Caporalato, Madeo: «Amendolara sia uno spartiacque, non una parata di facciata»
La consigliera regionale: «Serve una presa di coscienza collettiva. Basta sfruttamento»
AMENDOLARA – «Sono fiera di aver partecipato alla mobilitazione organizzata dalla Cgil ad Amendolara, perché credo che questa giornata abbia rappresentato uno spartiacque tra ciò che è stato e ciò che dovrà essere, e non una semplice parata di facciata svuotata del suo significato più autentico».
Così la consigliera regionale Rosellina Madeo interviene sul tema del caporalato e dello sfruttamento del lavoro agricolo, all’indomani della manifestazione promossa dopo la tragedia che ha scosso il territorio.
Per Madeo, aderire e mobilitarsi significa innanzitutto «non girarsi dall’altra parte» e chiarire senza ambiguità da quale parte stare. Una posizione netta che la porta a respingere la narrazione secondo cui, di fronte a tragedie di questo tipo, «siamo tutti responsabili».
«Siamo certamente tutti coinvolti sul piano umano ed emotivo – afferma – ma non tutti responsabili allo stesso modo. Appartengo a una parte politica che non ha mai fatto finta di non vedere e che da tempo chiede l’abolizione della legge Bossi-Fini e la costruzione di un sistema che preveda canali di ingresso legali, sicuri ed equi, contrastando concretamente lo sfruttamento e il lavoro nero».
La consigliera regionale richiama quindi la necessità di una collaborazione concreta tra istituzioni, Inps, Inail, imprese, organizzazioni sindacali e lavoratori per affrontare il fenomeno in maniera strutturale.
«Serve una presa di coscienza collettiva – sottolinea – e la volontà di smantellare ogni forma di sfruttamento, eliminando quei meccanismi di intermediazione nei quali troppo spesso si annidano soprusi e ricatti. Occorre rafforzare il rispetto delle norme esistenti e, dove necessario, aggiornarle, perché il mercato del lavoro cambia e le istituzioni hanno il dovere di accompagnare e governare questi cambiamenti».
Infine, l’appello rivolto al Governo nazionale: «Chiediamo una revisione delle regole di ingresso nel nostro Paese e un impegno serio e concreto nel riconoscimento dei diritti dei lavoratori. Di tutti i lavoratori, senza distinzioni».