Allarme Pnrr sanità, Guccione denuncia ritardi sulle Case della Comunità
La nota di Carlo Guccione sui ritardi della Calabria nell’attuazione della Missione 6 del PNRR dedicata alla sanità territoriale. I dati del Ministero della Salute e di Agenas sulle Case della Comunità, lo stato di avanzamento dei servizi, le criticità per cittadini, ospedali e aree interne e l’appello a istituzioni e comunità calabrese
COSENZA - Carlo Guccione (Pd) denuncia i ritardi della Calabria nell’attuazione della Missione 6 del PNRR: secondo i dati ministeriali e Agenas, nessuna Casa della Comunità risulta pienamente operativa, con ricadute sulla sanità territoriale.
«La Calabria sta vivendo un ritardo gravissimo e inaccettabile nell'attuazione della Missione 6 del
PNRR, quella che avrebbe dovuto rivoluzionare la sanità territoriale e portare cure e servizi vicino
ai cittadini. Oggi invece siamo di fronte a un dato drammatico: la Calabria rischia di perdere un'occasione
storica e di peggiorare ulteriormente una situazione sanitaria già fragile».
Inizia così la nota stampa di Carlo Guccione, esponente del Pd, che spiega: «Case della Comunità: previste 61, operative zero. Secondo i dati ufficiali del Ministero della Salute attraverso il sistema ReGiS, aggiornati ad agosto 2025: 61 Case della Comunità previste, tutte formalmente avviate, ma nessuna risulta operativa. Un dato impressionante. Questo significa che, a pochi mesi dalle scadenze decisive del PNRR, la Calabria non ha ancora aperto neanche una vera struttura territoriale funzionante».
«Anche Agenas, nel Report nazionale DM77/2022 (I semestre 2025), conferma un quadro estremamente critico: in Calabria: 63 strutture programmate, ma solo 2 risultano con almeno un servizio attivo e nessuna pienamente funzionante secondo gli standard previsti».
«Ancora più grave: presenza infermieristica secondo standard DM77: 0; Case pienamente operative con tutti i servizi obbligatori: 0. Calabria tra le ultime regioni d'Italia. Mentre altre regioni italiane hanno già attivato decine e centinaia di Case della Comunità con servizi reali, la Calabria resta ferma. Questo non è un semplice ritardo burocratico: è un segnale di emergenza sociale. Un rischio enorme per i cittadini calabresi. Se la sanità territoriale non parte: aumenteranno gli accessi impropri ai Pronto Soccorso; gli ospedali continueranno a essere sovraccarichi; crescerà l'emigrazione sanitaria verso il Nord; le aree interne resteranno senza assistenza; le diseguaglianze diventeranno irreversibili. La Missione 6 doveva essere la risposta. Oggi rischia di diventare l'ennesima occasione mancata».
«Questo non è un tema di maggioranza o opposizione. È una questione che riguarda ogni famiglia calabrese. Serve una presa di coscienza collettiva: sindaci, professionisti sanitari, cittadini, associazioni, ordini professionali. La Calabria non può permettersi di arrivare alla fine del PNRR con strutture solo sulla carta. Se oggi siamo a zero Case operative, domani rischiamo di avere una sanità ancora più debole, più
ingiusta, più lontana dalle persone. La Missione 6 non è un elenco di edifici: è la possibilità concreta di salvare la sanità territoriale calabrese. E proprio per questo il silenzio e l'immobilismo non sono più tollerabili. La Calabria deve sapere. La Calabria deve reagire» conclude.