5 ore fa:Castrovillari, nasce il coordinamento di Casa Riformista: Valentina Baratta commissaria cittadina
3 ore fa:Turismo sostenibile : Legambiente presenta il progetto Bio Valle del Nicà
4 ore fa:Trattori ancora al quadrivio di Spezzano: secondo giorno di presidio nel cuore della Sibaritide
2 ore fa:Caro gasolio in agricoltura, mozione del M5S in Regione: Scutellà chiede aiuti urgenti e stop alle speculazioni
2 ore fa:«Diritto allo studio negato a due bambini di Contrada Seggio»: il consigliere Bosco accusa l'amministrazione
1 ora fa:Un campo di cricket per incontrarsi: a Cantinella parte la sfida dell’integrazione
1 ora fa:Verde pubblico, Europa Verde replica a FdI: «Bene, ma l’ambiente non sia una bandiera elettorale»
5 ore fa:Trebisacce candida un Centro Antiviolenza: il Comune mette a disposizione anche un proprio immobile
3 ore fa:Torna “Oggi Fiction” a Co-Ro al via la terza edizione con la direzione artistica di Pasquale Arnone
31 minuti fa:Le Riserve di Tarsia e della Foce del Crati in vetrina al World Tourism Event di Assisi

Strage di Amendolara, Occhiuto: «La Regione pagherà viaggio dei familiari e rimpatrio delle salme»

2 minuti di lettura

REGGIO CALABRIA - La Calabria prova a dare una risposta concreta, anche simbolica, alla tragedia di Amendolara. Dopo il lungo dibattito in Consiglio regionale sul caporalato e sullo sfruttamento del lavoro, all’indomani della morte dei quattro giovani braccianti uccisi e bruciati vivi lungo la Statale 106, il presidente della Giunta regionale Roberto Occhiuto ha avanzato una proposta destinata a diventare norma nella prossima variazione di bilancio.

La Regione potrebbe farsi carico delle spese necessarie per consentire l’arrivo in Calabria dei familiari delle vittime, affinché possano procedere al riconoscimento delle salme, e successivamente sostenere il rimpatrio dei corpi nei Paesi d’origine.

«Sarebbero pochissime risorse – ha spiegato Occhiuto in Aula – ma sarebbe un gesto di civiltà nei confronti di persone che sono venute in Calabria cercando una vita migliore e che qui hanno trovato la morte».

La proposta riguarda i familiari di Ullah Ismat Qiemi, 19 anni, Waseem Khan, 29 anni, Amin Fazal Khogjani, 28 anni, e Safi Iayjad, 27 anni. Quattro giovani lavoratori, tre di origine afghana e uno di origine pakistana, morti in una vicenda che ha travolto l’intera Calabria e ha riportato al centro del dibattito pubblico il tema dello sfruttamento nelle campagne.

L’intervento di Occhiuto è arrivato al termine di una seduta lunga e intensa, nella quale i consiglieri regionali hanno discusso per ore della strage, della condizione dei lavoratori migranti e delle debolezze strutturali del sistema dei controlli. Tutti hanno espresso sgomento. Tutti hanno riconosciuto che quei quattro morti impongono una risposta diversa dal solito cordoglio istituzionale.

Dal dibattito è emersa una consapevolezza comune: non basta inseguire le emergenze quando esplodono. Serve costruire un sistema permanente di prevenzione e contrasto allo sfruttamento.

Le proposte avanzate in Aula toccano diversi livelli: più ispettori del lavoro, controlli meglio coordinati, banche dati integrate tra Ispettorato del lavoro, Guardia di Finanza e Agenzia delle Entrate, potenziamento dei trasporti per i lavoratori migranti, presenza stabile di mediatori culturali e strumenti di certificazione per le aziende che rispettano diritti, contratti e condizioni dignitose.

La Calabria parte da una condizione difficilissima. Il tasso di irregolarità lavorativa viene indicato come tra i più alti d’Italia e il sistema ispettivo resta debole rispetto alla vastità del fenomeno. Gli ispettori sono pochi rispetto al fabbisogno reale, spesso impegnati anche in attività amministrative, mentre le banche dati degli enti preposti ai controlli continuano a non dialogare in modo efficace.

Un altro elemento emerso nel dibattito obbliga a superare letture troppo semplici: le vittime di Amendolara risultavano regolarmente assunte e retribuite. Questo non cancella l’ombra dello sfruttamento, ma dimostra che il paradigma è cambiato. Non sempre la marginalità passa dal lavoro totalmente nero. Esistono zone grigie, rapporti formalmente regolari ma inseriti in contesti di dipendenza, vulnerabilità, trasporto informale, isolamento e controllo.

Il caporalato tradizionale non basta più a descrivere tutte le forme dello sfruttamento contemporaneo. Accanto alla repressione penale, serve una riflessione più ampia sulla responsabilità sociale delle imprese, sulla qualità della filiera agricola, sul ruolo dei trasporti, degli alloggi, dei servizi pubblici e della mediazione culturale.

Nel corso della seduta è stata avanzata anche la proposta di convocare la Commissione regionale contro la ’ndrangheta e l’illegalità diffusa per approfondire le condizioni di vita e di lavoro dei migranti impiegati nei settori più esposti. L’obiettivo è coinvolgere prefetti, forze dell’ordine, Ispettorato del lavoro, sindacati e associazioni territoriali, trasformando l’emozione di questi giorni in un percorso istituzionale strutturato.

Redazione Eco dello Jonio
Autore: Redazione Eco dello Jonio

Ecodellojonio.it è un giornale on-line calabrese con sede a Corigliano-Rossano (Cs) appartenente al Gruppo editoriale Jonico e diretto da Marco Lefosse. La testata trova la sua genesi nel 2014 e nasce come settimanale free press. Negli anni a seguire muta spirito e carattere. L’Eco diventa più dinamico, si attesta come web journal, rimanendo ad oggi il punto di riferimento per le notizie della Sibaritide-Pollino.