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Quattro braccianti morti, Rapani: «L'Italia si interroghi, la dignità umana venga prima di ogni divisione»

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ROMA - «Quattro giovani uomini sono morti e l'Italia intera dovrebbe interrogarsi su come sia stato possibile arrivare a questo punto». È il commento del senatore Ernesto Rapani intervenuto in Aula sulla tragedia che ha coinvolto quattro lavoratori agricoli, una vicenda che, secondo il parlamentare, va ben oltre la semplice cronaca e impone una riflessione profonda sul valore del lavoro, della dignità umana e dei diritti fondamentali.

Per Rapani, il Paese esce profondamente ferito da quanto accaduto. «Non siamo davanti a una semplice notizia di cronaca. Siamo davanti a una vicenda che scuote le coscienze, ferisce l'immagine dell'Italia e impone una riflessione seria e responsabile», ha dichiarato.

Il senatore ha invitato ad affrontare il tema evitando contrapposizioni politiche e strumentalizzazioni. «Non è il momento della polemica politica né delle divisioni ideologiche. È il momento della responsabilità», ha affermato, sottolineando come una tragedia di tale portata richieda una risposta condivisa da parte delle istituzioni, delle forze sociali, delle imprese e delle organizzazioni sindacali.

Nel suo intervento, Rapani ha richiamato l'attenzione sulle condizioni di vita e di lavoro delle vittime. «Non stiamo parlando soltanto di lavoratori sottopagati. Emergono situazioni di estrema precarietà, con persone costrette a vivere in condizioni che meritano verifiche rigorose da parte degli organismi competenti», ha spiegato.

Il parlamentare ha evidenziato inoltre la gravità delle accuse emerse nelle prime fasi dell'inchiesta. «Se sarà confermato che questi lavoratori non venivano nemmeno retribuiti e che sarebbero stati colpiti per aver rivendicato diritti elementari, ci troveremmo di fronte a una violenza intollerabile che non appartiene alla cultura del lavoro italiana e che deve essere condannata senza esitazioni», ha dichiarato, precisando che spetterà alla magistratura accertare responsabilità e dinamica dei fatti.

Rapani ha quindi ribadito la necessità di contrastare con fermezza ogni forma di sfruttamento. «Chi sfrutta il lavoro non può ricevere sostegno pubblico. Chi viola le regole deve essere escluso da ogni beneficio e perseguito con determinazione», ha affermato.

Nel corso dell'intervento, il senatore ha richiamato anche le misure adottate dal Governo guidato da Giorgia Meloni per il contrasto al caporalato e allo sfruttamento della manodopera, sottolineando l'importanza di proseguire lungo la strada del rafforzamento dei controlli e della responsabilizzazione delle imprese.

Allo stesso tempo, Rapani ha evidenziato come la lotta al caporalato non possa limitarsi alla sola repressione. «Occorre incentivare le assunzioni regolari, sostenere le imprese sane, favorire salari giusti e creare condizioni di lavoro dignitose. Dove esistono occupazione stabile, legalità e sviluppo economico, lo sfruttamento trova meno spazio per prosperare», ha osservato.

Un passaggio finale è stato dedicato alla Calabria e al Mezzogiorno. «Hanno bisogno di crescita, investimenti e opportunità. Serve un'economia che premi chi rispetta le regole e restituisca piena dignità al lavoro», ha detto.

«Di fronte a quattro vite spezzate non esistono appartenenze politiche che possano venire prima della dignità umana. Oggi più che mai abbiamo il dovere di mettere da parte le contrapposizioni e costruire un percorso comune. È ciò che chiedono le famiglie delle vittime ed è ciò che merita il nostro Paese», ha concluso il senatore.

 

Redazione Eco dello Jonio
Autore: Redazione Eco dello Jonio

Ecodellojonio.it è un giornale on-line calabrese con sede a Corigliano-Rossano (Cs) appartenente al Gruppo editoriale Jonico e diretto da Marco Lefosse. La testata trova la sua genesi nel 2014 e nasce come settimanale free press. Negli anni a seguire muta spirito e carattere. L’Eco diventa più dinamico, si attesta come web journal, rimanendo ad oggi il punto di riferimento per le notizie della Sibaritide-Pollino.