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Liquirizia calabrese: i conci e l'invenzione del metodo di estrazione

3 minuti di lettura

Proseguiamo il nostro viaggio attraverso i Marcatori Identitari Distintivi della Calabria del nord-est, con la rubrica che per tutta l'estate, ogni domenica, ci porterà alla scoperta di luoghi, tradizioni e personalità di spicco.
 
Questi ultimi due appuntamenti, li dedicheremo interamente ai Mid di Corigliano-Rossano e nel farlo inizieremo da uno dei prodotti più importanti del nostro territorio: la liquirizia.

La liquirizia di Calabria è il simbolo del Made in Italy nel mondo ed è stato il fenomeno agronomico tra i più eclatanti dell’epoca moderna. Il successo planetario è proprio l’origine calabrese. La pianta possiede caratteristiche e proprietà organolettiche uniche. “La più pregiata rispetto alle liquirizie coltivate in altre parti del mondo. Non può essere coltivata o replicata altrove perché si tratta di una pianta endemica e trova la massima espressione esclusivamente nei terrori calabresi che sono il miglior habitat del 38° parallelo, la fascia dove cresce spontaneamente” – conferma Fortunato Amarelli alla guida dell’omonima azienda fondata nel 1731 che ha avuto il merito di far diventare la liquirizia calabrese una icona italiana riconosciuta a livello planetario. Natura a parte, la liquirizia calabrese vanta un primato d’impresa. Il modello imprenditoriale calabrese ha rivoluzionato il sistema produttivo e determinato le sorti del settore tra il XVII e XIX secolo. Merito dell’ingegno e dell’intraprendenza pioniera delle famiglie coltivatrici e commercianti che hanno fatto da spartiacque. Con la liquirizia calabrese si ha il primo caso di industrializzazione nel mercato della liquirizia. Avviene agli inizi del 700, quando ancora la rivoluzione industriale doveva prendere piede per cambiare il mondo. C’è stato un prima agricolo che prevedeva la coltivazione della liquirizia per l’uso esclusivamente medico della liquirizia e solo con somministrazione tramite infusione e c’è stato un dopo determinato dal know how dei calabresi che ha decretato il successo a livello planetario della liquirizia calabrese, l’apertura di nuovi mercati e il lancio di nuovi consumi. Nasce così la cultura imprenditoriale della liquirizia grazie al concio, il metodo rivoluzionario di estrazione del succo che modifica per sempre i connotati del settore. Ancora un primato la liquirizia calabrese lo conquista nello scenario culturale. Il museo Giorgio Amarelli, fondato nel 2001 dagli Amarelli a Rossano, il primo e unico museo al mondo dedicato alla liquirizia, alla sua storia, con un archivio di foto d’epoca, incisioni e documenti di tale rilevanza che gli è valso l’equiparazione ai musei nazionali da parte del Ministero della Cultura. Per venti anni è stato il museo d’impresa più visitato d’Italia dopo il museo della Ferrari, secondo una stima fatta dal Touring Club. Oggi con 60 mila presenze è il più visitato della Calabria e rimane una delle maggiori attrazioni a livello nazionale. Ma soprattutto è il marcatore identitario tra i più forti della regione, oggi come all’epoca del fermento produttivo settecentesco di cui l’immagine più esaustiva la lascia impressa l’abate Saint-Non nel Voyage Pittoresque, scritto in occasione del Grand Tour, in queste parole “l’identità di questo territorio è la liquirizia”. Se la liquirizia è così utilizzata e apprezzata dai consumatori di tutto il mondo lo deve alla Calabria. Nasce, infatti, nella fascia costiera lungo il Crati una delle invenzioni e innovazioni più significative della storia moderna, il modello di produzione che ha totalmente cambiato metodo di lavorazione e aperto nuovi mercati. I Conci, il sistema dei trappeti oleari adattati dai mastri liquirizai alla lavorazione della liquirizia, sono stati il cuore di un processo rivoluzionario che per la prima volta ha introdotto la tecnica di estrazione. Una innovazione talmente incisiva da cambiare per sempre il destino commerciale della rinomata radice, decretandone il successo nel largo consumo. Furono il perno di un paradigma produttivo senza pari che vide a sua ragion d’essere nel grande patrimonio agricolo del territorio. Grazie alla Calabria la liquirizia uscì dall’ambito prettamente farmaceutico per diventare un prodotto di ampio impiego in diversi settori. Nel pieno del fermento industriale ottocentesco europeo, gli imprenditori, i latifondisti, le maestranze dei Casali di Cosenza impongono il know how calabrese e il successo commerciale della liquirizia Made in Calabria raggiunge il suo apice, la massima gloria. A tutela dell’origine dell’estratto di liquirizia, talmente erano rinomate la purezza e le proprietà organolettiche, si diede vita ad un’altra innovazione: la prima certificazione di garanzia per questa tipologia di prodotto. Nasce, grazie alla straordinaria portata industriale dei Conci, il primo marchio di garanzia posto sulla biglia o estratto, riportante il nome e lo stemma delle famiglie produttrici. Il modello produttivo calabrese ha dato vita a progetti imprenditoriali di spicco e unici nel loro genere, ad un brand Calabria che ancora oggi detiene il primato in tutto il globo, che ha fissato nell’immaginario collettivo il binomio liquirizia/eccellenza calabrese. *

* Proposta ufficiale di mappatura del Mid della Calabria depositata alla Regione Calabria

Rita Rizzuti
Autore: Rita Rizzuti

Nata nel 1994, laureata in Scienze Filosofiche, ho studiato Editoria e Marketing Digitale. Amo leggere e tutto ciò che riguarda la parola e il linguaggio. Le profonde questioni umane mi affascinano e mi tormentano. Difendo sempre le mie idee.