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Provinciali, l’8 marzo banco di prova per Stasi: seggi, vendette e rese dei conti nella maggioranza

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CORIGLIANO-ROSSANO - Se le elezioni provinciali ormai sono poco più di una vetrina svuotata della partecipazione democratica, per Flavio Stasi l’8 marzo potrebbe tramutarsi soprattutto in una resa dei conti interna. Perché il punto non è quanti seggi si porterà a casa Corigliano-Rossano: il punto è chi li porta a casa e a quale prezzo.

I numeri d’aula oggi raccontano una maggioranza apparentemente larga (15 contro 9 – sindaco escluso), ma la politica — qui — non si misura con il pallottoliere: si misura con gli umori, le correnti, le rivendicazioni, le ambizioni che covano. E con quel clima costellato di malpancisti di professione e “golpisti” dell’ultima ora. Gente, insomma, che non aspetta altro che una finestra utile per trasformare un voto tecnico in un regolamento di conti.

La regola è semplice: Stasi può anche permettersi di perdere pezzi e restare in piedi, sì. Ma se la maggioranza si “salva” solo aritmeticamente, poi si governa male, con il freno a mano tirato e col ricatto quotidiano della sedia. E allora l’8 marzo diventa l’occasione per fare ciò che in politica si fa quando vuoi tornare a respirare: stringere il cerchio. Perché chi lo ha detto che più si è e meglio si sta?!

Il peso ponderale: la città può fare tre (anche quattro). Ma può spaccarsi.

Nelle provinciali di secondo livello, Corigliano-Rossano non è un comune qualunque: è un “blocchetto” pesante. Può valere almeno tre consiglieri provinciali — e perfino quattro se la macchina gira come un’orchestra. Ma ogni orchestra ha un problema: se uno suona per sé, non è musica… è casino totale.

E infatti il rischio vero non è solo “non eleggere” ma anche di eleggere male, cioè trasformare un potenziale vantaggio in una guerra di trincea dentro la coalizione. Anche perché, dal giro uscente, resta un fatto: dopo l’uscita di scena della presidente del Consiglio comunale Rosellina Madeo (dimessasi dal ruolo di consigliere provinciale dopo essere stata eletta nel consiglio regionale), l’unico che si porta dietro un finale scritto è Salvatore Tavernise, figura di maggioranza con “mal di pancia” incorporato. E se c’è una cosa che Stasi — questa volta — non può permettersi, è mandare a Cosenza qualcuno che diventi un problema in trasferta o, peggio, che dopo aver raccolto si permetta anche il lusso di “tirarsi la cozetta” (tiè!)

Quindi sì: Stasi dovrà piazzarne almeno uno “suo”. E provare il raddoppio andando a pescare consensi nei comuni amici (sempre che ce ne siano rimasti). Ecco perché il raddoppio, qui, non è solo un’operazione elettorale ma diventa una vera e propria operazione chirurgica sulla maggioranza.

I nomi sul tavolo: candidature o messaggi?

Qui le candidature non sono solo candidature: sono segnali. E ogni segnale genera reazioni. E allora facciamo un po’ di nomi con i possibili equilibri. Francesco Marino Scarcella: se passa lui, passa soprattutto il marchio di fabbrica dell’area Azzurro Mare, la più “potente” e la più invadente, quella che — dicono in molti — sta già producendo fastidi e anticorpi dentro la coalizione. Stasi vuole davvero far vincere l’area che sta lavorando concretamente a creare la successione di Stasi senza avere nulla a che spartire con Stasi, o vuole far vincere la maggioranza? Cesare Sapia: l’esodato per antonomasia. Lui è lo stasiano ortodosso e anche quello più bistrattato dallo stasimo. Ma proprio per questo è anche un nome che può risultare “indigesto” a chi, in maggioranza, vorrebbe una coalizione più elastica e meno identitaria. Insomma, per lui si prospetta lo stesso destino che ebbe Domenico Rotondo, ma con più masochismo. Giuseppe Candreva: opzione “larga”, sulla carta; ma iperslim per il capogruppo del partito democratico. Il PD locale è un campo minato e Candreva — con le frizioni interne che conosciamo — rischia di essere più utile come pedina da sacrificare in una pax provinciale pro-Franz Caruso che come locomotiva di consenso consiliare. In altre parole: “può diventare il prezzo da pagare per un equilibrio più alto” (ma questa è solo la scusa da raccontare a Candreva). Tonino Uva: è il nome che sale perché può piacere a quasi tutti. E quando un nome piace a quasi tutti, di solito significa una cosa: che può essere il compromesso perfetto e trasversale. Però è anche vero che, tra i possibili, Uva è quello che oggi sembra offrire la via d’uscita meno traumatica: il famoso “viatico” per rappacificare (quasi) tutti. Almeno questo è quello che si percepisce

