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Quei centri storici di Corigliano-Rossano che rischiano di diventare un pericoloso ghetto

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CORIGLIANO - ROSSANO - Ci sono rimaste solo le scuole. Almeno quelle, per fortuna. Il centro storico di Corigliano Rossano dimentica i suoi figli e così, nella parte alta della città, trovare spazi pensati per i più piccoli è praticamente impossibile. A macchia di leopardo si intravedono piccole aree abbandonate dove cavallucci basculanti, ormai senza sella e mangiati dalla ruggine, restano lì a testimoniare che tanto tempo prima – per forza o per amore – un minimo sforzo per creare aree bimbi anche nella parte antica della città c’era stato.

Adesso, per poter intrattenere i bambini con scivoli e altalene che si possano definire tali, bisogna “scendere allo scalo”. Perché un bambino del centro storico, e il riferimento è chiaramente ad entrambe le aree urbane, si sveglia, si prepara, va a scuola e poi il nulla. Non ci sono spazi verdi curati, mancano i parchi giochi e sono del tutto assenti anche i servizi privati – che invece abbondano nella parte bassa della città – come ludoteche ed altri luoghi adibiti alle attività ricreative dei più piccoli. Pure lo sport è una chimera. O mamma e papà si armano di tempo e di macchina, oppure i bambini restano a casa dal momento che di attività sportive adatte ai più piccoli c’è praticamente poco o nulla.

E se alziamo l’asticella dell’età, la situazione non migliora. Anzi. Se i nostri adolescenti non hanno certo bisogno di scivoli e altalene, dovrebbero però vivere in un ambiente che sappia integrarli, coinvolgerli e farli sentire parte di una comunità più grande.

La città unica si mostra invece nettamente divisa a metà, così come divisi tra “figli e figliastri” sono i suoi giovani. Non c’è allora da stupirsi troppo o scandalizzarsi se qualcuno si perde nei meandri delle cattive strade facilitato dall’indifferenza generale che trasuda dai vecchi vicoli e riecheggia tra le mura dei palazzi gentilizi.

Il cuore di Co-Ro batte con fatica come se fosse attaccato ad una macchina. Si mette il vestito buono e si imbelletta in occasione della festa del patrono oppure di qualche ricorrenza particolare. Perché in quel caso tutta la città si ricorda di avere un centro storico. Passato il santo però, metaforicamente parlando, finita la festa. Ecco allora che la parte alta della città torna nel suo cono d’ombra e prosegue la sua quotidianità ad un ritmo lento e svolgendo le sue attività sottovoce, quasi a non voler disturbare la vita più rutilante e frizzante dello Scalo.

In tutto questo, tagliati in mezzo, ci sono i nostri giovani. Riqualificare quello che già c’è, rendere fruibili quei pochi giochi rimasti lì a testimoniare che infondo il centro storico non è sempre stato così distante dai suoi cittadini più piccoli. Creare nuovi punti di aggregazione e riferimento. D’altronde, le politiche giovanili non sono soltanto dei concetti astratti su carta. Laddove amministrazioni, istituzioni ed enti preposti abbandonano il campo e cedono il passo al nulla, trovano spazio noia, malessere interiore e, purtroppo, la criminalità.   

Valentina Beli
Autore: Valentina Beli

“Fare il giornalista è sempre meglio che lavorare” diceva con ironia Luigi Barzini. E in effetti aveva ragione. Per chi fa questo mestiere il giornalismo non è un lavoro: è un’esigenza, una passione. Giornalista professionista dal 2011, ho avuto l’opportunità di scrivere per diversi quotidiani e di misurarmi con uno strumento affascinante come la radio. Ora si è presentata l’occasione di raccontare le cronache e le storie di un territorio che da qualche anno mi ha accolta facendomi sentire come a casa. Ed io sono entusiasta di poterlo fare