muovere i passi nei quotidiani regionali. Collabora con il Quotidiano della Calabria. Nel 2006 accoglie con entusiasmo l’invito dell’allora direttore de La Provincia, Genevieve Makaping, ad entrare nella squadra della redazione ionica. Nel 2008 scrive per Calabria Ora. Nell’aprile 2018 entra a far parte della redazione di LaC come corrispondente per i territori dell’alto Jonio calabrese. Dall’1 giugno del 2020, accoglie con piacere ed entusiasmo l’invito dell’editore di guidare l’Eco Dello Jonio, prestigioso canale di informazione della Sibaritide, con una sfida: rigenerare con nuova linfa ed entusiasmo un prodotto editoriale già di per sé alto e importante, continuando a raccontare il territorio senza filtri e sempre dalla parte della gente.