1 ora fa:Raffiche di vento nella notte, crolla una ringhiera a Corigliano: danneggiata un’auto
1 ora fa:Vaccarizzo, piazza gremita per “Inferi”. Noè (NSC): «La Calabria migliore sceglie il coraggio»
1 ora fa:Incendi e Protezione civile, Forza Italia Cassano promuove l’azione amministrativa di Iacobini
2 ore fa:Peperoncino Jazz Festival, stasera Danilo Rea a Rossano: domani Joyce Yuille al Castello Ducale
2 ore fa:Co-Ro, liquami in via Vallone San Marco da 50 giorni: «Il Comune intervenga subito»
4 ore fa:Castrovillari, voucher estivi per ragazzi con disabilità: pubblicati gli avvisi per famiglie ed enti
25 minuti fa:A Sibari arriva "Vinitaly & The City - Follow up": il grano diventa protagonista
1 ora fa:Cariati approva il Rendiconto 2025, via libera anche all'assestamento di bilancio
Adesso:Cantinella, nuovo ritrovamento archeologico: spunta un frammento di statua marmorea nel triangolo d’oro
3 ore fa:Antincendio, Corigliano-Rossano perde le colonne mobili del Nord: Piemonte sul Tirreno, Veneto a Cassano

Cantinella, nuovo ritrovamento archeologico: spunta un frammento di statua marmorea nel triangolo d’oro

3 minuti di lettura

CORIGLIANO-ROSSANO - Un nuovo possibile ritrovamento archeologico a Cantinella riporta l’attenzione sull’area della Sibaritide a sud del Crati. Durante i lavori per la realizzazione di un campo fotovoltaico, nell’area già nota per la presenza della necropoli thurina, sarebbe emerso un frammento di statua a grandezza naturale in marmo, riconducibile a un manufatto artistico di particolare pregio.

Al momento le informazioni sono ancora frammentarie e non ufficiali. Innanzitutto siamo di fronte ad una notizia in attesa di conferme e poi ci sarà da capire la sua datazione e soprattutto il contesto stratigrafico preciso in cui il frammento sarebbe stato rinvenuto. Saranno gli accertamenti delle autorità competenti, in primis la Soprintendenza, a stabilire se si tratti di un reperto isolato o di un elemento appartenente a un complesso scultoreo più ampio.

Ma al netto del ritrovamento, ancora una volta emerge la straordinarietà che offre quel territorio: Cantinella si trova infatti in un’area dove, negli ultimi anni, sono emerse numerose evidenze archeologiche legate alla fase thurina e post-thurina della Sibaritide.

Proprio per questo, anche un singolo frammento scultoreo, se confermato, potrebbe contribuire a riaprire interrogativi sulla densità degli insediamenti antichi nella fascia a sud del fiume Crati.

Un’area già ricca di indizi

Il nuovo rinvenimento si inserisce in un contesto che da tempo restituisce tracce archeologiche diffuse tra San Nico, Cantinella e Favella della Corte, il cosiddetto triangolo d’oro. In quest’area sono state documentate necropoli, tombe e strutture murarie riferibili a diverse fasi di occupazione, in particolare tra età greca e romana. Basti pensare ai cosidetti tumuli funerari, chiamati Timponi, dove gli scavi archeologici, nei decenni scorsi, hanno portato alla luce ben 8 laminette orfiche delle 40 trovate in tutto il contesto magnogreco. Otto, soltanto lì, in quella porzione di territorio di Corigliano-Rossano! 

A Favella della Corte, in particolare, è stata identificata una porzione della necropoli di Thurii, con sepolture databili al IV secolo a.C. e corredi funerari di rilievo. Anche a San Nico e nelle aree limitrofe sono stati segnalati tumuli e rinvenimenti sporadici che confermano una frequentazione antica del territorio.

È proprio questa concentrazione di evidenze a rendere ogni nuovo ritrovamento, anche minimo, potenzialmente significativo per la ricostruzione del paesaggio antico.

