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Longobucco, dal 2019 a oggi almeno tre tumori al cervello rari e molto aggressivi: «Non può essere fatalità»

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LONGOBUCCO - La pediatra Aurelia Carla Straface, residente a Saracena ma originaria di Longobucco, in una struggente lettera di denuncia si appella al sindaco del centro della Valle del Trionto, Giovanni Pirillo, affinché faccia luce sulle cause che dal 2019 hanno generato la morte di tre concittadini affetti da glioblastoma, un rarissimo e gravissimo tumore al cervello che non lascia scampo. «Si indaghi sulle cause e sull'origine di questa patologia. Non può essere solo fatalità».

L'allarme - dicevamo - viene lanciato per l'incremento dei casi di malattie tumorali a Longobucco, a dispetto di una popolazione sempre più ridotta al minimo storico: nel 2020 sono stati censiti appena 2.774 abitanti. La dottoressa stessa rivela di aver perso in poco tempo cognato - responsabile del locale poliambulatorio sanitario - e sorella - insegnante presso il Liceo Scientifico, proprio per il male del secolo. E non è l'unica, in quanto molti, a Longobucco, hanno vissuto simili e tragiche esperienze.

«L'intento - scrive - non è quello di colpevolizzare o accusare qualcuno, ma doversi chiedere la motivazione di tanti casi. Come familiare, ma soprattutto come medico, non posso e non voglio rimanere indifferente. Mio cognato era affetto da due forme tumorali primitive, ossia, non legate tra loro, mia sorella da un tumore celebrale, il glioblastoma, il cui solo nome incute terrore».

La pediatra spiega, quale potrebbe essere a suo avviso, il nesso tra territorio e glioblastoma: «Tra i fattori di rischio ambientale più noti c'è l'esposizione alle radiazioni. Neanche vivessero alle porte di una centrale nucleare! Dov'è finito il paesello montano dall'aria pura, il cibo sano e le sorgenti d'acqua cristallina?»

«Soltanto di glioblastoma - prosegue - dal 2019 ad oggi se ne contano almeno tre casi, e per un tumore considerato raro, il cui tasso di incidenza annualmente si attesta intorno a 3-4 casi ogni 100.000 abitanti. Il numero è fortemente spropositato se riferito alla popolazione di Longobucco: ecco perché non posso credere alla sola tragica fatalità».

«Faccio appello - continua - alle istituzioni tutte e alle forze politiche. Se hanno ancora a cuore le sorti di questo paese, facciano luce su eventuali sversamenti di “rifiuti tossici”, magari interrati nelle nostre montagne decenni addietro - cosa non improbabile - che potrebbero aver inquinato le falde acquifere e di conseguenza, i prodotti della terra che ingenuamente riteniamo ancora genuini».

«È dovere delle istituzioni - termina la Straface - garantire le migliori condizioni di salute della propria comunità, utilizzando tutti gli strumenti a disposizione; non si può rimanere a guardare, la solidarietà, di cui tutti siamo capaci quando i problemi toccano gli altri, non può bastare. Lo dobbiamo a chi purtroppo non c'è più ma soprattutto alle nuove generazioni, se ancora ne rimarranno a Longobucco, alle quali dovremmo poter consegnare un futuro di speranza e di rinascita!»

 

Virginia Diaco
Autore: Virginia Diaco

Studio materie umanistiche e amo scrivere. Ho ricevuto diversi riconoscimenti in ambito letterario, tra cui il V Premio Internazionale di poesia “Giovanni Bertacchi” con la poesia “Preghiera alla vita che toglie vita” e la Menzione della Giuria nella prima edizione del Concorso Letterario Internazionale “Il Viaggio” con la poesia “Consumato negli occhi”. Attraverso le parole esprimo il mio mondo, grazie ad esse conosco quello altrui. Lo scopo più forte che sento di avere è quello di rendere giustizia - quanto più possibile - alla bellezza, all’arte e alle vulnerabilità sociali.