Sibari, roghi nell’area ferroviaria: fumo nero, degrado e paura vicino alle case
Da ieri due incendi hanno interessato le aree di pertinenza della stazione, dove sarebbero depositati materiali legati ai lavori sulla linea jonica. Distrutte anche palme storiche. I residenti denunciano incuria, sterpaglie e terreni mai ripuliti
CASSANO JONIO - Da quasi due giorni l’area ferroviaria di Sibari brucia e preoccupa i residenti. Un primo vasto incendio si è sviluppato ieri pomeriggio nelle pertinenze della stazione, generando una colonna di fumo denso e nero visibile anche a distanza. Un secondo focolaio si sarebbe riacceso questa mattina, probabilmente alimentato dai residui di combustione ancora presenti nell’area interessata dal rogo precedente.
A finire tra le fiamme sarebbero stati materiali di risulta collegati alle lavorazioni in corso per l’ammodernamento della linea jonica, in particolare bobine di legno utilizzate per il trasporto di cavi e materiali di cablaggio. Nelle vicinanze del rogo, secondo quanto segnalato da alcuni cittadini, sarebbero presenti anche altri materiali dismessi, cavi elettrici a vista e aree in condizioni di forte degrado.
Il fumo nero sprigionato dall’incendio ha alimentato preoccupazione tra gli abitanti della zona, che ora chiedono di capire con esattezza cosa sia bruciato e se la combustione possa aver prodotto conseguenze per la salute pubblica.
Nel rogo sarebbero state danneggiate anche alcune palme di alto fusto, considerate da molti residenti parte della memoria visiva del centro abitato di Sibari. Alberi quasi secolari, finiti dentro l’ennesima scena di abbandono che si consuma in un’area strategica ma da tempo percepita come fragile, trascurata e poco controllata.
La questione, però, non riguarda soltanto l’incendio. Il rogo ha riportato al centro un problema più ampio: la manutenzione delle aree ferroviarie e dei terreni limitrofi, in particolare in questa fase in cui alcune pertinenze sarebbero utilizzate anche come deposito temporaneo per materiali e attrezzature legate ai lavori in corso sulla linea.
Sterpaglie, materiali accatastati, residui di cantiere, terreni non ripuliti e zone accessibili o comunque esposte al rischio incendi rappresentano, secondo i residenti, un pericolo costante. Soprattutto in estate, quando alte temperature, vento e incuria possono trasformare un piccolo innesco in un rogo difficile da contenere.
La domanda che molti pongono è semplice: chi deve controllare, ripulire e mettere in sicurezza queste aree? Perché, se è vero che gli incendi possono essere provocati anche da condotte dolose o irresponsabili, è altrettanto vero che il degrado e l’abbandono rendono ogni rogo più facile, più rapido e potenzialmente più pericoloso.
La rabbia dei cittadini è forte, soprattutto nelle zone vicine all’ex campo sportivo e alla scarpata attigua a via Magna Grecia, indicate come aree particolarmente esposte. «Purtroppo ci sono i piromani che si divertono a mettere fuoco – scrive un cittadino in un commento al post pubblicato da Mimmo Roseti, attivista dell'Associazione Viva la Vida di Sibari – ma devo dire che né i proprietari dei terreni né le Ferrovie dello Stato fanno pulizia delle erbacce. Fortemente a rischio sono coloro che abitano nei pressi dell’ex campo sportivo, dato che in questa zona nessuno pulisce: né il Comune né le Ferrovie».
La denuncia prosegue chiamando in causa una situazione che, secondo i residenti, andrebbe avanti da tempo: «La scarpata attigua a via Magna Grecia, il campo sportivo e i terreni adiacenti non vengono ripuliti e i cittadini vivono nel terrore e nella schifezza».
Il cittadino racconta di aver più volte segnalato il problema al Comune, ricevendo sempre la stessa risposta: le aree sarebbero di competenza delle Ferrovie e l’Ente comunale potrebbe soltanto procedere con ordinanze di pulizia. Ordinanze che, sempre secondo la denuncia, non produrrebbero effetti concreti.
Il punto più urgente resta però quello ambientale e sanitario. Il fumo nero sprigionato dal rogo impone verifiche puntuali sulla natura dei materiali bruciati. Se davvero nell’area erano presenti materiali di risulta, bobine, residui di lavorazioni, cavi o altri componenti legati ai cantieri ferroviari, è necessario chiarire cosa sia andato in combustione e se siano state disperse sostanze potenzialmente nocive.
Non basta spegnere le fiamme. Serve capire cosa ha bruciato, perché quel materiale si trovava lì, se era custodito in condizioni di sicurezza, se l’area era adeguatamente sorvegliata e se esistono altri depositi simili ancora esposti al rischio incendio.
La presenza, segnalata dai cittadini, di ulteriore materiale dismesso nelle vicinanze del rogo rende ancora più urgente un sopralluogo complessivo e una bonifica dell’area.
Certo, RFI e Comune, soggetti esecutori dei lavori e autorità competenti dovrebbero chiarire rapidamente competenze, responsabilità e interventi programmati: chi deve rimuovere i materiali, chi deve pulire le aree, chi deve controllare che i depositi di cantiere siano in sicurezza, chi deve garantire che i cittadini non siano costretti a convivere con fumo, degrado e paura.