15 ore fa:Beni confiscati alla mafia, oltre 4 milioni nel cosentino per progetti anche a Corigliano-Rossano, Cariati e Cassano
14 ore fa:Corigliano-Rossano, riuso beni confiscati: sbloccati i progetti di Iacina e Cannata
30 minuti fa:Liceo San Nilo, l'affondo di Stasi: «Il trasferimento dell'Artistico è stata una follia» | VIDEO
1 ora fa:Contrada Fossa, le associazioni chiedono un incontro al Comune: sul tavolo decoro, sicurezza e servizi
2 ore fa:A Cariati grande successo per i Laboratori di Primavera
16 ore fa:Magnolia e l'educazione alla felicità nei nidi: un percorso contro i modelli dei social
Adesso:Giafer il Calabrese, lo schiavo di Amendolara diventato ammiraglio dell’Impero Ottomano
16 ore fa:Gli studenti del Made in Italy dell’Ipseoa Ipsia Castrovillari alla scoperta della seta
17 ore fa: Mormanno protagonista con il Palio delle Botti: podio sfiorato e grande successo di pubblico
1 ora fa:Calabria, strage silenziosa nei cantieri: «26 morti sul lavoro in un anno, non è fatalità»

Giafer il Calabrese, lo schiavo di Amendolara diventato ammiraglio dell’Impero Ottomano

3 minuti di lettura

Francesco Silvestri, giornalista professionista originario di Amendolara, unisce alla competenza narrativa una profonda conoscenza del territorio e delle sue radici storiche. Nel corso della sua carriera ha svolto numerose inchieste sulla criminalità organizzata e sul crimine economico, distinguendosi per rigore e capacità di analisi. Ha inoltre diretto a Torino il mensile Narcomafie, punto di riferimento nel panorama dell’informazione impegnata sui fenomeni mafiosi.

Accanto all’attività giornalistica, Silvestri coltiva un forte legame con la natura e con la storia locale, elementi che si riflettono in una sensibilità narrativa attenta e partecipe. Questo radicamento non è solo biografico, ma diventa una vera chiave interpretativa del suo lavoro.

Uno degli aspetti più rilevanti del volume è il metodo di ricerca adottato. Silvestri costruisce la biografia di Giafer attraverso un lavoro rigoroso e paziente, fondato su una vasta rete di fonti eterogenee. Non si limita agli archivi italiani, ma estende l’indagine a documenti conservati in ambito internazionale, includendo fonti veneziane, francesi, spagnole, cipriote e turche, molte delle quali reperite presso istituzioni e ambasciate dell’area musulmana. Questo approccio consente di superare una visione eurocentrica, offrendo una ricostruzione più completa e autentica del contesto ottomano.

Come sottolinea nella Prefazione il Sindaco di Amendolara, arch. Maria Rita Acciardi, il volume è il frutto di un “certosino lavoro di ricostruzione su testi e documenti finora poco studiati” e si distingue per la capacità di inserire la vicenda personale di Giafer all’interno dei complessi rapporti tra il mondo occidentale e il grande Impero ottomano.

La storia di Giafer prende avvio nella Calabria ionica del Cinquecento, un territorio segnato da instabilità e continue incursioni corsare. Amendolara, luogo di nascita del giovane Cesare, viveva immersa nella paura del “pericolo turco”, tra razzie improvvise e minacce costanti provenienti dal mare.

Fu proprio in questo contesto che il giovane venne catturato dai corsari di Occhialì, nei pressi della marina del paese, evento che segnò l’inizio di una trasformazione radicale. Da quel momento, la sua vicenda personale si intrecciò con le grandi dinamiche geopolitiche del Mediterraneo.

Condotto in Nord Africa, Cesare entrò nel mondo corsaro ottomano, dove la conversione all’Islam rappresentò il passaggio decisivo verso una nuova identità. Assunto il nome di Giafer, egli non solo ottenne la libertà, ma avviò una straordinaria carriera che lo portò ai vertici del potere ottomano.

