Calabria, tirocini in psicoterapia bloccati: specializzandi senza ore obbligatorie nelle Asp
Le difficoltà di accesso ai tirocini curriculari nelle scuole di specializzazione in psicoterapia in Calabria. Il quadro normativo tra DM 509/98 e limiti numerici applicati dalle Aziende sanitarie. Gli effetti su tempi di formazione e ricambio nei servizi di salute mentale. Le richieste di chiarimento e coordinamento avanzate da AltraPsicologia Calabria
CATANZARO - In Calabria molti psicologi in formazione non riescono a completare i tirocini obbligatori nelle strutture sanitarie pubbliche. La carenza di organico e l’applicazione dei limiti numerici rallentano le specializzazioni.
Lo si apprende da una nota stampa di Santo Cambareri, Consigliere dell'Ordine degli Psicologi facente parte di AltraPsicologia Calabria.
«Ci risiamo! - scrive - Ogni anno, con regolarità ormai prevedibile, AltraPsicologia Calabria riceve numerose segnalazioni di colleghe e colleghi che non riescono a completare le ore di tirocinio richieste dalla legge per conseguire la specializzazione in psicoterapia. Il motivo? La crescente difficoltà ad accedere ai tirocini pratici obbligatori, da svolgersi, come previsto dal DM 509/98, presso strutture pubbliche o private accreditate con il Servizio Sanitario Nazionale, sotto la supervisione di tutor qualificati».
«Ogni anno, centinaia di professionisti calabresi, trovano chiuse le porte dei servizi psicologici pubblici, anche per via di specifiche delibere aziendali. Una criticità ormai sistematica che comporta ritardi nella formazione, proroghe forzate dei percorsi di studio e, in alcuni casi, l'impossibilità concreta di proseguire regolarmente il proprio iter di specializzazione».
«Il riferimento normativo è il Decreto Ministeriale 11 dicembre 1998 n. 509, che disciplina le scuole di specializzazione e stabilisce l'obbligo di svolgere un tirocinio pratico presso strutture pubbliche o private accreditate con il Servizio Sanitario Nazionale, sotto la supervisione di tutor qualificati. Il decreto, tuttavia, non prevede limiti numerici specifici, ma si concentra sui requisiti qualitativi della formazione».
«I limiti numerici derivano invece dalla normativa generale sui tirocini formativi, in particolare dal Decreto Ministeriale 25 marzo 1998 n. 142, che stabilisce un rapporto tra numero di tirocinanti e dipendenti a tempo indeterminato dell'ente ospitante (1 tirocinante fino a 5 dipendenti; 2 tra 6 e 19; massimo il 10% oltre i 20 dipendenti), e dall'Accordo Stato-Regioni 25 maggio 2017 che ha demandato alle Regioni l'attuazione della disciplina dei tirocini extracurriculari».
«Il punto centrale è che i tirocini delle scuole di specializzazione in psicoterapia sono, per loro natura giuridica, tirocini curriculari obbligatori, parte integrante di un percorso formativo post- universitario che viene svolto nelle (poche) Scuole pubbliche o, nella maggior parte dei casi, nelle tante Scuole private accreditate e non strumenti di inserimento lavorativo».
«Nonostante ciò, molte Aziende Sanitarie applicano, in via prudenziale, anche a questi percorsi specialistici, i limiti numerici previsti per i tirocini extracurriculari».
«In una regione come la nostra, segnata da una cronica carenza di personale sanitario a tempo indeterminato e da anni di restrizioni assunzionali, l'applicazione automatica del limite percentuale produce effetti particolarmente penalizzanti. Se in un servizio di salute mentale operano pochi psicologi strutturati, il numero di tirocinanti accoglibili si riduce drasticamente. Il risultato è un vero e proprio imbuto formativo: posti esauriti in tempi brevissimi, liste di attesa informali, rinvii annuali».
«Questo meccanismo genera un paradosso: la normativa che nasce per tutelare la qualità formativa e prevenire abusi finisce, in un contesto di sotto-organico strutturale, per impedire l'adempimento di un obbligo formativo imposto dalla stessa legge universitaria. La situazione attuale determina una lesione concreta di due diritti fondamentali. Il diritto allo studio, poiché professioniste e professionisti regolarmente iscritti a scuole riconosciute non riescono a completare il percorso nei tempi previsti per cause indipendenti dalla propria volontà. Il diritto alla salute, perché il blocco o il rallentamento della formazione degli psicoterapeuti incide sulla disponibilità futura di professionisti nel sistema pubblico e privato accreditato, aggravando una condizione già critica nei servizi di salute mentale regionali. La carenza di personale stabile nella sanità calabrese non è solo un problema organizzativo interno alle Aziende Sanitarie: diventa un fattore che ostacola la formazione specialistica e compromette il ricambio generazionale della professione».
«AltraPsicologia Calabria ha già sollevato questa problematica negli anni passati, sia in sede di Consiglio dell'Ordine, sia attraverso richieste di chiarimenti alle singole Aziende Sanitarie, fino ad interpellare la politica locale e nazionale. Tuttavia, ad oggi, non è stata individuata una soluzione strutturale. Il ripetersi annuale delle segnalazioni dimostra che non siamo di fronte a un'emergenza temporanea, ma ad un problema sistemico che richiede: un chiarimento interpretativo ufficiale sull'applicazione dei limiti numerici ai tirocini curriculari delle scuole di specializzazione; un coordinamento tra Regione, Aziende Sanitarie e Scuole di Specializzazione; un rafforzamento dell'organico stabile del sistema sanitario regionale».
«La formazione degli psicoterapeuti è una componente essenziale della tenuta del sistema pubblico di salute mentale. Serve ora un intervento politico-amministrativo per rendere coerente il sistema normativo e tutelare i diritti costituzionali. Come AltraPsicologia Calabria continueremo a promuovere confronto pubblico e azioni istituzionali in sede di Consiglio dell'Ordine affinché questa criticità venga finalmente affrontata con responsabilità e visione strategica».