Un gigante di Cozzo del Pesco crolla sotto la neve e l'indifferenza di Comune e Regione | FOTO
Uno dei più maestosi castagni (il numero 53) cade senza alcun intervento concreto di tutela. Quell'angolo di storia naturale della Sila Greca è ancora abbandonato in una colpevole incuria
CORIGLIANO-ROSSANO – Nel giorno in cui Corigliano-Rossano celebrava la magnificenza del Castello Ducale, vincitore del Wiki Loves Monuments, il più importante premio fotografico del mondo, e mentre il territorio acquisiva maggiore coscienza sulla grande e ancora nascosta storia di Sybaris, sulle montagne della Sila Greca rossanese si manifestava quello che, a tutti gli effetti, è il vuoto totale, pauroso, di consapevolezza di cui questa città continua ad essere pervasa in una forma cronica, violenta e degradante. A Cozzo del Pesco si è frantumato il più grande ed emblematico dei millenari castagneti che trovano dimora in quell’oasi. È caduto, senza forze, sotto i colpi della neve. È un po’ come se una raffica di palle di cannone avesse distrutto la torre originatrice del Castello Ducale o come se qualcuno avesse strappato una pagina del Codex mentre tutti stavano a guardare, inermi, senza fare un bel nulla.
Ieri mattina, in una delle sue domenicali escursioni, è stato la guida ambientale e sentierista Flaviano Lavia a fare il triste rinvenimento mentre si trovava a passeggiare proprio nel cuore dell’oasi naturale dei giganti di Cozzo del Pesco, a due passi dal Patire. Si è trovato un vecchio e mastodontico tronco piegato su sé stesso sotto i colpi dell’abbondante nevicata che negli ultimi giorni si è abbattuta sulle alture joniche.
Quell’albero, un Castagno, il numero 53, era prossimo a compiere i mille anni di vita. Un vecchio saggio, custode di storie e leggende di questa terra, che sicuramente – prima o poi – sarebbe arrivato a fine vita ma non così, non in questo modo, non tra questa indifferenza. Già, perché, quella piccola sequoia di castagni e aceri, tutelata solo sulla carta, è stata alla mercè degli eventi naturali e di una programmazione boschiva davvero pessima.
L’inizio del declino di quegli alberi giganteschi, i cui tronchi maestosi e cavi – come narrano le storie dei tempi – furono rifugio per pastori ma anche per briganti, che sono oggi un’attrazione per gli escursionisti, inizio, in realtà, all’indomani della Seconda Guerra Mondiale, quando, la Calabria pagò il dazio della sconfitta “spogliandosi” di decine di milioni di metri cubi di legna proveniente dalla Sila. Poi il rimboschimento, lento e in alcuni casi selvaggio e senza criterio. Come quello che toccò proprio all’area di Cozzo del Pesco, dove, nel bel mezzo di un castagneto secolare, qualcuno ebbe la brillante idea di piantare degli Abeti Douglas, una razza non autoctona originaria del Nord America. Quegli abeti, con gli anni, non solo soffocarono i castagni ma gli trasmisero anche un parassita, l'imenottero cinipide Dryocosmus kuriphilus, che è dannoso per gli abeti e distruttivo per i castagni.
Ci furono decine, centinaia di segnalazioni da parte di amatori, dello stesso WWF che tenne in custodia quell’area per alcuni anni e da ultimo anche da parte dei volontari del Club trekking Rossano. L’ultimo drammatico appello pubblico affinché si intervenisse e si salvasse quella riserva naturale venne lanciato, alla presenza dei rappresentanti dell’Amministrazione comunale di Corigliano-Rossano e della Giunta regionale, tre anni fa, nel corso della prima edizione di Patir, da Lorenzo Cara. Appelli, tutti puntualmente caduti nel vuoto.
Di chi le colpe di questo dramma? Sicuramente – dicevamo – è colpa della scarsissima consapevolezza che ormai regna, impera, dilaga alle latitudini. Ma se oggi quel castagno, il “millenario 53” è caduto a pezzi, senza ombra di dubbio non sono esenti da colpa il Comune Corigliano-Rossano né la Regione Calabria; il primo proprietario del terreno in cui sorge l’oasi di Cozzo del Pesco, la seconda deputata a mettere a terra le opere di salvaguardia e manutenzione del territorio forestale.
Sarebbe interessante capire quante segnalazioni o azioni di sensibilizzazione istituzionale in questi anni abbia fatto l’Amministrazione Comunale per chiedere e pretendere un intervento della Regione Calabria; in seconda battuta è oggi doveroso capire se lo stesso organo di governo regionale abbia fatto qualcosa per evitare che quegli alberi andassero incontro ad una fine ingloriosa. Solo un intervento è stato fatto, tra l’altro arrivato dopo tantissime preghiere: l’individuazione delle piante di abete “soffocanti”, la cosiddetta martellata, che avrebbe dovuto portare al loro abbattimento. Sono trascorsi più di due anni da questo evento, ma nessuno più ha mosso un dito.
A Corigliano-Rossano muore un monumento vivente, viene cancellato dalla storia un pezzo di identità di questo territorio ed è triste che nessuno se ne ravveda.