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Strage di Amendolara, il grido del vescovo Savino: «È morta l’umanità, non restiamo in silenzio»

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AMENDOLARA – Una tragedia che scuote le coscienze e riapre ferite mai del tutto rimarginate nella memoria collettiva della Calabria. Quanto accaduto nel primo pomeriggio di lunedì 1 giugno ad Amendolara richiama inevitabilmente alla mente uno degli episodi più drammatici vissuti dal territorio: la morte del piccolo Cocò Campolongo, il bambino bruciato vivo insieme al nonno e alla compagna di quest’ultimo.

«È morta la ragione, è morta l’umanità». Parole pronunciate allora e che oggi tornano con forza nelle riflessioni del vescovo di Cassano allo Jonio, monsignor Francesco Savino, davanti all’orrore consumatosi sulla Statale 106.

Quattro uomini, quattro vite spezzate, quattro corpi ridotti in cenere in una terra che conosce la bellezza del mare ma che troppo spesso continua a fare i conti con il sangue e la violenza.

Il presule sceglie parole nette ma prudenti, senza sovrapporsi al lavoro della magistratura e degli investigatori. «Non mi appartiene il compito di anticipare la giustizia degli uomini, né di sostituirmi agli inquirenti – scrive Savino –. Ma mi appartiene, come pastore, come credente, come uomo che vive su questa terra, il dovere di alzare la voce».

Una voce che si leva contro quella che, se confermata dalle indagini, sarebbe una violenza di inaudita gravità. «Questa violenza, se violenza è stata, come sembra, è un’offesa a Dio, che in ogni volto umano ha impresso la propria immagine. È un atto che grida vendetta al cielo, nel senso più biblico e più vero di quella espressione».

Il vescovo rivolge poi un appello chiaro alle istituzioni e alla società civile, chiedendo che nessuna delle vittime venga dimenticata o ridotta a semplice dato di cronaca. «Si faccia tutto il possibile per dare un nome, un volto, una storia a ciascuna di queste vittime, perché non diventino soltanto un numero nella cronaca nera di un’estate calabrese. Ogni vittima ha diritto alla verità. Ogni vittima ha diritto che la sua morte non sia sepolta sotto il silenzio o l’indifferenza».

Ma il messaggio di Savino non si ferma alla richiesta di giustizia. È anche un richiamo rivolto alla comunità calabrese, chiamata a non chiudersi nell’abitudine o nella rassegnazione davanti alla violenza.

«Chiedo a questa comunità, alla Calabria che soffre e che spesso si vergogna di sé stessa, di non voltarsi dall’altra parte. Di non cedere alla tentazione di considerare queste morti come qualcosa di distante, di estraneo, che riguarda altri».

Parole dure, che interrogano il territorio e le sue responsabilità morali. «Quelle fiamme hanno bruciato sulla nostra terra. Quella cenere è la nostra cenere. E il silenzio complice è sempre, in qualche misura, una forma di corresponsabilità».

Un monito che attraversa il dolore e che, mentre la magistratura continua a fare luce sulla strage di Amendolara, richiama tutti alla necessità della verità, della memoria e di una presa di coscienza collettiva.

Redazione Eco dello Jonio
Autore: Redazione Eco dello Jonio

Ecodellojonio.it è un giornale on-line calabrese con sede a Corigliano-Rossano (Cs) appartenente al Gruppo editoriale Jonico e diretto da Marco Lefosse. La testata trova la sua genesi nel 2014 e nasce come settimanale free press. Negli anni a seguire muta spirito e carattere. L’Eco diventa più dinamico, si attesta come web journal, rimanendo ad oggi il punto di riferimento per le notizie della Sibaritide-Pollino.