L’opzione horror: fare bingo rompendo con Azzurro Mare

E poi c’è lo scenario che in politica fa paura proprio perché, se riesce, è geniale: stringere la maggioranza tagliando il ramo che fa ombra a tutto l’albero.

L’idea è questa: portare a casa due eletti tra Uva e uno tra Sapia/Tavernise, e nel frattempo rompere definitivamente con Azzurro Mare. Come? Con la mossa più brutale e più efficace: sfiduciare l’assessore Francesco Madeo e, con lui, far uscire dal perimetro i due consiglieri considerati “di area” (Marino Scarcella e Costa).

È una mossa da film horror perché è pericolosissima: ti giochi due pezzi in aula e ti esponi a un contraccolpo. Ma se la porti a casa, fai jackpot: ti ritrovi una maggioranza più snella ma più coesa; ti liberi un posto in giunta succulento (e forse due, considerando il settimo assessorato mai assegnato), quindi puoi ricompensare ambizioni e spegnere braci; e soprattutto ti togli di mezzo l’elemento che molti dentro la coalizione percepiscono come “ingombrante”, quello che “entra” in ogni equilibrio.

In sintesi: perdere due per guadagnare dieci in serenità politica. È una scommessa. Ma è anche una tentazione.

E la minoranza? I tre coltelli sul tavolo

Dall’altra parte, la minoranza gioca più lineare: tre candidati, tre filiere, tre macchine. Piero Lucisano: se intercetta scontenti della maggioranza, può diventare molto più competitivo di quanto dica l’emiciclo; Guglielmo Caputo la cui elezione, però, dipende molto dalla spinta reale di Fratelli d'Italia nei comuni: senza quella, potrebbe restare una candidatura “di bandiera”; Giuseppe Turano che ha il vantaggio della filiera e della potenza di fuoco dell’assessore regionale Gianluca Gallo che se vuole, per lui, può davvero muovere “montagne” (e qualche comune), quindi è un profilo che non va sottovalutato.

Con un’ombra che resta seduta, silenziosa ma operativa: Pasqualina Straface, presente in aula e capace di incidere, questa volta, più con la sua regia che con un nome in campo.

 

Marco Lefosse
Autore: Marco Lefosse

Classe 1982, è schietto, Idealista e padre innamorato. Giornalista pubblicista dal 2011. Appena diciottenne scrive alcuni contributi sulla giovane destra calabrese per Linea e per i settimanali il Borghese e lo Stato. A gennaio del 2004 inizia a muovere i passi nei quotidiani regionali. Collabora con il Quotidiano della Calabria. Nel 2006 accoglie con entusiasmo l’invito dell’allora direttore de La Provincia, Genevieve Makaping, ad entrare nella squadra della redazione ionica. Nel 2008 scrive per Calabria Ora. Nell’aprile 2018 entra a far parte della redazione di LaC come corrispondente per i territori dell’alto Jonio calabrese. Dall’1 giugno del 2020, accoglie con piacere ed entusiasmo l’invito dell’editore di guidare l’Eco Dello Jonio, prestigioso canale di informazione della Sibaritide, con una sfida: rigenerare con nuova linfa ed entusiasmo un prodotto editoriale già di per sé alto e importante, continuando a raccontare il territorio senza filtri e sempre dalla parte della gente.