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Il modello Giachetti per svegliare la città che dorme

4 minuti di lettura

Partirei dalla vicenda Giachetti. Il deputato di Italia Viva che, nei giorni scorsi, si è ammanettato in Aula per protestare contro lo stallo della Commissione di Vigilanza Rai, ferma da mesi e poi convocata per il prossimo 27 maggio proprio dopo quella iniziativa plateale.

Certo, le manette sono qualcosa di forte. Forse troppo. Eccessivamente simbolico. Ma - si sa - a certi ambienti politici piace sempre esagerare.

Eppure, il “modello Giachetti”, probabilmente, sarebbe utile applicarlo alle nostre latitudini. Anche per ravvivare il dibattito e la scena politica locale ferma ormai ai “Pino figliastro” di Lucisano.  Servirebbe per destare dall’impasse un’Opposizione senza guida e con un evidente problema di leadership al suo interno; servirebbe per risvegliare dal sonno profondo una Maggioranza consiliare, quella che gravita attorno al sindaco Stasi, sempre più impalpabile: soggiogata dal fascino del potere effimero — perché alla fine alcuni si accontentano anche solo di piccoli pennacchi — e sostanzialmente inutile ai fini politici della città.

Sullo sfondo, al netto delle strategie future per costruire la successione di Stasi sulla quale mi riserverò di dire qualcosa a breve, ci sono le politiche per la fusione. Ma non le politiche dei massimi sistemi, attenzione. Qui parliamo del gioco semplice. Dell’atto amministrativo basilare.

È possibile che, a distanza di otto anni dalla nascita di questa entità comunale, la Città di Corigliano-Rossano non sia ancora in grado di partorire uno straccio di stemma? Un simbolo identitario, se non culturale quantomeno amministrativo? Lo scriviamo da tempo ma senza avere alcuna risposta (ufficiale).

Lo scriveva bene, appena ieri, il collega Luca Latella: sulla sollecitazione relativa a stemma e gonfalone, il sindaco manda la palla in tribuna. Benissimo. Ma una domanda, però, dobbiamo porcela: possibile che in questo paesone di 80mila abitanti esista solo il sindaco?

È possibile che non ci sia un’intellighenzia capace di animare il popolo? È possibile che non ci sia una scintilla che inneschi, fuori dalla politica, il fuoco di una rivoluzione culturale? Possibile che non ci sia un’anima critica nella Maggioranza capace di alzare il dito, dire la sua e costringere l’intero emiciclo consiliare a ragionare sull’utilità spicciola di adottare uno stemma e quindi un gonfalone? E magari, da lì, iniziare a imboccare la strada che porta all’organizzazione dei municipi, previsti dalla legge regionale sulla fusione e anche dal nuovo Statuto comunale approvato nella scorsa consiliatura, e da lì, ancora, aprire finalmente gli occhi sull’effettiva riorganizzazione degli uffici, fino a rendersi conto che per realizzare davvero la fusione — quantomeno quella amministrativa — serve come l’ossigeno una sede comunale baricentrica?

Possibile che viviamo in un paese di zombies?

Il sindaco non ci arriva. O non ci vuole arrivare. O, più semplicemente, percepisce la spinta campanilistica e – nel disinteresse di tutti - preferisce non toccare palla o, al più, buttarla... in tribuna.

Ma Stasi non è il sovrano della città, non è il Ras, non è il Duce, non è il Faraone… a meno che qualcuno non voglia rendercelo per mera e pura comodità!

Perché se non ci arriva il sindaco, allora ci aspettiamo che ci arrivi almeno uno degli altri 24 consiglieri comunali eletti nell’Assemblea civica di questa città. Che ci arrivi la foltissima fronda culturale di Corigliano-Rossano che vive un momento di dinamismo impressionante ma sembra tenersi debitamente alla larga dagli affari istituzionali. Che ci arrivi il mondo dell’associazionismo che tanto si è battuto per la fusione. Che ci arrivi chiunque, basta che non si fermi al comunicato stampa per dire la sua ma inneschi una protesta eclatante.

