4 ore fa:Degrado alle Terme di Spezzano Albanese: «Una storia di malagestione che dura da anni»
7 ore fa:Cassano, Guerrieri: «Lavoriamo a una lista di partito per le prossime elezioni comunali del 2025»
8 ore fa:Cicogna bianca, nidificazione a rischio per attività di addestramento di cani da caccia
7 ore fa:Straface sarà sia consigliere comunale a Co-Ro che consigliere regionale
6 ore fa:Zes unica, Coldiretti: «Bene estensione del credito alle imprese agricole che trasformano e commercializzano»
6 ore fa:A Corigliano-Rossano arriva Roberto Emanuelli
3 ore fa:Antonello Graziano è il nuovo vicepresidente nazionale di Federsanità
8 ore fa:Cassano Jonio, al via i lavori di messa in sicurezza di località Grotta della Rena
3 ore fa:Post voto. Ad Acquaformosa volano le poltrone dai balconi del Comune ma la neo sindaca smentisce
9 ore fa:Elezioni, Tavernise (M5s): «Sul territorio siamo forza concreta »

Il grido di dolore di una mamma disoccupata e con un figlio disabile: «Vivo in una casa (popolare) inagibile»

2 minuti di lettura

CORIGLIANO-ROSSANO - «Caro sindaco, chiedo soltanto di essere ricevuta e ascoltata». Francesca, questo il nome di fantasia che abbiamo scelto per riferirci alla donna, ha bisogno di una casa. O meglio: di un’abitazione diversa da quella in cui vive. Da anni alloggia in una casa popolare che per vie traverse le spetta e le è stata destinata. C’è un però. Anzi, ce ne sono tanti. Per ben due volte la donna ha messo a repentaglio la sua sicurezza e quella di suo figlio rischiando un corto circuito in casa a causa di un impianto elettrico totalmente da rifare.

Francesca è mamma di un bambino minorenne che ogni giorno fa i conti con seri problemi neurologici e del comportamento, che ha sofferto di asma e che deve fronteggiare paure e fobie legate al suo compromesso stato di salute psico-fisica. La casa è umida, l’intonaco cade a pezzi, i sanitari del bagno si stanno staccando dal pavimento e il termo camino pensato per riscaldare l’intero ambiente non funziona. Mamma e figlio, sebbene fuori più che autunno sembri primavera, la sera vengono avvolti da umidità e freddo. Poi ci sono i difficili rapporti con una parte del vicinato che dapprima il destino ha unito in un percorso comune e che poi, come accade in molte famiglie, ha visto prendere ciascuno la propria strada. Francesca se ne vuole andare, anche dietro consiglio degli assistenti sociali.

«Tuo figlio vive nella continua angoscia che possa accaderti qualcosa» le fanno sapere gli operatori con i quali più volte il bambino è venuto a contatto e con cui si è confidato. Ma Francesca non può permettersi un affitto, è disoccupata, e le poche risorse che ha le mette tutte a disposizione della spesa e del bilancio familiare. Lei vorrebbe rimettere la casa popolare in cui sta e nella quale ha serie difficoltà a vivere nelle mani e nelle facoltà del Comune per spostarsi in un altro alloggio sempre indicato dall’Amministrazione ma più idoneo alle esigenze del figlio. Allora non si perde d’animo e fa richiesta di un’altra casa popolare, ma la sua domanda viene rigettata.

Essere una mamma disoccupata che vive in un’abitazione inagibile con un bambino diversamente abile sembrerebbero essere requisiti non sufficienti per ottenere una nuova casa. Spinta dallo stato di forte necessità prova ad incontrare il sindaco. Sopraggiunge il covid, gli incontri si fanno sempre più rarefatti e controllati. Francesca allora compila una richiesta di incontro seguendo la formula ad hoc pensata in tempi di pandemia per rispettare tutti i protocolli di sicurezza. Il tempo passa, lo stato di emergenza pure. Francesca non ha ottenuto nessun riscontro.

Stando alle sue parole, la donna avrebbe incontrato il sindaco durante la manifestazione dei Fuochi di San Marco ad aprile. Si fa forza e ricorda al primo cittadino che gli aveva scritto, che aveva fatto richiesta per un appuntamento. Il sindaco le spiega che, dopo il covid, la procedura è cambiata nuovamente e che la domanda per un appuntamento adesso va riformulata. Stando sempre al racconto di Francesca, Stasi l’avrebbe rassicurata sulla rapidità con la quale sarebbe stata convocata al Comune non appena gli uffici avessero ricevuto la sua domanda. La donna allora ripercorre di nuovo tutta la trafila burocratica.

Era primavera. Adesso siamo quasi alle porte dell’inverno. Francesca, in fondo, vorrebbe soltanto essere accolta ed ascoltata da chi dovrebbe garantire i diritti della comunità che rappresenta. Come giornale mettiamo a disposizione le nostre pagine per raccontare questa storia nella speranza che chi ha la facoltà e il dovere di risolvere il problema non resti sordo a questa ennesima richiesta di aiuto.  

Valentina Beli
Autore: Valentina Beli

“Fare il giornalista è sempre meglio che lavorare” diceva con ironia Luigi Barzini. E in effetti aveva ragione. Per chi fa questo mestiere il giornalismo non è un lavoro: è un’esigenza, una passione. Giornalista professionista dal 2011, ho avuto l’opportunità di scrivere per diversi quotidiani e di misurarmi con uno strumento affascinante come la radio. Ora si è presentata l’occasione di raccontare le cronache e le storie di un territorio che da qualche anno mi ha accolta facendomi sentire come a casa. Ed io sono entusiasta di poterlo fare