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Asse Calabria-Parigi con l'architetto Livio De Luca a capo del cantiere digitale di Notre-Dame

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CALABRIA – Il calabrese Livio de Luca è il capo del cantiere digitale di Notre-Dame. L’architetto cresciuto a informatica, nasce ad Amantea ed ebbe in regalo il primo pc a otto anni. Ha studiato a Reggio, nella facoltà che è stata di Ludovico Quaroni e Antonio Quistelli, poi ha spiccato il volo. Oggi è direttore di ricerca al Cnrs, il Cnr francese. Guida 35 ricercatori da tutto il mondo (il cantiere scientifico ne conta 175) in questo miracolo che è la ricostruzione in digitale della cattedrale bruciata nell'aprile del 2019.

«Il mio primo anno in Francia è stato terribile – racconta De Luca. Cambiavo lingua, cambiavo disciplina, dovevo passare un master in Informatica per iscrivermi al dottorato ad Aix en Provence. Fuori dalla mia comfort zone, mi sono dovuto rimettere in gioco totalmente. Il Sud resta il miglior luogo per costruire i sogni, purtroppo si parte e poi non si torna più. Ho conosciuto mia moglie Francesca, messinese, all'università, e lì ho passato gli anni più belli della mia vita. Ho rapporti buonissimi con la facoltà di Reggio, spero di poterci tornare per organizzare una summer school sulla digitalizzazione del Patrimonio. Ma mi interessava misurarmi con altre realtà: ho vinto il concorso al Cnrs, oggi accompagno molti giovani nello stesso mio percorso e mi piace dire che il sistema francese non favorisce gli studenti facoltosi o quelli raccomandati, premia semplicemente quelli meritevoli».

Un anno prima dell’incendio della Cattedrale, De Luca ha ideato una piattaforma in 3D e l'ha chiamata Aïoli, una salsa provenzale a base di aglio, una maionese dei poveri, dice lui. Un mix di scienze e di scienziati, un luogo ibrido fra reale e digitale dove l'archeologa mani di polvere incontra il chimico in camice bianco. Una piattaforma partecipativa, con l'idea di de-costruire discipline, frontiere, settori: creando legami tra dati, oggetti, studiosi, studenti, turisti. Grazie a lui siamo entrati in questo mondo straordinario, che parte dal reale, passa nel digitale e poi torna nella fisicità più estrema, quella di una nuova cattedrale, identica a quella perduta

«È una piattaforma di annotazione semantica collaborativa e tridimensionale che permette di riunire i dati scientifici provenienti da più attori». Le annotazioni vengono elaborate dalla piattaforma che produce immagini in 3D, in continua evoluzione perché alimentate dai diversi dati inseriti». Aïoli è infatti lo strumento alla base del cantiere scientifico che si occupa dello studio e della ricostruzione digitale della Cattedrale. Il suo punto di partenza sono stati i diversi rilievi avvenuti prima dell’incendio. «Notre Dame era stata documentata, negli anni precedenti al 2019, da diversi studiosi. Tra questi, Andrew Tallow, professore di Arte e Architettura del Vassar College di Poughkeepsie (USA), che l’aveva digitalizzata con laser scanner in 3D. Questi dati, come anche quelli di altri rilievi precedenti, sono stati preziosi per l’inizio del cantiere scientifico», racconta Livio De Luca.

Ma cosa stanno facendo esattamente gli studiosi? Un lavoro estremamente complesso che implica la ricostruzione di un dato geometrico a partire dalle fotografie. «Registriamo da una parte lo sguardo di una persona sull’edificio, che è la fotografia, estraiamo le coordinate e memorizziamo le annotazioni fatte sulle foto (in due dimensioni) per estrarne automaticamente delle informazioni tridimensionali». Da questo deriva la spazializzazione dell’immagine e delle molteplici annotazioni associate. Più dati vengono inseriti e più la Cattedrale prende forma. «Ogni singolo resto dell’incendio viene analizzato da più esperti: incrociando gli sguardi riusciamo a ricostruire dove si trovava all’interno della Cattedrale, la sua composizione e la sua origine».

Un’indagine cognitiva e semantica, quella del cantiere scientifico, che supporta e accompagna il cantiere operativo e che lo aiuta, per esempio, a ricomporre per anastilosi. Ma ha anche un suo valore a prescindere: questo ecosistema potrà memorizzare una situazione che non necessariamente sarà espressa dal cantiere del restauro, ma resterà una memoria digitale importante che già oggi svela dettagli tecnico-costruttivi, in questo caso legati allo stile Gotico, che prima non si conoscevano. Un patrimonio culturale digital born che diventerà anche uno strumento prezioso per i futuri ricercatori.

(Fonte internimagazine.it) 

Veronica Gradilone
Autore: Veronica Gradilone

26 anni. Laurea bis in Comunicazione e Tecnologie dell’Informazione. Mi piace raccontare le storie, non mi piace raccontare la mia