Strage di Amendolara, la difesa dei due indagati porta il caso al Tribunale della Libertà
I legali di Safeer Ahmed e Ali Raza chiedono la revisione della misura cautelare. Al centro del ricorso contestazioni procedurali, rilievi sull’impianto accusatorio e una diversa lettura della dinamica del rogo
AMENDOLARA – La strage della stazione di servizio IP di Amendolara arriva davanti al Tribunale della Libertà. Saranno esaminate le posizioni di Safeer Ahmed e Ali Raza, entrambi 31enni di origine pakistana, attualmente detenuti perché ritenuti coinvolti nel rogo in cui hanno perso la vita quattro braccianti agricoli.
Le vittime sono il pakistano Waseem Khan, 29 anni, e tre cittadini afghani: Amin Fazal Khogjani, 28 anni, Ullah Ismat Qiemi, 19 anni, e Safi Iayjad, 27 anni. Nel rogo è rimasto gravemente ferito anche Alamyar Taj Mohammad, unico sopravvissuto.
Proprio per la posizione del quinto passeggero, scampato alle fiamme, gli indagati devono rispondere anche di tentato omicidio.
I difensori dei due 31enni, gli avvocati Giovanni Brandi Cordasco Salmena e Giulia Montilli del Foro di Castrovillari, hanno presentato ricorso al Tribunale della Libertà di Catanzaro, chiedendo la revisione della misura cautelare.
Nel ricorso vengono sollevate contestazioni di natura procedurale e rilievi sull’impianto accusatorio. La difesa propone inoltre una diversa ricostruzione dei fatti avvenuti la mattina del 1° giugno, chiedendo di valutare elementi che, secondo i legali, resterebbero ancora da chiarire sul piano della dinamica e del possibile movente.
Tra le richieste avanzate c’è anche quella di una mitigazione della misura restrittiva nei confronti dei due indagati, attualmente detenuti nella casa circondariale di Castrovillari, in contrada Petrosa.
La ricostruzione accusatoria, invece, individua una sequenza precisa. Secondo gli inquirenti, uno dei due avrebbe cosparso di carburante il veicolo in cui si trovavano le vittime e avrebbe poi appiccato il fuoco. L’altro avrebbe ostacolato la fuga dei passeggeri, intervenendo sulla portiera del mezzo e impedendo l’uscita di chi si trovava nella parte posteriore.
Le indagini avrebbero inoltre evidenziato il tentativo di allontanamento dei presunti responsabili lungo la Statale 106 subito dopo l’incendio.
Un ruolo centrale nella ricostruzione degli investigatori sarebbe stato svolto dalle immagini dei sistemi di videosorveglianza della stazione di servizio, che avrebbero documentato le fasi precedenti e successive al rogo. A queste si aggiungerebbe anche la presenza di un carabiniere scelto che avrebbe assistito a parte della scena e segnalato quanto stava accadendo.
Nel frattempo proseguono le attività legate all’identificazione formale delle vittime e alle procedure per il rimpatrio delle salme.
I familiari di tre dei lavoratori afghani sono arrivati nei giorni scorsi ad Amendolara e attendono l’esito degli esami del DNA, necessari per completare le procedure di riconoscimento. Per la quarta vittima, di nazionalità pakistana, non sarebbe ancora presente alcun familiare in Italia, anche se sarebbero in corso contatti per consentire l’arrivo di un parente.
La decisione del Tribunale della Libertà rappresenta ora un passaggio importante nella fase cautelare dell’inchiesta, mentre resta aperto il lavoro della magistratura per definire fino in fondo responsabilità, movente e dinamica di una delle vicende più drammatiche avvenute negli ultimi anni nell’Alto Jonio cosentino.