Cantinella e le scoperte recenti

Insomma, il territorio di Cantinella non è nuovo a rinvenimenti archeologici. In occasione di precedenti interventi urbanistici e infrastrutturali erano già emerse strutture murarie, resti scheletrici e materiali riferibili a contesti antichi, sebbene non sempre pienamente e perfettamente inquadrati dal punto di vista cronologico.

In alcuni casi, come il muro rinvenuto a Cantinella durante i lavori di rigenerazione urbana, le indagini hanno permesso di individuare le fasi di abbandono della struttura, ma non è stato possibile ricostruire con precisione la sua funzione, il suo contesto ma, soprattutto, nessuno ha detto qual è la datazione delle sua costruzione. Questo rende ancora più importante e suggestivo ogni nuovo dato che provenga da scavi controllati e documentati.

Attesa per le verifiche

Sarà ora compito degli archeologi e degli enti preposti stabilire la natura del frammento di statua in marmo rinvenuto e il suo eventuale legame con le altre evidenze già note nell’area.

Solo un’analisi approfondita potrà chiarire se si tratti di un elemento decorativo isolato, di un frammento di statua funeraria o votiva, oppure di una parte appartenente a un contesto scultoreo più ampio e articolato.

Nel frattempo, il ritrovamento tiene inevitabilmente accesa l’attenzione su un territorio che continua a restituire testimonianze del proprio passato in modo frammentario ma costante, spesso in occasione di lavori moderni che intercettano stratificazioni antiche ancora poco conosciute.

L’importanza del monitoraggio civico

In questo scenario diventa fondamentale anche il ruolo del monitoraggio civico del territorio. La frequenza con cui emergono reperti durante lavori pubblici e privati dimostra quanto sia necessario un controllo diffuso, trasparente e partecipato delle attività di scavo e trasformazione del suolo.

Il monitoraggio civico non sostituisce le istituzioni competenti, ma le affianca: consente di segnalare tempestivamente anomalie, documentare rinvenimenti, stimolare la trasparenza e contribuire alla tutela di un patrimonio che, troppo spesso, rischia di essere intercettato in modo casuale, non adeguatamente valorizzato o addirittura depredato. O ancora, come avvenuto nei mesi scorsi sempre a Cantinella, di trovarsi davanti a nuove rilevanze archeologiche e “seppellire” tutto nel silenzio.

Insomma, soprattutto in un’area come la Sibaritide, dove la stratificazione storica è continua e ancora in parte inesplorata, la collaborazione tra cittadini, enti e comunità scientifica può diventare uno strumento decisivo per evitare dispersioni, per trasformare ogni scoperta in conoscenza condivisa ma anche – e perché no – per stimolare una ormai necessaria campagna di scavi sistematici in un territorio che resta ancora tutto da esplorare e la sua storia da scrivere (o da riscrivere...)

Marco Lefosse
Autore: Marco Lefosse

Classe 1982, è schietto, Idealista e padre innamorato. Giornalista pubblicista dal 2011. Appena diciottenne scrive alcuni contributi sulla giovane destra calabrese per Linea e per i settimanali il Borghese e lo Stato. A gennaio del 2004 inizia a muovere i passi nei quotidiani regionali. Collabora con il Quotidiano della Calabria. Nel 2006 accoglie con entusiasmo l’invito dell’allora direttore de La Provincia, Genevieve Makaping, ad entrare nella squadra della redazione ionica. Nel 2008 scrive per Calabria Ora. Nell’aprile 2018 entra a far parte della redazione di LaC come corrispondente per i territori dell’alto Jonio calabrese. Dall’1 giugno del 2020, accoglie con piacere ed entusiasmo l’invito dell’editore di guidare l’Eco Dello Jonio, prestigioso canale di informazione della Sibaritide, con una sfida: rigenerare con nuova linfa ed entusiasmo un prodotto editoriale già di per sé alto e importante, continuando a raccontare il territorio senza filtri e sempre dalla parte della gente.