Perché - almeno io la penso così - in questo territorio le cose si possono ottenere solo con proteste civili e gentili. Con l’azione. Con un gesto che rompa il torpore. Dal momento che chiacchiere e tabacchere e lign ‘o Banco ‘e Napule nun ‘e ‘mpegna

Il modello Giachetti, appunto. Non per fare teatro. Ma per pretendere l’adozione di un atto vero di fusione.

Ma mi rendo conto che la realtà è altra cosa. Perché la politica di questa città, che evidentemente dimostra di avere profondi personalismi da difendere, da qualche mese è calata in un sonno profondo.

Proprio come se stesse giocando a Lupus in Tabula, quel bellissimo gioco di ruolo che si fa in famiglia a Natale, dove a un certo punto i partecipanti vanno a dormire, con un lupo in agguato e con la paura di essere scoperti e mangiati.

Perché, diciamocelo francamente, i nostri rappresentanti politici dimostrano tutti di avere un lupo da temere. Un’aspirazione spasmodica a qualcosa che vive nell’equilibrio instabile delle dinamiche politiche.

Emblematico il Partito Democratico, che per dire le cose al sindaco ormai si affida ai comunicati stampa, rifuggendo il dibattito consiliare. Fuori dall’emiciclo dice una cosa e poi, dentro l’Aula, finisce spesso per dire l’esatto opposto. La vicenda Baker Hughes, in tal senso, è stata emblematica.

Vabbè, il mondo dem, soprattutto a Corigliano-Rossano, è variopinto! - si dirà. E tutti gli altri?

Quelli che tra i denti lamentano ognuno qualcosa, ma poi ai microfoni della sala di piazza Santi Anargiri si ammutoliscono o, al massimo, dicono che va tutto bene, madama la marchesa?!

Ecco perché, probabilmente, il disagio politico di questa città è ancora più profondo. Si nasconde proprio in quella fase dormiente che apre un altro interrogativo: la successione di Stasi chi la farà?

Chi, a destra e a sinistra, sta lavorando oggi a un progetto politico — al netto dei comunicati stampa, dei reel e dei post sui social — per tracciare la rotta del futuro di questa città?

Nessuno. Silenzio tombale. Stanno tutti con il capo abbassato sul tavolo, sudando freddo e sperando che quel lupo non indichi proprio loro, togliendoli fuori dal gioco.

Servono idee. Serve coraggio. Serve qualcuno che metta sul tavolo una visione per questa città. Che – è giusto ricordarlo - non chiuderà i battenti una volta finito il mandato Stasi. Dovrà essere governata con coraggio.

Anche se Stasi, a torto o a ragione, continua a rimanere l’unico protagonista indiscusso di un panorama politico che ogni giorno perde pezzi e segna ritirate.

Chissà perché.

Marco Lefosse
Autore: Marco Lefosse

Classe 1982, è schietto, Idealista e padre innamorato. Giornalista pubblicista dal 2011. Appena diciottenne scrive alcuni contributi sulla giovane destra calabrese per Linea e per i settimanali il Borghese e lo Stato. A gennaio del 2004 inizia a muovere i passi nei quotidiani regionali. Collabora con il Quotidiano della Calabria. Nel 2006 accoglie con entusiasmo l’invito dell’allora direttore de La Provincia, Genevieve Makaping, ad entrare nella squadra della redazione ionica. Nel 2008 scrive per Calabria Ora. Nell’aprile 2018 entra a far parte della redazione di LaC come corrispondente per i territori dell’alto Jonio calabrese. Dall’1 giugno del 2020, accoglie con piacere ed entusiasmo l’invito dell’editore di guidare l’Eco Dello Jonio, prestigioso canale di informazione della Sibaritide, con una sfida: rigenerare con nuova linfa ed entusiasmo un prodotto editoriale già di per sé alto e importante, continuando a raccontare il territorio senza filtri e sempre dalla parte della gente.