13 ore fa:Conte tra la gente del Crati: «Basta fondi fermi, servono argini e verità» | VIDEO
12 ore fa:A Co-Ro e Castrovillari Pulse Day il 1° marzo: screening gratuiti contro le aritmie cardiache
10 ore fa:Ordine dei Commercialisti di Castrovillari, si insedia il nuovo Consiglio guidato da Domenico Pisano
11 ore fa:Alta Velocità in Calabria, Mazza (CMG): «Mentre il Tirreno affonda, la Politica delira»
14 ore fa:Elezioni provinciali, Franz Caruso attacca il progetto regionale sui borghi montani
13 minuti fa:Montagna Sicura, a Frascineto la seconda edizione per un’escursionismo più consapevole
15 ore fa:Katrin, Cicogna bianca nata nella Piana di Sibari è tornata in Calabria
13 ore fa:Unical, Greco incontra la delegazione UST Cisl per rafforzare sinergie
14 ore fa:Corigliano-Rossano, riforma della giustizia: sabato confronto con Palamara e Sallusti
13 ore fa:Vaccarizzo, inaugurato il campo da calcio a 5. Pomillo: «Riportato lo sport al centro della vita del paese»

Trivelle in mare, il biologo marino Silvio Greco: "Effetti nefasti"

1 minuti di lettura
di MARTINA FORCINITI La Sibaritide alzerà il dito contro le trivelle. E lo farà, si spera, in massa. Perché in una terra votata a pesca, turismi, agricoltura e panorami d’eccellenza, questi grandi scheletri di ferro e cemento nudo non li vorremmo certo spiaggiati nel nostro golfo. Che poi, può davvero esistere una compatibilità ambientale fra trivellazioni e mare? Cosa mai potrebbero dirsi natura e mostri? E se l’impatto che questi titani metallici hanno sulle persone può essere soggettivo, per l’ambiente le trivelle dello Sblocca Italia non sono un’opzione. Le conseguenze ci saranno, irreparabili. A spiegarcele, in parte, è il biologo marino Silvio Greco. E le prospettive per il nostro ecosistema non sono affatto buone. «Le trivellazioni prevedono l’utilizzo di particolari attrezzature che emettono fasci d’onda di elevata potenza. Se alcune specie animali come gli zifi (mammiferi marini molto sensibili al rumore) incontrano queste onde, la loro capacità di localizzarsi nello spazio-tempo viene irrimediabilmente compromessa. E non a caso i loro spiaggiamenti lungo le coste fanno registrare numeri record». In nome del dio denaro si è disposti a sacrificare tutto. Anche la nostra bellezza. Ma poi l’economia delle trivellazioni è davvero così ricca? «È veramente strano che sia il fattore economico a motivare la ricerca e l’estrazione degli idrocarburi. Ci sono grossi problemi legati ai costi dell’attività estrattiva e alla volatilità dei prezzi delle materie prime. Per questo è al vaglio la non validità economica del prelievo a mare». Già, il conto salato dei buchi nello Jonio lo pagherebbe l’intero apparato socio-economico locale. Niente più prodotti agricoli d’eccellenza: il loro valore e la loro immagine di salubrità verrebbero distrutti. Niente più turismo balneare e destagionalizzato: chi mai vorrebbe fare tappa in ambienti inquinati dai paesaggi scempiati? E poi falde acquifere infestate, aumento della sismicità. Effetti sull’uomo. «Non è tanto il buco a costituire un problema, quanto la contaminazione dell’ecosistema stesso. Alla quale sono inevitabilmente legati rischi per l’uomo come i tumori o le malformazioni». Senza contare i potenziali danni, forti, nel breve termine. «Immaginiamo che un’esplosione come quella avvenuta nel Golfo del Messico si verifichi nel mar Jonio o nel mar Adriatico. Gli effetti sarebbero quelli di una bomba atomica. I nostri piccoli mari non potrebbero mai reggere l’urto di un disastro del genere. Non riuscirebbero a riprendersi». Il nostro territorio è sotto scacco, pronto a farsi calpestare dalle grandi multinazionali dell’oro nero. È pronto a difendersi? Ci sarà finalmente quello scatto d’orgoglio che è finora mancato nelle grandi questioni? «Mi auguro che le comunità locali dicano la loro. Si facciano valere. Il prossimo 28 marzo sarà l’occasione giusta per i cittadini di suscitare un ri-ragionamento da parte delle istituzioni»
Redazione Eco dello Jonio
Autore: Redazione Eco dello Jonio

Ecodellojonio.it è un giornale on-line calabrese con sede a Corigliano-Rossano (Cs) appartenente al Gruppo editoriale Jonico e diretto da Marco Lefosse. La testata trova la sua genesi nel 2014 e nasce come settimanale free press. Negli anni a seguire muta spirito e carattere. L’Eco diventa più dinamico, si attesta come web journal, rimanendo ad oggi il punto di riferimento per le notizie della Sibaritide-Pollino.