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Strage di Amendolara, D’Alessio: «In trent’anni mai vista una crudeltà simile»

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COSENZA - «In trent’anni di attività non ho mai visto una crudeltà simile». Le parole del procuratore della Repubblica di Castrovillari, Alessandro D’Alessio, restituiscono tutta la gravità della strage di Amendolara, dove quattro giovani pakistani, tutti intorno ai vent’anni, sono morti carbonizzati all’interno di un minivan dato alle fiamme nell’area di servizio lungo il vecchio tracciato della Statale 106.

La conferenza stampa si è svolta nel pomeriggio in Questura a Cosenza, alla presenza del questore Antonio Borelli, della pm Roberta Bello e del dirigente della Squadra Mobile Gianni Albano. Una conferenza istituzionale, convocata dalla Procura nel rispetto della presunzione di innocenza e dei limiti imposti dalla fase investigativa ancora in corso.

D’Alessio ha parlato di un episodio di «gravità inaudita» sia per il dato oggettivo, quattro morti, sia per le modalità con cui la strage sarebbe stata consumata. Un fatto che, secondo il procuratore, è stato ricostruito «in maniera compiuta in pochissime ore», tanto da poter parlare di un intervento investigativo quasi assimilabile a un arresto in flagranza.

«Le indagini ci hanno consentito di raccogliere, con tutte le cautele del caso, gli indizi di reato», ha spiegato il procuratore, sottolineando la rapidità della risposta dello Stato. «Ho apprezzato, e tutti dobbiamo farlo, l’ennesima pronta risposta dello Stato. Lo dobbiamo soprattutto alla gente del Sud».

Sul movente e sul contesto, però, la Procura mantiene il massimo riserbo. D’Alessio ha chiarito che, dopo appena quarantotto ore di lavoro, non è ancora possibile attribuire una forza definitiva a una ricostruzione complessiva delle ragioni che avrebbero portato alla strage.

«Quando succede un episodio del genere – ha aggiunto – il primo obiettivo è dare un’identità agli indiziati, per raggiungere poi un livello di gravità indiziaria tale da costruire il quadro probatorio. Si parte da una formulazione di ipotesi, poi la bravura sta nel rigore di indagare».

Il procuratore ha evitato di entrare nel dettaglio degli elementi raccolti, richiamando il rispetto della legge e l’esigenza di tutelare l’efficacia dell’indagine. «Se non rispondiamo – ha detto ai giornalisti – è soltanto per rispetto della legge e per l’efficacia dell’indagine, che va avanti con serietà, spirito di squadra e rigore. Ragioniamo su quello che possiamo dimostrare».

D’Alessio ha voluto evidenziare anche il lavoro della Squadra Mobile di Cosenza, definendolo di elevata professionalità, soprattutto considerando la complessità del territorio e la rapidità con cui gli investigatori sono intervenuti. Ha inoltre sottolineato che non vi è stato alcun contrasto operativo tra le forze di polizia: tutti, ha spiegato, hanno lavorato per raggiungere lo stesso obiettivo.

A parlare di un possibile piano predefinito è stato il dirigente della Squadra Mobile, Gianni Albano, che ha ricostruito il quadro investigativo con la prudenza imposta dal momento. I due soggetti fermati sono indicati come presunti responsabili e restano, naturalmente, da considerarsi innocenti fino a eventuale sentenza definitiva.

C’è però un elemento che, a margine della cronaca, merita di essere sottolineato. La rapidità dell’indagine coordinata dalla Procura di Castrovillari, sotto la guida di Alessandro D’Alessio, sta diventando una conferma positiva per un territorio che spesso ha vissuto la sensazione opposta: quella di una giustizia lontana, lenta, affaticata.

Non è la prima volta che il pool di magistrati guidato da D’Alessio, insieme al lavoro operativo delle Forze dell’Ordine, riesce a chiudere il cerchio in tempi molto brevi su episodi criminali di forte allarme sociale. Era già accaduto lo scorso anno, dopo l’escalation di violenza sul lungomare di Corigliano-Rossano, culminata con sparatorie in piena movida e con i presunti responsabili intercettati nel giro di poche ore.

È accaduto ancora dopo l’omicidio di Mansif Youness, il trentenne marocchino ucciso con sette coltellate nella serata di lunedì 3 novembre a Seggio, nell’area urbana di Corigliano. Anche in quel caso, la risposta investigativa fu rapida e contribuì a restituire al territorio una percezione concreta di presenza dello Stato.

Oggi, davanti a una strage di una ferocia che lo stesso procuratore definisce mai vista in trent’anni di attività, quella rapidità assume un valore ancora più forte. Non cancella il dolore, non attenua l’orrore, non risolve da sola le fragilità profonde che attraversano la Piana di Sibari e il mondo del lavoro bracciantile. Ma genera un segnale importante: quando Procura e Forze dell’Ordine lavorano in squadra, con metodo e tempestività, lo Stato può arrivare subito.

Ed è proprio questo il dato che, nel dramma di Amendolara, consegna almeno un frammento di speranza: la certezza che il territorio non è rimasto solo davanti all’orrore.

Redazione Eco dello Jonio
Autore: Redazione Eco dello Jonio

Ecodellojonio.it è un giornale on-line calabrese con sede a Corigliano-Rossano (Cs) appartenente al Gruppo editoriale Jonico e diretto da Marco Lefosse. La testata trova la sua genesi nel 2014 e nasce come settimanale free press. Negli anni a seguire muta spirito e carattere. L’Eco diventa più dinamico, si attesta come web journal, rimanendo ad oggi il punto di riferimento per le notizie della Sibaritide-Pollino.