6 ore fa:Castrovillari, Ballarati verso la fine del mandato alla guida del Circolo Cittadino
5 ore fa:Cassano, ripristinata la rotatoria di Caccianova. Noi di Centro: «Dopo le nostre segnalazioni, la Provincia è intervenuta»
3 ore fa:Trebisacce, il distaccamento dei Vigili del Fuoco verso la svolta: CONAPO rivendica anni di battaglie
57 minuti fa:Amendolara, Carmen Florea: «Oltre i riflettori, noi siamo in trincea»
19 minuti fa:Tentato femminicidio a Terranova da Sibari, carcere per il 30enne accusato dell’aggressione
4 ore fa:Landini si incazza ma la manifestazione di ieri è arrivata tardi
21 ore fa:Corigliano-Rossano accoglie Michele Emiliano: successo per la presentazione de “L’alba di San Nicola”
21 ore fa: Fimmina, il teatro della comunità educante che unisce e fa riflettere
6 ore fa:Da Schlein a Tridico, ad Amendolara le voci della Politica "arrabbiata" in una manifestazione che è arrivata troppo tardi | VIDEO
20 ore fa:Piccoli eroi a scuola, grande festa finale all’IC Rossano 1

Da Selinute al museo di Sibari: è arrivata la giovane e divina Metopa. Colma un vuoto

1 minuti di lettura

SIBARI - Fino alla fine del mese di marzo sarà possibile ammirare presso il Museo Nazionale archeologico della Sibaritide lo splendido volto di divinità che ornava una delle metope del Tempio E (attribuito ad Hera), proveniente dall’antica Selinunte, un’antica città greca situata sulla costa meridionale della Sicilia, fondata nel VIII secolo a.C. da coloni megaresi.

«Questo capolavoro - dichiara il direttore Filippo Demma - uno dei pochi originali greco-occidentali, dal valore elevatissimo sia dal punto di vista culturale sia legale, va a riempire quel vuoto, all'interno del MuNAS, di opere della prima metà del V secolo a.C., dalla distruzione di Sibari alla nascita di Thuri».

Si tratta di una testa femminile di stile severo, in pregiato marmo bianco, che era inserita in una composizione detta acrolito, ovvero una figura con testa, mani e piedi in materiale pregiato e il resto del corpo, che veniva coperto dalle vesti, solitamente in legno. ll marmo, solitamente utilizzato per esaltare la nudità femminile, mostra i segni di diversi strumenti di lavorazione.

Il tempio venne edificato intorno al 460-450 a.C., in stile dorico, e costituisce una delle soluzioni architettoniche più rappresentative della Grecia occidentale, al suo interno si conserva ancora la base che ospitava la statua della dea Hera. Mentre un fregio dorico decorava le pareti della cella (lo spazio centrale), il pronao e l’opistodomo (spazi prossimi alla cella) erano decorati con una serie di metope, tra le quali il nostro acrolito. Una serie di queste metope, insieme ad altri frammenti rinvenuti durante campagne di scavo dell’Ottocento, sono conservati nel Museo Regionale Archeologico di Palermo “Antonino Salinas”.

«La scultura – ha spiegato il direttore Filippo Demma – fa parte delle collezioni del Museo Regionale Archeologico di Palermo “Antonino Salinas” ed arriva grazie ad un programma di collaborazione che ha consentito all’Istituto palermitano di esporre temporaneamente la coppa fenicia da Francavilla Marittima, normalmente conservata al MuNAS, nel percorso della interessantissima mostra “Sicilia//Grecia//Magna Grecia”, attualmente allestita a Palermo».

 

Luigia Marra
Autore: Luigia Marra

Mi sono diplomata al Liceo Classico San Nilo di Rossano, conseguo la laurea in Lettere e Beni Culturali e successivamente la magistrale in Filologia Moderna presso Università della Calabria. Amo ascoltare ed osservare attentamente la realtà di tutti i giorni. Molto caotica e confusionaria, ma ricca di storie, avvenimenti e notizie che meritano di essere raccontate.