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Orghia, il Pane prima dello scandalo: a Sibari il rito torna a tavola per il Vinitaly

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SIBARI (CASSANO J.)  - A Sibari l’orgia non è quella che pensate. O almeno, non soltanto. Si chiama “Orghia” la mostra allestita nel Museo archeologico nazionale della Sibaritide in occasione della terza edizione del Vinitaly and the city, nonostante i lavori di ristrutturazione in corso. E il titolo, inevitabilmente, incuriosisce. Ma dietro quella parola che oggi suggerisce eccesso, trasgressione e scandalo, c’è un significato molto più antico: il rito, il mistero, il rapporto dell’uomo con la natura e con ciò che dalla terra nasce.

Al centro del racconto c’è il grano. E dunque il pane. Non come semplice alimento, ma come risultato finale di una storia millenaria fatta di semina, attesa, paura, raccolto, lavoro e condivisione.

A spiegarlo è Filippo Demma, direttore dei Musei archeologici di Sibari e Crotone, intervenuto ieri mattina a margine della seduta della Commissione Politiche Agricole della Conferenza delle Regioni, riunitasi proprio a Sibari in occasione del Vinitaly and the City.

«L’economia moderna non è altro che la prosecuzione dell’economia antica», osserva Demma. Cambiano i mezzi, cambiano i tempi, ma i gesti fondamentali restano. «I rituali misterici dell’antichità dedicati alle divinità del grano sono gli stessi che ancora oggi, trasformati, si praticano nelle nostre campagne».

Il riferimento è alle tradizioni agricole e religiose del Sud, ai riti legati alla mietitura, alle feste dedicate ai santi e alle madonne, alle consuetudini contadine che spesso conservano, anche senza saperlo, una memoria molto più antica.

È qui che la mostra trova la sua forza. Non espone soltanto oggetti del passato, ma prova a mostrare quanto passato ci sia ancora nei nostri gesti quotidiani.

«Il patrimonio archeologico ci aiuta a illuminare queste radici culturali - spiega il direttore - a darci consapevolezza dell’antichità e della profondità dei gesti che ancora oggi compiamo a tavola, spezzando il pane o condividendo un piatto di pasta con familiari e amici».

Ed è forse questo il passaggio più popolare, nel senso migliore del termine. Perché “Orghia” parte dai misteri antichi e arriva fino alla tavola di casa. Dal santuario alla cucina. Dalle divinità del grano alla pagnotta tagliata a metà. Dalla sacralità del raccolto alla scarpetta nel sugo.

Il pane, insomma, prima ancora di essere cibo è relazione. Si impasta, si cuoce, si divide. E ogni volta che viene spezzato ripete un gesto che attraversa religioni, famiglie, comunità e civiltà.

La mostra racconta proprio questa continuità: l’uomo che cerca di governare la terra, la terra che non sempre si lascia governare, il raccolto che diventa sopravvivenza e infine rito. Un rapporto fatto di bisogno, gratitudine e timore. Perché prima dei supermercati, delle farine confezionate e delle ricette da social, il grano era davvero una questione di vita o di morte.

Non è un caso che il Museo abbia scelto di mantenere aperta proprio questa sezione durante la ristrutturazione. Il resto della struttura è in pieno cantiere, con sale chiuse, nuovi allestimenti e lavori che dovrebbero concludersi entro dicembre. Ma “Orghia” resta visitabile.

«Questa mostra deve restare aperta - sottolinea Demma con una velatissima nota polemica che sa di riscatto e resilienza - perché racconta il rapporto dell’uomo con la natura e con il suo mistero». Sarà inoltre la base delle attività didattiche rivolte alle scuole della Sibaritide e non solo.

Una scelta culturale ma anche simbolica. Mentre il museo cambia pelle, il suo cuore resta accessibile. E quel cuore parla di grano, pane e memoria.

A Sibari, dunque, l’orgia è una cosa seria. È il rito prima dell’eccesso, il mistero prima dello scandalo, la terra prima della tavola. E alla fine, più che provocare, invita a ricordare che anche il gesto più semplice può avere radici profonde. Persino spezzare un pezzo di pane.

Redazione Eco dello Jonio
Autore: Redazione Eco dello Jonio

Ecodellojonio.it è un giornale on-line calabrese con sede a Corigliano-Rossano (Cs) appartenente al Gruppo editoriale Jonico e diretto da Marco Lefosse. La testata trova la sua genesi nel 2014 e nasce come settimanale free press. Negli anni a seguire muta spirito e carattere. L’Eco diventa più dinamico, si attesta come web journal, rimanendo ad oggi il punto di riferimento per le notizie della Sibaritide-Pollino.