Il rosso d'estate delle tre del pomeriggio
Sulla torretta, mentre la gente al mare si distrae, resta lo sguardo vigile di una generazione che impara presto il peso della responsabilità
Se chiudi gli occhi e pensi all'estate in Italia, c’è un momento preciso in cui tutto si ferma. Le tre del pomeriggio. La sabbia scotta così tanto che cammini in punta di piedi, l’aria vibra sopra la linea dell’orizzonte e il mare rimanda riflessi accecanti. In quel preciso istante, se ti guardi intorno, c’è un’unica macchia di colore che resiste alla controra. Un punto rosso.
Inizia sempre così, all'inizio di giugno. Quando le scuole chiudono e le aule universitarie si svuotano, le nostre spiagge e le piscine si popolano di un esercito silenzioso e vivacissimo. Ragazzi, per lo più studenti, che indossano quella maglietta rossa con una fierezza leggera. C’è chi lo fa per comprarsi lo scooter, chi per non annoiarsi in tre mesi di vacanze infinite, chi per sentirsi grande o per l’illusione di una vacanza pagata.
Li vedi sfrecciare la mattina presto in bicicletta, con i capelli ancora bagnati dalla doccia e la borsa a tracolla, o fare la fila dal panettiere per un pezzo di focaccia prima che la spiaggia si riempia. Nei loro occhi c’è l’euforia dei primi giorni, quella sensazione magica di essere i re del bagnasciuga, al centro del mondo.
Poi, piano piano, l’euforia si trasforma in routine. Ed è qui che inizia il vero viaggio.
Attorno alla torretta del salvataggio si muove da sempre un micromondo. Ci sono i miti intramontabili, le storie d’amore nate all’ombra di un pattino e consumate nei falò di Ferragosto, quei flirt clandestini che profumano di crema solare e che a volte sono veri, altre volte restano leggende da raccontare l’inverno successivo. E poi ci sono le colonne portanti: i bagnini "storici", quelli che hanno i capelli schiariti dal sale e le rughe d'espressione attorno agli occhi. Uomini che hanno incastrato per anni il lavoro invernale e le dinamiche familiari pur di non rinunciare a quella torretta, e che oggi, spesso, quegli stabilimenti li gestiscono.
Ma la verità profonda di quella maglietta rossa la conosce solo chi l'ha portata.
Perché mentre per i bagnanti il ragazzo del salvataggio è una specie di eroe da film, un Baywatch nostrano da guardare con un sorriso scanzonato, la realtà ha un sapore diverso. Dietro quel sorriso sereno, a tratti ancora infantile, c'è un impegno che pesa. C’è la fatica di giornate interminabili passate a districarsi tra le pretese dei clienti, le lamentele dei gestori e gli occhi che bruciano a forza di fissare il blu.
Quel colore rosso non è un costume di scena. Dietro ci sono mesi di corsi rigidi, aggiornamenti, polmoni che scoppiano per l'addestramento e ore passate a studiare le correnti. La parte romantica, quella dei film, forse copre il dieci per cento della stagione. Il resto è responsabilità pura. È attenzione invisibile mentre tutti gli altri si divertono.
Da ex bagnino di salvataggio, quando oggi cammino sulla spiaggia, guardo quei ragazzi con una tenerezza profonda. E vorrei che tutti facessimo un piccolo passo indietro per proteggerli.
Ai bagnanti, ai genitori, ai gestori dei bagni vorrei dire: custodite questi ragazzi. Non dimenticate mai che sotto quella divisa c'è un giovane che ha scelto di non stare a guardare. E che se il mare decidesse di fare il cattivo – e succede, purtroppo, molto più spesso di quanto si creda – quel ragazzo non esiterà un solo secondo a buttarsi dove l'acqua è profonda, mettendo a rischio la propria vita per salvare la vostra. In un ambiente dove le incognite sono ovunque e nessun miracolo è scritto in anticipo.
E a voi, ragazzi che quest'anno indossate quel rosso vivo: fate questo lavoro con la testa, con il cuore, con una determinazione feroce. Godetevi i sorrisi, i tramonti e la bellezza dei vent'anni al mare. Ma siate fieri di quello che fate. Perché noi che abbiamo avuto la pelle bruciata dallo stesso sole lo sappiamo bene: fare il bagnino non è solo un modo per farsi le vacanze gratis.
È un modo di guardare il mondo, dal punto più alto della spiaggia, pronti a tendere la mano.
di Paride De Paola