Ospedale della Sibaritide, Candreva e Sciarrotta: «Il futuro di Compagna e Giannettasio non può essere la dismissione»
I due capigruppo di maggioranza chiedono una riconversione strategica dei presidi di Corigliano e Rossano. Nel 2023 l’Asp parlava di post-acuzie, lungodegenza e anche di un polo pediatrico. Ma quella programmazione è ancora valida?
CORIGLIANO-ROSSANO - Il nuovo ospedale della Sibaritide corre verso il traguardo, almeno nelle notizie ufficiose che descrivono il cantiere di contrada Insiti ormai in dirittura d’arrivo (quando al countdown del nostro sito mancano esattamente 90 giorni all'alba). Ma mentre si discute di fine lavori, traslochi, tavoli tecnici e attrezzature da spostare, resta aperta un altro fronte caldo: che fine faranno il “Guido Compagna” di Corigliano e il “Nicola Giannettasio” di Rossano?
A porre il tema sono Giuseppe Candreva, capogruppo del Partito Democratico, e Lidia Sciarrotta, capogruppo del Movimento 5 Stelle in Consiglio comunale a Corigliano-Rossano. Per i due consiglieri di maggioranza, la nascita della nuova struttura non può trasformarsi nella semplice chiusura dei due presidi storici della città.
Il punto, secondo Candreva e Sciarrotta, non è mettere in discussione il nuovo ospedale. Al contrario: l’Asp deve mettere al centro della propria attività proprio il nuovo presidio della Sibaritide e la riorganizzazione complessiva dell’offerta sanitaria territoriale. Ma questa riorganizzazione non può prescindere dal destino delle strutture esistenti.
«Per evitare che la nuova cittadella della salute diventi l’unico e isolato riferimento assistenziale – scrivono – è necessario ripensare profondamente il destino dei presidi “Guido Compagna” di Corigliano e “Nicola Giannettasio” di Rossano. La proposta non deve essere la loro semplice dismissione, ma una riconversione strategica volta ad ampliare l’offerta della sanità territoriale».
È qui che la posizione dei due rappresentanti dell'emiciclo pro Stasi tocca il nodo vero. L’assistenza sanitaria, osservano i due consiglieri, non può esaurirsi esclusivamente dentro un grande ospedale per acuti. I vecchi presidi potrebbero diventare centri per la medicina di prossimità, capaci di portare prevenzione, specialistica, servizi ambulatoriali e presa in carico più vicino ai cittadini, decongestionando il nuovo polo dai casi che non richiedono ricovero ospedaliero.
Una prospettiva che non nasce oggi. Già nel dicembre 2023 l’Eco dello Jonio aveva posto la stessa domanda all’allora direttore generale dell’Asp di Cosenza, Antonello Graziano (LEGGI QUI): cosa ne sarà del Giannettasio e del Compagna dopo l’apertura dell’ospedale della Sibaritide? In quell’occasione Graziano spiegò che non esisteva ancora «un vero e proprio progetto definitivo», ma assicurò che le due strutture non sarebbero state «abbandonate o trascurate» e che avrebbero rappresentato «una risorsa importante sia in termini di spazi che di servizi sanitari erogati».
L’idea indicata allora dall’Asp era chiara: destinare i due presidi a tutto ciò che non è acuto, quindi post-acuzie e lungodegenza, potenziando medicina territoriale, prestazioni ambulatoriali e diagnostica avanzata con tecnologie all’avanguardia. Graziano parlava anche della necessità di liberare e specializzare spazi oggi compressi dentro gli attuali spoke, dove insistono più attività, comprese quelle consultoriali.
Sempre nel 2023 era stata avanzata anche un’ulteriore suggestione: utilizzare il Giannettasio, in particolare alla luce del dato sulla natalità nella Sibaritide, per rafforzare la rete pediatrica, anche in collegamento con l’accordo tra Regione Calabria e Ospedale Bambino Gesù di Roma. Un’ipotesi che guardava alla possibilità di costruire servizi pediatrici qualificati in una struttura urbana, relativamente recente e inserita in un contesto dotato di servizi.
Oggi, però, quella prospettiva va verificata. È ancora valida? È stata aggiornata? È stata superata da nuove programmazioni? Oppure è rimasta, come spesso accade, una previsione sospesa, destinata a rigenerarsi in altre forme senza mai diventare piano operativo?
Il comunicato di Candreva e Sciarrotta riapre proprio questo fronte. Se il nuovo ospedale sarà la struttura per acuti, i due presidi esistenti devono avere una funzione definita prima del trasferimento, non dopo. Perché il rischio è trovarsi con una grande struttura nuova, ma con un sistema territoriale indebolito, senza una rete di servizi capillare e senza una vera continuità assistenziale.
A rendere il quadro ancora più delicato c’è il tema del personale. I due consiglieri sottolineano che la cronica carenza di medici e operatori sanitari non è solo un problema futuro, ma una criticità già attuale, capace di mettere a rischio i ricoveri programmati in diversi reparti dell’attuale spoke.
Per questo, secondo Candreva e Sciarrotta, i tavoli tecnici permanenti per coordinare il trasloco di attrezzature e reparti rischiano di diventare un passaggio puramente burocratico se non accompagnati da un piano concreto per colmare i vuoti d’organico.
Il timore è che una struttura tecnologicamente avanzata possa restare parzialmente inoperosa, non per mancanza di muri, sale o macchinari, ma per assenza di personale sufficiente. «Senza un piano straordinario che porti nuovi professionisti direttamente nei reparti e al letto dei pazienti – evidenziano – anche il miglior modello di gestione manageriale rischia di rimanere un esercizio teorico».
Il riferimento è anche al nuovo protocollo d’intesa per la formazione d’eccellenza dei dirigenti medici, giudicato valido e positivo sulla carta, ma non sufficiente rispetto all’urgenza operativa del territorio. La formazione manageriale dei vertici sanitari è importante, ma non può sostituire il reclutamento dei medici di corsia.
La vera sfida, quindi, è doppia: completare e attivare il nuovo ospedale della Sibaritide, ma allo stesso tempo decidere con chiarezza cosa diventeranno il Compagna e il Giannettasio. Due strutture che possono essere dismesse, lasciate svuotare lentamente, oppure riconvertite in presidi di sanità territoriale, prevenzione, post-acuzie, lungodegenza, diagnostica e servizi di prossimità.
È su questa scelta che si misurerà la qualità della nuova stagione sanitaria della Sibaritide. Perché il nuovo ospedale potrà anche aprire. Ma senza personale e senza una rete territoriale attorno, il rischio è che la “cittadella della salute” resti una grande infrastruttura isolata, mentre Corigliano e Rossano perderanno pezzi decisivi della loro sanità di prossimità.