Roger Waters compie 83 anni, da Cariati una lettera: «Happy birthday, bro. La tua voce cammina ancora con noi»
Nel giorno del compleanno del cofondatore dei Pink Floyd, i protagonisti della lunga battaglia per l'ospedale Vittorio Cosentino gli scrivono per ricordare il legame nato nel 2021: dall’appello «Riaprite l’ospedale subito» all’abbraccio di Bologna. «Speriamo di incontrarci di nuovo»
CARIATI – «Happy birthday, bro». Non è il messaggio di auguri di un fan a una rockstar. Arriva da Cariati, da quel gruppo di cittadini che da oltre quindici anni continua a battersi attorno al destino dell’ospedale Vittorio Cosentino e che con Roger Waters ha costruito, quasi incredibilmente, un rapporto che ha portato la piccola città dello Jonio cosentino dentro una storia internazionale.
Oggi, 6 settembre, Waters compie 83 anni. Nato nel 1943, cofondatore dei Pink Floyd e tra le figure più influenti della storia del rock, negli ultimi anni è diventato anche una voce familiare a Cariati.
E così questa mattina i «Cariati kids», come si firmano, gli hanno affidato una lunga lettera di auguri. «Ti scriviamo da questo piccolo angolo di Calabria dove, da più di quindici anni, continuiamo a tenere accesa una luce. Siamo ormai il movimento più longevo del territorio. Il tempo passa anche da qui, eppure siamo ancora presenti e attivi».
Quel «Riaprite l’ospedale di Cariati subito»
Il legame nasce nel 2021, quando Waters viene a conoscenza dell’occupazione del Vittorio Cosentino e registra un video diventato immediatamente uno dei simboli della vertenza: «Riaprite l’ospedale di Cariati, subito!». Un appello pronunciato in italiano che portò il caso del presidio calabrese sui media nazionali.
«Con la tua voce, con la tua faccia – scrivono oggi da Cariati – hai portato la nostra storia nel mondo. Poi sono arrivate le videochiamate, gli incoraggiamenti, la forza che ci hai dato».
Quella vicenda entrò successivamente nel documentario “C’era una volta in Italia – Giacarta sta arrivando” di Federico Greco e Mirko Melchiorre, con la partecipazione dello stesso Waters insieme, tra gli altri, a Ken Loach e Gino Strada. Il film parte proprio dall’occupazione dell’ospedale di Cariati per allargare lo sguardo alla crisi della sanità pubblica. Waters arrivò anche a cedere gratuitamente i diritti di “Money” per il documentario.
Da Cariati fino all’Unipol Arena
Poi Bologna. Durante le date italiane del tour This Is Not A Drill, nell’aprile 2023, la battaglia di Cariati arrivò dentro l’Unipol Arena. Davanti a migliaia di persone Waters gridò: «Fuck nuclear weapons, we need money for hospitals in Calabria!». Dopo il concerto arrivò anche l’incontro con gli attivisti cariatidesi.
Ed è quell'abbraccio che la lettera ricorda oggi insieme a una promessa mai dimenticata: Waters aveva detto che un giorno avrebbe voluto prendere l’automobile, arrivare a Cariati e stappare una bottiglia di vino con loro. Una frase pronunciata già nel 2021, quando aveva conosciuto la loro storia.
«Non è tutto risolto, ma qualche luce oggi c’è»
La lettera non è però soltanto memoria. I «Cariati kids» fotografano anche ciò che è successo nel frattempo al Vittorio Cosentino. Dopo anni di chiusura sono arrivati servizi, investimenti e nuove attività; nel 2024 è stato aperto anche il nuovo Pronto soccorso. In quell’occasione persino il presidente della Regione Roberto Occhiuto riprese pubblicamente proprio il vecchio appello di Waters.
Ma chi ha combattuto quella battaglia evita di dichiararla conclusa. «Non c’è nulla che ci permetta di dire che è tutto risolto – scrivono – ma si continua a camminare verso un orizzonte, controvento, mentre il mondo spinge nella direzione opposta».
E il messaggio torna inevitabilmente alla difesa della sanità pubblica: «Oggi, mentre gli ospedali pubblici e l’intera sanità pubblica si spengono, mentre il diritto alla cura è schiacciato sempre più dalle logiche di profitto, a Cariati, dopo il buio totale, qualche lucina in più si vede».
«Speriamo di incontrarci di nuovo»
C’è anche un passaggio duro nei confronti delle istituzioni locali: secondo gli autori della lettera, Waters avrebbe meritato da tempo un invito ufficiale a Cariati. È la loro valutazione, espressa senza mezzi termini. Ma il finale torna al rapporto umano nato quasi per caso tra uno dei musicisti più famosi del mondo e un gruppo di cittadini di una piccola città calabrese. «Speriamo di incontrarci di nuovo, Roger. Noi ti seguiamo, ti ascoltiamo e continuiamo a camminare anche grazie alla tua voce».
Poi la firma, semplice: «Ti abbracciamo. Con amore. Buon compleanno. The Cariati kids».
Ottantatré anni per Roger Waters. E a migliaia di chilometri di distanza c’è ancora un pezzo di Calabria che oggi lo chiama semplicemente “bro”.