Come evidenziato nella citata Prefazione, la sua parabola non è isolata: altri calabresi, dopo essere stati catturati e convertiti, riuscirono a occupare ruoli di rilievo nell’Impero. Tuttavia, Giafer rappresenta uno dei casi più emblematici, essendo il secondo calabrese, dopo Occhialì, a diventare kapudan pascià, cioè grande ammiraglio della flotta turca.

Il merito del lavoro di Silvestri è quello di intrecciare la dimensione individuale con quella storica più ampia. La vicenda di Giafer si sviluppa infatti nel periodo cruciale successivo alla battaglia di Lepanto (1571), momento di ridefinizione degli equilibri tra mondo cristiano e islamico.

In questo scenario, la Calabria e i calabresi - come sottolinea Acciardi - ebbero un ruolo tutt’altro che marginale. Giafer, da figura marginale e sradicata, divenne un protagonista della politica ottomana, contribuendo in modo significativo agli equilibri mediterranei della seconda metà del Cinquecento.

Il libro restituisce un ritratto articolato di Giafer, andando oltre l’immagine del corsaro. Egli emerge come figura poliedrica: uomo di potere, comandante militare, ma anche imprenditore e organizzatore economico.

Particolarmente significativa è la sua attività a Cipro, dove organizzò una vera e propria struttura produttiva legata alla coltivazione del cotone, creando una rete commerciale estesa che coinvolgeva mercati europei. Questa capacità imprenditoriale, come suggerisce la Prefazione, potrebbe avere radici nell’esperienza vissuta nella sua terra d’origine, dove l’agricoltura e il commercio marittimo erano già ben sviluppati.

Nonostante la distanza e il cambiamento di identità, Giafer mantenne un legame profondo con la sua terra. Questo emerge in diversi episodi, tra cui il commovente incontro con la madre, fatta giungere a Tunisi dopo decenni di separazione, e poi rimandata in patria con ricchezze e doni.

Anche alcune sue iniziative a Cipro sembrano richiamare modelli della sua infanzia amendolarese: dalla fondazione di una scuola elementare aperta a tutti, fino alla realizzazione di opere idriche ispirate agli acquedotti presenti nel territorio d’origine.

Per secoli, la figura di Giafer è rimasta avvolta nell’oblio, complice anche la distanza culturale tra mondo cristiano e musulmano. Solo tracce indirette, come il toponimo “Piano del Turco”, hanno mantenuto vivo un ricordo sfumato della sua esistenza.

Il lavoro di Silvestri restituisce oggi alla comunità amendolarese un importante frammento della propria storia: non solo colma un vuoto storiografico, ma contribuisce anche a ridefinire l’immagine della Calabria, spesso considerata marginale, mostrando invece il suo ruolo centrale nelle dinamiche mediterranee del tempo.

La storia di Giafer il Calabrese è quella di un uomo che, partendo da una condizione di svantaggio, seppe reinventarsi fino a diventare protagonista del suo tempo. La sua vicenda rappresenta un archetipo ancora attuale: quello dell’outsider capace di trasformare una frattura in opportunità.

Grazie a una ricerca ampia, internazionale e rigorosa, Francesco Silvestri offre non solo una biografia avvincente, ma anche una chiave di lettura originale dei rapporti tra Oriente e Occidente nel Mediterraneo moderno. Un’opera che dimostra come la storia locale, se indagata con profondità, possa aprirsi a una dimensione globale.

Pro. Giuseppe Trebisacce - Editore


Francesco Silvestri, Giafer Calabrese. Schiavo, corsaro, Kapudan pascià, Cosenza, Jonia Editrice, 2026, pp. 228, euro 15.00.

Redazione Eco dello Jonio
Autore: Redazione Eco dello Jonio

Ecodellojonio.it è un giornale on-line calabrese con sede a Corigliano-Rossano (Cs) appartenente al Gruppo editoriale Jonico e diretto da Marco Lefosse. La testata trova la sua genesi nel 2014 e nasce come settimanale free press. Negli anni a seguire muta spirito e carattere. L’Eco diventa più dinamico, si attesta come web journal, rimanendo ad oggi il punto di riferimento per le notizie della Sibaritide-Pollino.