BRT, Mazza: «La Calabria progetta ancora sui confini amministrativi e non sui reali flussi di mobilità»
Il presidente dell’Associazione Magna Graecia critica l’impostazione dei progetti regionali sul Bus Rapid Transit
CORIGLIANO-ROSSANO- La Calabria continua a pianificare le proprie infrastrutture guardando ai confini amministrativi invece che ai reali bisogni dei cittadini. È questa la tesi sostenuta da Domenico Mazza, presidente dell’Associazione Magna Graecia, che in una nota interviene sul progetto del Bus Rapid Transit (BRT), definendolo l’ennesimo esempio di una programmazione che rischia di nascere già superata.
Secondo Mazza, il principale limite della pianificazione regionale è l’incapacità di interpretare i moderni flussi di mobilità. «Le aree urbane non sono isole chiuse – osserva – ma sistemi viventi nei quali migliaia di persone si spostano ogni giorno tra comuni limitrofi. Continuare a progettare seguendo esclusivamente i confini amministrativi significa ignorare la realtà».
L’analisi parte anche dai numeri degli investimenti previsti dalla Regione. Per l’area urbana di Cosenza è stimato un finanziamento complessivo di circa 30 milioni di euro, di cui una prima tranche pari a 8 milioni, mentre per Corigliano-Rossano, terzo polo demografico della Calabria, il progetto dispone di appena 6 milioni di euro complessivi.
Per Mazza si tratta di una differenza difficilmente giustificabile se il criterio dovrebbe essere quello dei bacini d’utenza e dei flussi di mobilità. «Se l’obiettivo è costruire una rete efficiente – sostiene – il parametro non può essere il peso politico dei territori, ma il numero delle persone che quotidianamente si spostano».
L’esponente dell’Associazione Magna Graecia evidenzia inoltre come anche il progetto cosentino presenti un limite di impostazione. Il tracciato del BRT, infatti, interessa Cosenza, Rende e Castrolibero, lasciando fuori realtà come Montalto Uffugo e Mendicino, considerate ormai parte integrante del sistema urbano della valle del Crati. Una scelta che, secondo Mazza, finisce per escludere importanti bacini di pendolari, costringendo migliaia di cittadini a continuare a utilizzare l’automobile.
Lo stesso ragionamento viene esteso a Corigliano-Rossano. Per Mazza il progetto non dovrebbe fermarsi ai confini della città nata dalla fusione del 2018, ma trasformarsi nella dorsale di mobilità dell’intero comprensorio della Sibaritide. L’auspicio è quello di un collegamento capace di estendersi a nord fino a Sibari, intercettando i flussi della bassa valle del Crati e dell’Alto Ionio, e a sud fino a Mirto, punto di riferimento per la Valle del Trionto e il Basso Ionio.
Nella sua riflessione, Mazza richiama anche una presunta contraddizione della Regione Calabria. Se da un lato negli anni sono stati sostenuti percorsi di pianificazione intercomunale e di area vasta, come il Piano Strutturale Associato della Sibaritide, dall’altro – osserva – quando si progettano infrastrutture strategiche si torna a ragionare entro rigidi confini comunali.
«Finché la programmazione continuerà a coincidere con i limiti amministrativi – conclude – la Calabria resterà prigioniera di una pianificazione novecentesca. La mobilità del futuro si costruisce seguendo la geografia dei flussi quotidiani e delle relazioni tra le persone, non quella della burocrazia».