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L’incompiuto calabrese alle latitudini della Sibaritide-Pollino - VIDEO

L’incompiuto calabrese lascia tracce evidentissime anche alle latitudini della Sibaritide-Pollino dove piloni spuntano dai fiumi della Magna Graecia; viadotti restano a collegare solitari costoni di roccia della Sila collegando il nulla, da un lato e dall’altro, e dove alte e grandi infrastrutture sono state realizzate per rimanere chiuse, per rimanere nel limbo perenne. 

Da Rocca Imperiale a Cariati, passando per Castrovillari e Corigliano-Rossano c’è un pullulare di opere rimaste a metà, appese al filo del tempo e costate decine di milioni di euro.

Ci sono strade, come la Sila-Mare, da Longobucco allo Jonio, che attendono di essere realizzate da quasi quarant’anni. Un’opera che semmai venisse completata sarà costata alla fine 62milioni e mezzo di euro, quasi 3 milioni di euro a kilometro.

Ci sono ponti e gallerie che hanno letteralmente sfregiato il territorio dell’antica Arbëria in nome di un’altra strada che nelle memorie di chi l’ha progettata avrebbe dovuto collegare la mitica Sibari al cuore della Sila grande. Interi viadotti e buchi nella terra che sono un pugno nello stomaco per l’ecosistema ed un pugno in un occhio per le nuove generazioni.

Per continuare a parlare di strade, finendo alle ferrovie, poi, ci sono i piloni di Insiti, vero simbolo dell’incompiuto calabrese. Anche qui da 40 anni si attende si realizzare un cavalcavia che colleghi il mare alle montagne, a due passi dal costruendo nuovo ospedale della Sibaritide. Ed è proprio qui, in questo preciso punto, che si incrociano due, tre, infinite incompiute. Un evento unico ma meno raro in Calabria: il ponte di Insiti e la nuova Statale 106, la nuova statale 106 ed il futuribile ospedale, l’ospedale e quella ferrovia, costellata di tralicci che i soliti politici dicevano sarebbero serviti a far transitare i treni elettrici quando le locomotive a vapore non vanno più di moda nemmeno a Tozeur.

E poi, il nostro volo sulla Calabria del nord-est si posa su Trebisacce dove c’è una torre di babele, una fabbrica di San Pietro, dove da 15 anni si tenta di costruire un anfiteatro al coperto mentre a pochi chilometri di distanza, nella grande darsena del Porto di Corigliano-Rossano, c’è una stazione di alaggio e varo, con tanto di strumentazione, che non è mai partita. Tutto questo mentre quel che resta della grande flotta peschereccia di Schiavonea, un tempo la più grande del Mediterraneo, deve ancora fare decine di miglia in mare per revisionare i propri natanti.

Ancora, non è finita. A Castrovillari e Cassano Jonio due grandi enigmi. Nella città del Pollino un centro costruito per dare risposte alla lotta alla tossicodipendenza rimane mai utilizzato dal 1982 e nei decenni, ironia della sorte, è diventato persino ricettacolo delle più svariate devianze sociali. Nella cittadina delle Terme, invece, negli anni ’60/’70 la politica illuse i cittadini con la promessa di un ospedale. La struttura venne realizzata, anche in questo caso, ma di servizi sanitari nemmeno l’ombra. Oggi ospita un hospice, uno dei più importanti e meglio gestiti del territorio, ma è relegato solo in un angolo di quella mega struttura.

E ritorniamo, infine, a Corigliano-Rossano dove sorge l’ultima delle compiute inutilizzate: un parcheggio con poco meno di 100 posti auto e con al centro un ascensore che farebbe invidia al One World Trade Center. Migliaia di euro spesi per tenerlo chiuso, inutilizzato e inutilizzabile!

Potremmo andare avanti e raccontare ancora delle tante strutture per il sociale costruite per rimanere chiuse, come il palazzetto dello sport di località Manco a Longobucco, o come – ancora – la diramazione sud di Bocchigliero. Un’opera straordinaria anche questa costata milioni di euro. È ferma, è lì, in sfregio all’uomo e alla natura. Ecco, il paradigma di come e quando può fallire lo Stato e la Democrazia sta tutto qui.