Caporalato e sfruttamento, Stasi: «La vera sfida è adesso. Servono politiche serie per governare le migrazioni stagionali» - VIDEO
Il sindaco di Corigliano Rossano interviene alla manifestazione della Cgil ad Amendolara: «La vera partita inizia dopo questa giornata simbolica. Migliaia di lavoratori stagionali non possono essere lasciati nei circuiti del caporalato»
AMENDOLARA – Una giornata di memoria, ma anche di denuncia e di impegno. Ad Amendolara, sabato scorso, si è svolta la manifestazione promossa dalla Cgil per ricordare i quattro braccianti agricoli morti nel rogo della loro automobile nei pressi di una stazione di servizio sulla Strada Statale 106, il tema del caporalato e dello sfruttamento del lavoro nei campi è tornato con forza al centro del dibattito pubblico.
Un fenomeno che da anni caratterizza la Piana di Sibari e molte altre aree agricole del Paese, dalle campagne del Metapontino fino al Basso Lazio, e che la tragedia avvenuta lungo la statale jonica ha riportato all'attenzione nazionale. Tra i partecipanti alla manifestazione anche il sindaco di Corigliano Rossano, Flavio Stasi, che ha invitato a non fermarsi al valore simbolico dell'iniziativa. «Oggi è una giornata importante, una giornata simbolica – ha dichiarato – ma la partita vera si gioca da domani. Il caporalato è una piaga che, come la criminalità organizzata, si combatte governando i processi economici e non facendo finta che non esistano».
Per il primo cittadino, infatti, l’aspetto centrale del fenomeno riguarda la gestione dei flussi di lavoratori stagionali che ogni anno raggiungono il territorio per essere impiegati nelle campagne. «Parliamo di migliaia di persone che arrivano per rispondere a un'esigenza reale del tessuto produttivo locale. È un fenomeno che le istituzioni, a partire dal Governo nazionale, devono governare. Non si può continuare a ignorarlo», ha affermato.
Stasi ha poi criticato il progressivo ridimensionamento dei sistemi di accoglienza e integrazione, sostenendo che la mancanza di strumenti adeguati favorisca il radicamento dei circuiti di sfruttamento. Corigliano Rossano, ha ricordato, è stato l'unico Comune calabrese a portare avanti un progetto finanziato attraverso il PNRR finalizzato al superamento degli insediamenti abusivi dei lavoratori migranti. «Gli altri Comuni hanno rinunciato perché i tempi imposti erano incompatibili con la complessità degli interventi. Eppure quei fondi servivano proprio a sottrarre le persone ai circuiti malsani dello sfruttamento e ad accompagnarle verso percorsi regolari di accoglienza, trasporto e lavoro».
Secondo Stasi, le esperienze realizzate negli ultimi anni dimostrano che esistono alternative concrete al caporalato. In particolare ha richiamato i risultati del progetto SU.PRE.ME attraverso il Fondo Fami, grazie al quale centinaia di lavoratori migranti sono stati inseriti in percorsi regolari.
«Quando queste persone vengono accolte in strutture adeguate e conoscono i propri diritti, riescono a entrare nei circuiti legali del trasporto e del lavoro. Molti escono dal lavoro nero semplicemente perché scoprono che esiste un'alternativa».
Un aspetto particolarmente delicato riguarda la condizione di vulnerabilità in cui si trovano molti lavoratori stranieri, spesso privi di conoscenza della lingua e delle opportunità offerte dai percorsi istituzionali. «Molti arrivano qui senza conoscere il territorio e senza sapere che esistono soluzioni diverse da quelle proposte dai caporali. È qui che deve intervenire la pubblica amministrazione».
La tragedia costata la vita ai quattro braccianti, ha aggiunto, rappresenta soltanto la manifestazione più evidente di una realtà molto più vasta e sommersa. «Quello che abbiamo visto è la punta dell'iceberg. Dietro episodi come questo ci sono probabilmente centinaia di soprusi quotidiani che restano invisibili. Se vogliamo davvero affrontare il problema dobbiamo intercettarlo e governarlo con serietà».
Infine, un passaggio politico sul tema della sicurezza e sulla gestione del fenomeno migratorio: «L'insicurezza delle nostre comunità non nasce dalla presenza dei migranti, ma dall'indifferenza e dalla mancata gestione di questi fenomeni. Chi fa politica deve assumersi la responsabilità di governarli invece di limitarsi agli slogan o alla ricerca del consenso sui social».
La manifestazione di Amendolara ha così rilanciato una questione che da anni attraversa il comparto agricolo del Mezzogiorno e cioè la necessità di trasformare l'emozione suscitata da una tragedia in azioni reali contro sfruttamento, lavoro nero e caporalato.