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Alberghi semi vuoti in città: Ferragosto turista mio non ti conosco. Le presenze illusorie della Sibaritide

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CORIGLIANO – ROSSANO – Ferragosto turista mio non ti conosco. Meno 6 giorni al “Capodanno” dell’estate eppure la maggior parte delle strutture, fatta eccezione per qualche mosca bianca, non solo hanno camere disponibili ma interi piani.

Nella parte centrale del mese, dove ci si gioca il tutto e per tutto, alberghi e b&b hanno ancora disponibilità di stanze. Eppure i prezzi per alloggiare, rispetto al resto della Calabria e non solo, sono più che concorrenziali. Non sembra vero ma è così! Anzi, ci confidano molti gestori: abbiamo effettuato ulteriori ribassi in confronto alla scorsa estate perché non c’è domanda.

Subito il pensiero corre alla crisi economica che stiamo attraversando e al caro prezzi delle utenze e dei beni di prima necessità che hanno imposto alle famiglie tagli che, per ovvie ragioni, sono ricaduti sui beni superflui, tra cui le vacanze. Ma, come fanno notare gli stessi addetti del settore, dalle altre parti vanno eccome e spendono anche molto di più. La Puglia tra le regioni più gettonate ma anche tra quelle più salate.

E allora? Succede che gli immancabili turisti di ritorno, il cognato oppure il cugino dell’amico – sebbene abbiano degli affetti qui da noi - quest’anno abbiano scelto di andare altrove oppure, nella migliore delle ipotesi, hanno deciso di ridurre la loro permanenza nella terza città della Calabria da cinque a due pernotti.

Perché? Abbiamo il mare. Certo…quest’anno meno pulito delle stagioni precedenti. Ma chi sceglie di venire in vacanza prenota diverso tempo prima. Dunque non possiamo dare la colpa alle chiazze marroni che puntualmente fluttuano nelle nostre acque. Vantiamo una storia di tutto rispetto, abbiamo giocato un ruolo strategico nella civiltà bizantina, custodiamo il Codex e siamo all’ombra della Sila. Cosa ci manca?  

Ci manca la parola. Ci manca, quindi, la capacità di fare rete e creare una destinazione.

Ci raccontiamo male o semplicemente non lo facciamo affatto. Non abbiamo creato pacchetti turistici, percorsi integrati, proposte che sappiano collegare arte, gastronomia, religione e mare. Insomma, non facciamo squadra. Abbiamo il pane e non abbiamo i denti. Oppure aspettiamo qualcuno che mangi e digerisca al posto nostro. E mentre altre aree della stessa nostra costa, come Soverato che si è guadagnata l’appellativo di perla dello Jonio, si fa conoscere e pubblicizza al livello nazionale e non solo la propria offerta turistica, dalle nostre parti ci si aspetta che lo faccia qualcun altro. Che, a onore del vero non solo non lo fa ma rilancia sempre gli stessi territori. Ma allora perché Corigliano Rossano non prende in mano “la sua vita” scegliendo di uscire da questo fastidioso quanto ingiusto anonimato?

Il cartellone degli eventi estivi di quest’anno è oggettivamente pazzesco. Artisti di grande calibro che hanno fatto registrare, e per i The Kolors si attendono numeri ancora più grandi, presenze da capogiro. Eppure non sono bastati. O non sono serviti. O semplicemente hanno fatto ballare gli abitanti di Corigliano Rossano e dei Comuni limitrofi ma poi non hanno lasciato nulla sul territorio. Se non, e anche questo serve ma ci si attenderebbe di più, l’allegria di una notte.

Il Lungomare non straripa più come prima e i ristoranti sfornano più pizze che fritture di pesce. Un turismo che spende sempre meno e che non fa bene alla nostra economia. D’altronde è la legge del Karma. In anni e anni si è fatto poco e niente per dare un’identità chiara e riconoscibile a questa città. E si è fatto ancora meno per offrire una proposta variegata e competitiva. Per attirare una certa tipologia di viaggiatori occorre saper offrire esperienze a 360 gradi che non solo lasciano il turista soddisfatto ma garantiscano anche un buon passaparola. Niente cade dal cielo e nemmeno niente è perduto. Questa stagione sta lasciando l’amaro in bocca a tutto il terzo settore. Addirittura c’è chi dice che per vedere l’ultima stagione buona bisogna andare al 2019. Ma la storia va avanti, non indietro. Sono tanti gli elementi attrattivi di questa città e continua ad essere un peccato capitale progredire con politiche che non siano in grado di valorizzarla e di farle spiccare il volo che merita.  

Valentina Beli
Autore: Valentina Beli

“Fare il giornalista è sempre meglio che lavorare” diceva con ironia Luigi Barzini. E in effetti aveva ragione. Per chi fa questo mestiere il giornalismo non è un lavoro: è un’esigenza, una passione. Giornalista professionista dal 2011, ho avuto l’opportunità di scrivere per diversi quotidiani e di misurarmi con uno strumento affascinante come la radio. Ora si è presentata l’occasione di raccontare le cronache e le storie di un territorio che da qualche anno mi ha accolta facendomi sentire come a casa. Ed io sono entusiasta di poterlo fare